OMELIA SULLA PACE
20 ottobre 1966
Проповіді, промови
XII
«Vi dò la mia pace; ve la dò, non come la dà il mondo. Non si turbi il vostro cuore, né si spaventi». (Gv. 14,27)
1. Queste parole ha detto Gesù Cristo come il commiato e come il testamento della pace. Non ha detto Cristo «vi auguro la pace», «vi saluto con la pace», ma «vi dò la pace», perché nessuno degli uomini è in grado di dare la vera pace, soltanto l'Uomo-Dio, il Principe della Pace.
La pace, similmente come il regno di Dio, la vita eterna, l'amore del prossimo, i Santi Sacramenti eccetera, è la parte programmatica fondamentale della dottrina di Cristo. Quante volte Cristo ha ripetuto questa parola «la pace sia con voi»; questa è diventata il Suo Testamento, come dice 'Ecclesiastico, «testamentum pacis», accomiatandosi dagli apostoli.
Si comprende bene, perché il Santo Padre Paolo VI, fedele a questo comandamento, adopera sforzi sovrumani e le sue geniali capacità, per impedire le guerre, lo spargimento di sangue, le rovine, la fame e l'odio; perché il nostro secolo è il secolo delle spaventose guerre e uccisioni.
La pace — è l'idea del bene, dell'amore; — è la creazione delle migliori e benefiche condizioni al lavoro umano nella consacrazione a Dio e all'umanità.
2. La parola «pace» ci dice anzitutto l'unione con Dio, la purificazione dell'anima, la sicurezza nell'aiuto di Dio, perché l'uomo nella pace è diventato il figlio di Dio e ha raggiunto il più alto ideale che è possibile raggiungere sulla terra.
La pace è tranquillità con sé stesso, è la soddisfazione del cuore allorché si toglie qualunque trepidazione, i rimorsi della coscienza, il turbamento, l'abulia, il pessimismo.
La parola «pace» significa la pace col prossimo e la convivenza nella carità, non nell'odio, nella malignità, nella ingiustizia, nel furto, nell'omicidio, ma nell'aiuto fraterno, nella sicera collaborazione, nell'amore. L'atmosfera della pace crea la più bella possibilità di sviluppare nell'uomo le proprie forze spirituali e fisiche nel lavoro per Iddio e per l'umanità. Oltre l'assicurazione dell'aiuto Divino, della protezione soprannaturale, l'uomo può sviluppare le proprie facoltà naturali e i talenti per raggiungere i più alti ideali, i quali gli mettono davanti agli occhi il Signore, la santa Chiesa, l'umanità e la storia. Solo in tali condizioni della pace l'uomo può tendere alla perfezione e diventare perfetto.
3. Voi sapete, cari giovani, che generalmente si parla del denaro, come fattore determinante in tutta la vita umana, ma tuttavia ognuno deve riconoscere, che in fondo all'uomo, il più materialista possibile, c'è qualche pensiero del bene e del male, che lo spinge all'azione buona o cattiva. Lui cerca di procurarsi denaro, ma sempre per qualche fine. Per questo echeggia nel grande rispetto, ancor oggi, la massima, che: «sono le idee che dirigono il mondo».
Qualche idea vi ha raccolto qui insieme oggi da tutte le parti del mondo? Non c'è dubbio, che voi siete venuti qui animati dalla chiamata di Cristo, di consacrarsi al Signore ed al prossimo. Lo esprime pienamente il detto di Gesù : «Conquistare il regno di Dio». Quando Cristo parlava della pace, ha usato un'altra espressione, che sembrerebbe contraria alla pace: «Io non son venuto a portar la pace sulla terra, ma la spada» (Mt. 10, 34; Lc. 12, 51). Ma la spada significa lotta. E questa spada non è per spargere il sangue, ma la spada della lotta contro il male. Perché la pace di fatto non è il pacifismo inerte, né quietismo, né fannullaggine, né egoismo, né inattività, ma lo sforzo intenso, al massimo, per Dio e per il prossimo, perché sapete pure che Gesù disse: «Il regno di Dio si acquista con la violenza».
4. Quando dopo quasi 25 anni di prigionia e di separazione totale dalla vita della Chiesa, come ucraino galeotto, sono stato scarcerato, grazie alla bontà del Papa Giovanni XXIII, e messo in libertà, allora ho cominciato ad indagare diligentemente su tutti gli aspetti della vita della Chiesa in quel tempo. E in mezzo a tutti i nuovi slanci e aspirazioni, in primo luogo si innalzavano due parole d'ordine: il dialogo e il dinamismo. E già lo disse quel grande e indimenticabile Pontefice, che non bisogna umiliare il prossimo, ma convertirlo e unirlo, e per questo è necessario il dialogo. E il secondo fattore animatore nell'azione della Chiesa, è la fioritura della forza intima della dottrina di Cristo — il suo dinamismo.
E proprio la pace porge simile possibilità al dinamismo di far sfociare le forze del corpo e dell'anima nell'azione, nell'interpretazione più genuina di quella parola. E a chi questo può riferirsi, se non a voi, Cari Giovani, che albergate in voi quel potenziale tanto forte?
In primo luogo la gioventù — tanto cara a Dio e a Gesù Cristo, e con quanta benevolenza Egli si rivolge verso i fanciulli e i giovani — e con quale amore Egli predilesse il più giovane tra gli apostoli, San Giovanni, — consacra la propria età più bella, le proprie forze più fresche a Gesù Cristo. Questo è senza dubbio, l'offerta la più gradita è la più preziosa, più preziosa e maggiore delle forze indebolite degli anziani.
