OMELIA (PANEGIRICO) IN ONORE DEL CARDINALE BESSARIONE NEL 500º ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE
18 novembre 1972
Проповіді, промови
XIII
Riflettendo sulla vita di Gesù Cristo, si nota subito, e senza grande difficoltà, che essa fu intimamente legata con la storia passata dell'umanità, e specialmente con la storia del popolo d'Israele. Già nell'Annunziazione dell'Angelo Gabriele viene così manifestata l'intima unione di Cristo con i tempi passati del popolo eletto: « Il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre, e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine» (Luc. I.32-33).
Cristo stesso ha ricordato sempre con grande stima, venerazione e devozione i suoi antenati e i grandi uomini d'Israele: « Vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe, e tutti i profeti nel regno di Dio, e voi cacciati fuori » (Luc. XIII. 28). « Perché molti verranno dall'Oriente e dall'Occidente e si assideranno con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli » (Matt. VII. 11). Anzi Dio stesso dichiara: « Io sono Dio di Abramo, di Isacco e Dio di Giacobbe » (Matt. XII. 26). Cristo con enfasi si chiama « figlio di Davide » (Luc. XVIII. 39), e nella Trasfigurazione apparve con Mosè ed Elia. La vita di Gesù appare non soltanto come anello della catena della lunga storia del popolo ebraico, ma come un evento che trova la sua spiegazione e la sua origine da fatti precedenti. Dopo la sua Risurrezione Cristo stesso conferma l'intima ragione della sua adesione alla storia del popolo eletto, quando spiega agli Apostoli sulla strada di Emmaus la necessità della sua Passione e Morte: « Era proprio questo quanto io vi andavo dicendo, quando io ero ancora con voi; bisognava che fosse adempito quanto sta scritto di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi» (Luc. XXIV. 45).
È giusto! L'intera storia umana non è una somma di fatti ed avvenimenti separati e staccati, ma tra loro vi è un nesso di causa e di effetto. Lo stesso si può dire della vita di ogni individuo.
Nella storia vediamo personaggi che hanno lavorato sia con le forze fisiche che intellettuali, e con il loro genio hanno preparato il futuro delle generazioni venture.
Questa tesi anche oggi trova la sua conferma nella vita di un grande lavoratore per l'Unione della Chiesa, il Cardinale Bessarione, di cui festeggiamo il quinto centenario della morte. Dello stesso Bessarione, che fu prima cardinale del vescovado di Tuscolo, Frascati, dal 23 aprile 1449, e poi Patriarca di Costantinopoli fino alla sua morte nel 1472, e sta scritto: « Bessario episcopus Tusculanus: qui ha lavorato come vescovo ed ha organizzato i monaci Basiliani di Grottaferrata ».
Bessarione era nato a Trebisonda il 2 gennaio 1403 da una famiglia di modesta condizione. Nel Battesimo ricevette il nome di Giovanni. Dal suo vescovo Dositeo, quando era ancora fanciullo di 13 anni, fu mandato a Costantinopoli, dove entrò nel monastero dei Basiliani il 30 gennaio 1423, e venne ordinato sacerdote nel 1431. Poscia studiò anche a Mistra, presso Sparta, nel Peloponneso, presso il famoso maestro Gemisto Pletone. Tre anni dopo, nel 1433, tornò a Costantinopoli e fu eletto Igumeno. Nel 1437 fu nominato metropolita di Nicea. La situazione politica d'allora peggiorava sempre più; le sorti dell'impero bizantino vacillavano ormai sotto i duri colpi dei Turchi, mentre le potenze marinare dell'Occidente, che rivaleggiavano tra loro, profittavano della situazione ai danni dell'integrità territoriale di Bisanzio. Intorno all'imperatore Giovanni VIII Paleologo si raccolsero i fautori dell'Unione, pensando di trovare aiuto ed un appoggio contro i Turchi.
