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DISCORSO DURANTE L’UDIENZA DEI VESCOVI UCRAINI CON IL SANTO PADRE

13 luglio 1976
Проповіді, промови
XIV

Beatissimo Padre,

Noi (anche in rappresentanza dei nostri Fratelli nell'episcopato impossibilitati ad intervenire, ma uniti con adesione scritta) Pastori del gregge ucraino affidatoci, veniamo a Voi, Successore dell'Apostolo Pietro e Capo dell'una, santa, cattolica ed Apostolica Chiesa.

Il Concilio Vaticano ci invita a conservare le tradizioni e la preziosa eredità della Chiesa Orientale ed a rinnovare queste ricche tradizioni cristiane (di carattere teologico, giuridico-canonico, strutturale, rituale e liturgico) se, a causa delle varie condizioni, esse furono dimenticate o perdute.Il cristianesimo ucraino è un cristianesimo antico, e tra poco la Chiesa della quale noi siamo Pastori, celebrerà il giubileo millenario del battesimo ufficiale della sua terra e del suo popolo.

Bisogna qui sottolineare che le origini del nostro cristianesimo pervengono dai tempi apostolici, e testimone di ciò è Sant'Andrea Apostolo ed il culto straordinario, dagli inizi del nostro cristianesimo, dei Pontefici Romani, dei Santi Papi e Martiri Clemente e Martino. Vogliamo altresì sottolineare in modo particolare il culto di Papa Clemente nella nostra Chiesa, le cui reliquie furono ritrovate e conservate nel territorio della nostra Chiesa, dei nostri Apostoli slavi, i Santi Cirillo e Metodio, portarono quelle reliquie alla Sede Apostolica di Roma. Dopo la loro elezione, i Metropoliti di Kiev— Capi della nostra Chiesa — venivano benedetti con le reliquie di quel Santo Pontefice, venendosi così a manifestare l'unità della Metropolia di Kiev con la Sede Apostolica di Roma specialmente dopo la rottura ufficiale tra la Chiesa di Roma e quella greca.

Oggi siamo qui riuniti innanzitutto per partecipare alla festa di San Clemente Papa e Martire, le reliquie del quale Voi, Padre Santo, avete portato alla chiesa della Santa Sofia nel settembre del 1969. Voi, Santità, non soltanto Ci avevate portato le reliquie del Vostro Santo Predecessore, ma avevate anche benedetto la chiesa della Santa Sofia, e, con essa, avevate benedetto la nostra Università che porta il nome di San Clemente. E nessuno è in grado di negare, sovvertire o distruggere quel gran simbolo dell'unità con la Sede Apostolica, dell'unità con la Chiesa Universale di Cristo e della nostra fedeltà alla Sede dell'Apostolo Pietro. Questa fedeltà e unità furono consacrate con il sangue ed il martirio dei figli della nostra Chiesa.

Noi siamo riuniti a Roma per rendere omaggio al Confessore della Fede, in occasione del suo sessantesimo anniversario del ministero sacerdotale in tutta la Chiesa.

A causa delle condizioni politiche, i fedeli del nostro gregge si trovano sparsi in tutti i Paesi e continenti e la nostra preoccupazione maggiore è per le anime dei nostri fedeli. Di qui molto spesso non di lettere morte della legge, ma delle anime umane la cui salvezza è affidata al nostro ministero pastorale.

Dobbiamo inoltre rilevare che negli ultimi tempi, proprio a causa del mancato rispetto per tutto ciò a cui ci invita il Concilio Vaticano II, esiste il pericolo dell'indebolimento della fede ed esistono dubbi nei confronti della giustizia e carità, custode delle quali è sempre stata — e deve esserlo la Chiesa di Cristo. E ciò che più ci duole è il fatto che là, sul territorio della Metropolia di Kiev-Halyc, la nostra Chiesa fu condannata a morte, mentre nei vari paesi, dove i nostri fedeli trovarono rifugio sfuggendo alla cattività per conservare la loro fede, si sovverte questa fede e si condanna la nostra tradizione e la nostra eredità spirituale alla lenta sparizione. Noi Pastori vogliamo compiere il nostro dovere pastorale; non possiamo essere sordi alle grida di milioni di nostri fedeli sparsi in tutti i paesi sotto i regimi comunisti ed alle voci che provengono dalle prigioni, dai luoghi di deportazione e campi di morte su tutti i territori dell'Europa Orientale e dell'Asia fino alla Polaria. Del resto queste voci sono note alla Santità Vostra, e sono giunte a Voi le lettere di sacerdoti dai campi di lavoro forzato, di isolamento;lettere con suppliche di inviar loro la Sacra Bibbia.

Infine, Padre Santo, vorrei dire ancora una parola a nome dei nostri fratelli e sorelle che da trent'anni eroicamente soffrono per Cristo, per la Sua Santa Chiesa e per la fedeltà alla Sede Apostolica, sotto il regime comunista nell'Ucraina. Già da trent'anni essi attendono con ansia una parola di paterno conforto di Vostra Santità che li incoraggi a perseverare nella fede, e l'assicurazione da parte del Successore di San Pietro del sostegno spirituale di tutta la Chiesa di Cristo e del Suo Vicario, perché Vostra Santità con il Suo paterno amore e zelo abbraccia tutti i fedeli della Chiesa di Cristo. Sarebbe nostro ardente desiderio che la Santità Vostra quale Padre Comune di tutti i fedeli della Chiesa di Cristo, si degnasse rivolgere quest'anno un messaggio particolare a tutti i Suoi figli-fedeli ucraini che già da tre decenni soffrono questa crudele persecuzione per Cristo e per la Sua Chiesa. Infatti, Beatissimo Padre, chi può farlo oggi se non Vostra Santità? I nostri fratelli e sorelle sofferenti aspettano questa Vostra paterna parola e saranno felici di questo dono natalizio. Noi siamo profondamente convinti che Vostra Santità non negherà loro questo aiuto spirituale e per questo tutti gli ucraini nel mondo libero esprimono alla Santità Vostra la loro profonda e filiale gratitudine.

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PATRIARCA JOSYF SLIPYJ
герб Йосиф Сліпий
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