Il giovane che per un pezzo di pane, per un bicchiere di dolce liquore, per una vita comoda, per un minuto di piacere, è pronto a vendere sé stesso, egli nella vita non combinerà mai più nulla — egli ne resterà la feccia dell'umanità. Ma al contrario, il giovane che tempera il suo carattere, che sa superare e vincere le difficoltà, come la fame ed il freddo, la pesantezza del corpo e la pigrizia, a fine di conquistare alti ideali, egli non soltanto merita stima, ma in lui solo si può collocare il futuro dell'umanità. La conservazione della sua innocenza e della purezza dell'anima gli danno la certezza che le sue forze spirituali e fisiche non andranno inutilmente perdute, ma che egli già sulla terra conquisterà il regno di Dio e poi anche nei cieli.
«Non sapete voi che gli ingiusti non possederanno il regno di Dio? Attenti a non illudervi: né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapinatori saranno eredi del regno di Dio» (I Cor. 6, 9-10). I piaceri della vita sono allettamento ed anche inganno. Solo colui che si è incamminato su per un sentiero duro e spinato può ed è capace di grandi conquiste. San Paolo Apostolo, il grande difensore e conquistatore dei più grandi ideali di Cristo ci dice che: «Il vero soldato non si lega con le cinture di questa terra». E per questo, cari giovani e amici, in qualsiasi posto di responsabilità il Signore nella sua provvidenza vi collocherà, sia come sacerdoti sull'altare, sia come studiosi sulla cattedra o governanti, sia come semplici operai o artigiani, sia come finanzieri o commercianti e agricoltori, o come umili portieri e custodi, importante è, che ognuno di voi adempia il suo dovere ed utilizzi i suoi talenti con spirito della dottrina di Gesù Cristo per la conquista della pace.
Bisogna dire chiaramente e del tutto apertamente che l'umanità di oggi non solo è logora ed è priva di forze, ma che anche è scoraggiata per le incessanti guerre dei nostri tempi, e che poco a poco si ecclissa dall'arena dell'universo. Voi invece, o cari giovani, dovete tramandare il lavorio dell'umanità alle generazioni future e prendere il timone! Queste future generazioni oggi vi collocano nelle prime file d'una incessante lotta contro la fame, contro l'analfabetismo, contro il malcostume e contro ogni sorta d'omidicio. Voi, giovani, dovete diventare fautori attivi della pace, perché amare la pace, vuol dire, difendere la pace, significa costruire la pace: — significa offrire a tutti gli uomini i necessari mezzi di sostentamento spirituale e anche materiale; — significa favorire la cultura e la scienza, strumenti di enorme efficacia in ordine alla elevazione spirituale dell'uomo.
Costruire la pace in un determinato momento storico vuol dire anche prevenire la guerra e far di tutto per estinguerla, là ove disgraziatamente è in atto. Mai più guerra, mai più! Ogni giovane del mondo fa proprio e ripete con decisione e fermezza l'accorato grido del Santo Padre.
Quanta angoscia e quanta compassione! La giovinezza, cioè la vita nel suo attimo più bello, strumentalizzata per la morte e la rovina.
Voi che possedete la vita nel suo momento più vigoroso e fulgente, voi amate la pace perché è la legge di vita, perché è impulso di vita. I giovani che amano la vita, non vogliono distruggerla, non comprendono la logica della guerra. La logica della loro vita è la logica della pace, la quale trova i suoi motivi più profondi e sublimi nella fede e nella speranza cristiana. Ma se i giovani devono adempiere il dovere di non sottrarsi ai comandi formalmente legittimi delle rispettive autorità, essi acquistano per ciò stesso un diritto fortissimo a interloquire sulla pace e per la pace. Il sacrificio della vita che molti di essi, anche adesso compiono sia pegno di distensione e di pace per tutti.
In questo solenne momento occorre mandare un pensiero devoto e riconoscente anche a tutti giovani martiri ed eroi della fede, che ancor oggi, in catene, soffrono e pregano. Siamo certi che da queste prove dolorose il Signore vorrà trarne del bene e preparare il trionfo della Sua Chiesa. Che venga presto quel giorno benedetto in cui, da ogni parte della terra, in piena libertà e pace, si possa elevare a Dio l'inno del ringraziamento per la pace e la libertà riconquistate.
Tutte queste competizioni e manifestazioni di dinamismo di ogni singolo giovane, qui sulla faccia della terra, sono potentissimi fattori in ordine per la pace, se poi si uniscono assieme, la loro ferma parola a favore della pace e a favore del profondo lavoro spirituale, assume una forza gigantesca, irresistibile ed invincibile.
Il solenne incontro di preghiera di questa sera, così denso di commozione e di significati, è la risposta confidente dei giovani del mondo alle parole del Signore, espressa nella nostra umile supplica:
«Omnipotens et misericors Deus , qui sic dilexisti mundum, ut ei Filium tuum unigenitum, qui est pax nostra, benignissime largireris, supplicationes ac lacrimas famulorum tuorum propitius intuere, per Spiritum tuum veritatis et amoris, mundus totus vera tandem solidaque pace fruatur. Per eundem Christum Dominum Nostrum. Amen».
Perugia, 20 ottobre 1966



