ARTICOLO SULLA MISSIONE DI PADRE GENOCCHI
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X-XI
Il sacerdote ruteno Giuseppe Slipyj professore di Teologia nel Seminario di Leopoli ha mandato un numero della Rivista Rutena Cattolica di Leopoli «Nyva» («Il Campo») sequestrato dal governo polacco per un articolo sul Visitatore Apostolico P. Genocchi.
Si unisce la traduzione dell’articolo.
«La S. Sede Apostolica ha mandato per la nostra Chiesa Ucraina il suo Visitatore nella persona dell’Illustrissimo Padre Giovanni Genocchi.
Così il tradizionale reciproco amore della nostra Chiesa e Nazione con la S. Sede Apostolica Romana si rinvigorisce con nuovi legami. Si ripetono di nuovo i giorni belli del passato della nostra Chiesa. Si ripensa al benevolo santo papa Agatone che due secoli prima di S. Cirillo e Metodio si occupava cordialmente degli Slavi, dimoranti ai confini dello Stato Greco. Ci si presenta Adriano II difensore della causa slava contro i caparbi nemici del Nord e dell’Ovest. Si rinnoveranno i tempi di S. Polieucto e dei papi Giovanni XII, Benedetto IX, così cari alla nostra principessa Olha e dai successori di lei. Torna alla memoria come S. Gregorio VII accetta l’espressione della fedeltà da Isiaslavo e benedice lui ed il suo Stato, poi Onorio IX, Innocenzo II, Clemente IV, Gregorio X, Eugenio IV, Clemente VIII, Urbano VIII, i quali risplendono quasi ad ogni pagina della storia della nostra Chiesa ed infine Benedetto XIV, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII, Pio X, Benedetto XV che furono i nostri benefattori. Ora anche il nuovo Vicario di Gesù Cristo, il S. Padre Pio XI, seguendo l’antica tradizione, manda il suo Legato per portare a noi la sua parola, la sua benedizione, la sua simpatia e per osservare la nostra vita religiosa, le nostre organizzazioni ecclesiastiche, le nostre gioie, i nostri dolori.
Chi si trova adesso tra noi, è già conosciuto da noi. Ricordiamo bene com’egli, ubbidiente al Padre comune, si mise in viaggio ma fu costretto dall’autorità dei nostri vincitori a ritirarsi da noi. Il suo nome però che passava di bocca in bocca è conosciutissimo da tutti gli Ucraini ed oggi che per la seconda volta viene per adempiere la volontà del Sommo Pontefice in mezzo a noi, la gioia nostra non ha limite. Quanto noi abbiamo atteso e sperato si è verificato perché egli viene a noi come un fratello, come un amico che gli stessi nostri pensieri, i nostri stessi palpiti. «Io sarò — ci ha detto — un amico fedelissimo» e tale è veramente per tutti.
Riceve Vescovi, prelati, sacerdoti, delegati del popolo, di Istituti e di società. Ogni giorno egli osserva la nostra vita, quella vita ucraina così dolorosa, piena d’odio e di cattiveria, macchiata dal sangue di tanti ucraini incarcerati, fucilati, giustiziati, bagnata dalle lacrime delle vedove e degli orfani, destinata ad una lenta e continua agonia. Egli riconosce le gravi circostanze che vanno esaurendo le nostre ultime forze ed energie per non darci vinti ma per conservare degnamente i tesori della nostra ricchezza culturale.
Come Legato di Colui che difende prima di tutto i deboli e chi soffre l’ingiustizie, egli consola e ci conforta, promettendo di far conoscere tutto al S. Padre, il quale nel suo speciale amore per noi, ci proteggerà con cuore anche più grande.
Siamo certi della verità di questa affermazione perchè crediamo che lo stesso Gesù che a tutti prodigava il bene preferendo i piccoli e i deboli, fa ugualmente operare la sua Chiesa. E non solo crediamo, ma pur lo sappiamo perchè gli stessi fatti ce lo dimostrano, fatti che osserviamo, paragoniamo, misuriamo, anzi non si può non vedere la differenza che passa tra il modo d’agire dei nostri sovrani secolari e quello della S. Sede. Gli Stati dell’Intesa promettevano di dare al mondo la pace in nome del Diritto, della cultura, dell’umanesimo e della libertà delle nazioni e ci hanno sottoposto alla grazia e disgrazia dei nostri vincitori e benché si siano riservati la sovranità sul nostro paese e loro giungevano le notizie di quanto avveniva nel nostro territorio, finora non sono stati favorevoli ad inviare almeno un loro legato per vedere ed esaminare da vicino ogni cosa. Tale inviato delle potenze del mondo potrebbe ben venire presso di noi e non sarebbe esposto a difficoltà per l’adempimento della sua missione. Al contrario la S. Sede appena è stato possibile ci ha inviato il suo legato e non già a mani vuote ma con sussidi per gli organi di guerra. Le autorità politiche ostacolarono la sua missione e l’inviato di Sua Santità fu costretto a ritornare a Vienna; ma il successore di Benedetto XV, Papa Pio XI invia ora di nuovo il suo legato scegliendo per tale missione la stessa persona che già ebbe l’incarico, volendo dare, dovendolo, un giudizio secondo i dettami della giustizia, dietro informazioni esatte ed imparziali. Ecco come agisce la Chiesa dove vive Gesù Cristo.
E però al nostro Illustre Ospite noi porgiamo il benvenuto e lo salutiamo con la gioia più grande e il più grande rispetto. Chiediamogli che esprima a Sua Santità i sentimenti della nostra vivissima riconoscenza e devozione per la Sua paterna protezione e faccia conoscere la nostra sottomissione e l’amore nostro filiale.