Nello stesso tempo l'igumeno Isidoro fu nominato metropolita di Kiev e Dionisio fu eletto vescovo di Sardi nel 1436. Dopo un laborioso travaglio di preparazione del Concilio, durato qualche anno, la decisione fu presa; una piccola flotta, recante l'Imperatore ed il clero greco, con a capo Bessarione che portava i manoscritti, giunse in Italia, a Venezia il giorno 8 febbraio 1438. Punto d'incontro fu Ferrara, ma dopo una breve sosta delle parti, per circostanze avverse, la sede del Concilio, per la liberalità di Cosimo de' Medici, fu trasferita a Firenze. Il Concilio di Firenze resta ancora oggi uno dei più memorabili incontri, uno di quegli eventi sui quali l'attenzione dello storico deve necessariamente soffermarsi. Occasionato, infatti, da motivi politici contingenti, quella straordinaria assemblea vide per la prima volta, dopo secoli di separazione, riuniti gli uni accanto agli altri, i Latini e i Greci.
I negoziati relativi all'Unione cominciarono in realtà il 13 gennaio 1439, e si aprirono con un magistrale discorso del Bessarione che fu tutto un pressante appello rivolto ai Greci e ai Latini per riconciliarsi tra loro e accettare l'Unione. L'uditorio fu certamente scosso da quelle affermazioni programmatiche, così nette e decise, e da quel linguaggio così sicuro ed audace che esortava alla pace e alla concordia. Intanto il 9 giugno 1439 venne a morire Giuseppe, Patriarca di Costantinopoli. Egli lasciò una confessione scritta, in cui riconosceva l'autorità suprema della Sede Apostolica. Allora l'infaticabile Bessarione, con il grande aiuto di Isidoro, pronunciò le ultime parole di chiarificazione, e finalmente il 6 luglio 1438 l'Unione delle Chiese divenne una realtà. Fra le splendide volte di Santa Maria del Fiore, proprio negli anni in cui il Brunelleschi si accingeva a levare al cielo la sua meravigliosa cupola, quasi a suggello di questo rinnovato prodigio, Greci e Latini si scambiarono finalmente il bacio della pace: il decreto di Unione fu letto solennemente in greco ed in latino dal Bessarione e dal Cardinale Cesarini (1).
La vita del Bessarione fu lunga e piena di grandi opere. Vogliamo ricordare soltanto i principali avvenimenti. Senza dubbio Bessarione era un grande personaggio, pieno di spirito d'iniziativa, un genio, un realizzatore in tutti i campi.
I. Bessarione si dimostrò il più grande teologo nel Concilio di Ferrara e di Firenze ed un eloquente difensore dell'Unità della Chiesa. Nessuno poteva paragonarsi a lui. Diede soluzioni e spiegazioni dei punti divergenti fra Oriente ed Occidente, del « Filioque », del Primato, del Purgatorio e di altre questioni: soluzioni e spiegazioni valide anche oggi. Ma il popolo e la Chiesa Bizantina rimasero contrari, e per questo l'Unione non poté perdurare e fallì. I Greci furono pressati da calamità e sventure, dovettero battersi per sopravvivere, e le fazioni ripresero il sopravvento anche in campo spirituale. Così il decreto restò un suggestivo ricordo.
II. Come Cardinale e titolare di varie chiese, egli sviluppò la vita spirituale. Ebbe come primo suo titolo la chiesa dei XII Apostoli, e là volle essere sepolto. Il secondo titolo fu la chiesa di Santa Sabina che gli fu conferita da Papa Nicolò V il 5 marzo 1449; il terzo titolo fu quello di Tuscolo-Frascati, che gli venne dato il 23 aprile 1449. Diventato archimandrita di Grottaferrata, riorganizzò la vita monastica e tenne un capitolo di otto monasteri insieme con quello di Messina. Fu anche protettore dei Francescani.
Nel 1450 Papa Nicolò V lo mandò a Bologna come suo « Legato a latere », per calmare la sedizione e la rivolta dei cittadini. Fu un incarico spinoso, ma Bessarione compì il suo mandato meglio di ogni altro; riuscì a cattivarsi la fiducia della popolazione e a ridarle la quiete. A Bologna ricevette il patriarca Isidoro che si salvò la vita, dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453. Sei anni dopo, nel 1459, i Turchi occuparono Atene e il Peloponneso, e l'Imperatore Tommaso fuggì con la testa di Sant'Andrea apostolo a Roma. Papa Pio II lo incontrò solennemente e lo accompagnò in San Pietro, dove Bessarione pronunziò un famoso panegirico.
