DISCORSO A NAPOLI SULL’ENCICLICA «POPULORUM PROGRESSIO»
20 maggio 1967
Проповіді, промови
XII
La festa organizzata da Sua Eccellenza l'Arcivescovo di Napoli per approfondire il significato dell'Enciclica «Populorum progressio» e per realizzare nella vita i suoi principi ha una grande importanza per la bella Napoli, la quale fra i primi ha compreso il valore della storica Enciclica, dei popoli.
Il primo uomo, cacciato dal paradiso e detruso dall'ordine armonico alla dura vita, doveva cominciare dall'infimo primitivismo per salvare la sua vita e renderla sopportabile quanto possibile. Però lasciando l'eden l'uomo ha portato con se la consolante promessa che non sarà abbandonato, ma aiutato e salvato. Così istruito egli iniziò un gigantesco lavoro per sistemare la sua vita e per trasformare la terra onde trarne il suo nutrimento. Passarono i secoli, e anche i millenni, il lavoro pian-piano venne coronato da successi e dette i frutti non ostante gli ostacoli naturali e sempre nuove difficoltà create dalle comunità umane. Il livello di vita si alzò e l'uomo potè godere di qualche comodità e conforto, che non soltanto lo sollevavano e distinguevano dalle beste e dalla natura morta, gli davano anche la possibilità di diffondersi da loro e di assoggettarle. Le civilizzazioni e culture create dall'uomo sono le testimonianze innegabili della sua intelligenza. La cultura egiziana, babilonese, persina, greca e romana ed altre nascono e muoiono, ma i loro successi ottenuti rimangono e conservano l'uomo sul livello acquistato.
Sembrava che questo miglioramento tecnico facesse l'uomo felice nella sua vita, purtroppo le guerre, ostilità, ingiustizie, invidie e superbie non gli assicuravano la vita e non gli permettevano di vivere secondo la giustizia e la libertà. A ciò si aggiungevano la povertà, spesso anche la fame, la ma-lattia, l'ignoranza, pigrizia e parassitismo, le quali si sono fatte sentire sempre più sensibilmente aggravando la sua vita. In seguito a varie cause esterne come: il clima, i diversi prodotti della terra per la comodità della vita (me-talli e minerali), e dall'interno: le capacità e l'intelligenze, le forze fisiche e morali, dividevano le comunità umane: in forti e deboli, invincitori e vinti, in ricchi e poveri, in intelligenti ed ignoranti. Durante i secoli si sentiva la calamità di queste ingiustizie sofferte dalla stragrande maggioranza del-l'umanità. Si alzavano le voci, i consigli e anche i tentativi per migliorare la vita e lo stato deplorevole dei danneggiati, ma questi sforzi erano insufficienti pe rstabilire la giustizia nella comunità umana.
La dottrina di nostro Signore Gesù Cristo stabilisce chiari principi per rimediare a questa miseria dell'umanità. I poveri ed i sofferenti non sono condannati, disprezzati e messi a parte, ma al contrario: « Beati i poveri, beati coloro chepiangono, beati coloro che hanno fame e sete della giustizia, beati coloro che soffrono la persecuzione » (Mt. 5, 3-10). « Rallegratevi e tripudiate perché il vostro premio sarà grande nei cieli » (Lc. 6, 23). Ma questo alleviamento ha prommeso il Cristo non soltanto nell'altro mondo, ma anche qui nella vita terrestre, perché i ricchi devono soccorrere ai poveri, i forti devono difendere i deboli, i sani devono aiutare gli infermi, gl'istruiti devono insegnare gl'ignoranti: « Se un fratello o una sorella sono ignudi e bisognosi del vitto quotidiano e uno di voi dice: andate in pace, riscaldatevi e satollatevi, senza dar loro le cose necessarie al corpo, che gioverà? » (S. Giacomo 2, 15-16).
Gesù Cristo ha iniziato la riforma ed il miglioramento con la giustizia e l'amore tra gli individui e la stessa legge obbligata anche tutte le famiglie, comunità, nazioni e Stati. La Chiesa di Cristo durante i secoli predicava ed alleviava la vita dell'uomo e dove arrivava l'apostolo-missionario egli portava questa alta dottrina di Cristo fondando scuole, ospedali, orfanotrofi, ecc e pian-piano cambiava la dura vita di penuria e di ostilità mettendo in risalto che questo perfezionamento non deve fermarsi al primo gradino, ma deve continuamente crescere, svilupparsi e diffondersi: « Siate dunque perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli » (Mt. 5, 48).
L'intenzione di Cristo è di perfezionare l'anima e il corpo dell'uomo con la erudizione e civilizzazione, di perfezionare la famiglia, le comunità, le nazioni e gli Stati. Si è visto che per togliere la miseria non bastano i singoli casi e gl'individui, ma bisogna che questi principi diventino leggi per le comunità, nazioni e stati. Quindi non c'è meraviglia che la Chiesa ha rivolto la sollecita attenzione a questo problema così ampio per applicare la legge di Cristo nelle legislazioni terrene. Tanto più che si vedevano gli sbagli, le esagerazioni e i danni di varie dottrine e teorie che volevano sanarae la vita sociale dell'uomo come il socialismo, nazismo, collettivismo, comunismo ed altri. Papa Leone XIII con l'Enciclica «Rerum novarum» ha cominciato con il rettificare ed applicare nella poca amplitudine la dottrina cristiana nella vita delle varie comunità umane. Questi principi sono stati ribaditi con le Encicliche di Papa Pio XI («Quadragesimo anno») e Papa Giovanni XXIII («Mater et Magistra» e «Pacem in terris»).
Forse nessun Papa ha messo tanto lavoro per ricostruire la pace e giustizia sulla terra come il Pontefice felicemente regnante: Papa Paolo VI. Con le sue prediche, i messaggi ai governanti, viaggi-pellegrinaggi a Terra Santa, a Bombay, a New York, a Fatima e, specialmente con la recente Enciclica « Populorum progressio » ha indicato chiaramente la via della sanazione della odierna umanità. Egli comprende tutto l'uomo con suoi bisogni e necessità (fame, malattia, istruzione), non soltanto i bisogni naturali e materiali, ma anche spirituali e soprannaturali, fondando la sanazione non soltanto sulla tecnica, ma sulla fede in Dio che puo assicurare il vero progresso dei popoli, perché l'esagerazione della sola tecnica può amareggiare la vita. Le ricchezze della terra, giustamente distribuite, dovrebbero essere un mezzo per tutti gli uomini. Ad una costante perfezione e progresso devono tendere tutti gli uomini con le forze unite, viribus unitis. Nessuna nazione può essere soggiogata o oppressa, perché la libertà è per tutti anche la reli-gione. Quanto può essere crudele la comunità senza Dio! Ed oggi noi innalziamo con Eccl. Arcivescovo le comuni preghiere affinché il Signore nostro « principe della pace e della giustizia » rafforzi questi sforzi immensi del
Santo Padre per il bene dei popoli.