Nel 1463 morì il patriarca e cardinale Isidoro, e Bessarione fu nominato suo successore come patriarca, senza però prendere mai possesso della sede. Il 28 luglio 1463 Bessarione fu eletto decano del Collegio Cardinalizio e godette grande autorità nella Curia Romana.
III. Come Patriarca, aveva incominciato ad organizzare la Crociata in Occidente contro i Turchi: da Papa Pio II e da Paolo Il fu mandato a Venezia, in Austria, in Ungheria, in Germania, in Francia, in Inghilterra e in Scozia. Nonostante i suoi grandi sforzi, la sua legazione rimase senza successo: non fu ascoltato e non riuscì nell'impresa tanto vagheggiata.
IV. Un'attività di Bessarione che ebbe esito più felice fu quella spiegata nel campo dell'Umanesimo. La sua casa a Roma, situata agli inizi della Via Appia, dove la « Regina Viarum » sembra volgere le spalle ai segni della grandezza imperiale per protendersi verso l'Oriente e gettare così un ideale ponte di unione tra Roma e Costantinopoli, divenne un cenacolo militante e operoso di eletti spiriti rinascimentali, e di studi classici.
Bessarione stesso scrisse molte opere filosofiche e teologiche e difese la dottrina di Aristotile e di Platone. Notevolissima è la sua opera « Contra Calumniatorem Platonis», per confutare Giorgio di Trebisonda, grande sostenitore di Aristotile a discapito di Platone.
Bessarione fu veramente un grande mecenate nel campo degli studi e creò una Accademia Scientifica. Raccolse anche una ricca biblioteca con rarissimi manoscritti e la donò alla Basilica di San Marco, in Venezia. Fu un lavoro unico nel suo genere in quel tempo. Grande merito di Bessarione fu altresì quello di avere avvicinato la mentalità degli orientali a quella degli occidentali, tenute lontane per molti secoli a causa delle diversità di lingua e di cultura. Fu un sincero conciliatore e a quel fine aveva consacrato molti sforzi spirituali e materiali.
Due volte fu sul punto di essere eletto Papa, ma la sua origine bizantina gli era di ostacolo. Per natura Bessarione era molto gentile e conciliante. Possedeva una prodigiosa memoria, una preparazione teologica formidabile, e soprattutto un'onestà intemerata. Fu anche un fine diplomatico, e pertanto ebbe rapporti con imperatori, regnanti, uomini di scienza, con esponenti della vita intellettuale, politica e culturale, con filosofi e teologi e con membri della gerarchia ecclesiastica.
Amareggiato per gli insuccessi e per la miopia, nonché per l'indifferenza dell'Occidente verso i Turchi, al pari dell'altro ancor più grande esule incompreso e battagliero spirito sublime del Medioevo, il metropolita Isidoro, morì a Ravenna, di ritorno dalla Francia, il 18 novembre 1472.
Il 3 dicembre le sue spoglie furono trasportate a Roma e sepolte nella chiesa dei Santi Apostoli. Papa Sisto IV assistette al funerale. Le belle parole che ornano il sepolcro di Bessarione nella stessa basilica dei Santi Apostoli, a Roma: « Latinorum Graecissimus, Graecorum Latinissimus» conservano inalterato nei secoli il loro valore e ricordano ai posteri l'assertore entusiasta dell'Unione tra Roma e l'Ellade. Bessarione svolse la sua attività sotto 6 diversi Pontefici: Eugenio IV, Nicolò V, Pio II, Paolo II, Callisto III, Sisto IV. Il suo lavoro ha gettato le fondamenta per l'odierno dialogo tra le diverse confessioni cristiane.
Ecco la ragione della grandiosa solenne celebrazione del quinto centenario della sua morte.
Requiescat in pace. Amen.
(1) Per i meriti che si fecero nel promuovere l'Unione, Isidoro e Bessarione furono nominati cardinali da Papa Eugenio IV il 18 dicembre 1439. Bessarione ricevette il titolo della chiesa dei dodici Apostoli.



