DISCORSO ALLA VIGILIA DI NATALE
6 gennaio 1979
Проповіді, промови
XIV
Cari Ospiti!
Quando vogliamo conoscere la profonda fede di qualche popolo, bisogna osservare come quel popolo celebra le Feste che ricordano la nostra salvezza.Questo non è un'affermazione o una verità nuova, perchè nella teologia e nella vita della Chiesa da tempi antichi era valido il principio: lex orandi - lex credendi. Ciò che esprimiamo nella preghiera, il modo di pregare, è espressione di ciò, che crediamo come verità, che accettiamo da Dio, il Quale si è manifestato a noi.
Ogni festa è un ricordo di un evento nella storia della nostra salvezza, del piano di Dio di salvarci per la vita eterna. Il modo di festeggiare indica con quale fede accettiamo il ricordo di tale evento. Evidentemente ci aiuta in questo la Liturgia fatta per questo dalla Chiesa. Ma la Liturgia esige la nostra partecipazione, e la partecipazione a sua volta una certa disposizione d'animo, chiamata oggi la risposta alla parola di Dio. Questa solenne risposta da il popolo anche con i suoi consuetudini, costumi ed usi, con le quali crea uno stato d'animo d'una certa festa. Queste consuetudini sono un grande complemento alla Liturgia e sono la testimonianza della fede del popolo.Di queste consuetudini e loro significato nella nostra fede e nella vita della Chiesa parla il documento pontificio Evangelii nuntiandi sottolineando, che tale pietà popolare nella forma delle consuetudini è « manifestazione della sete di Dio, la quale può sentire soltanto il semplice popolo ».
Osservando come il nostro popolo ucraino celebra le feste, particolarmente il Natale, bisogna gioire che così alta è la manifestazione della sua sincera fede cristiana. Anche qui tutto ciò che vediamo è la manifestazione popolare che ricorda la natività del nostro Salvatore — ogni cosa cerca di ricordare qualche dettaglio della Sua venuta nel mondo a Betlemme per noi et propter nostram salutem. Tutto ciò si fa oggi in ogni casa ucraina, da secoli, con sincerità, con semplicità di spirito e con santa gioia.
Dico ciò per far apprezzare sempre più queste semplici consuetudini, per amarle, perchè loro non sono una tradizionale formalità della festa, ma una preghiera, sì una liturgia, ed una espressione della nostra fede verso Colui qui propter nos homines et propter nostram salutem descendit de coelis.
Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine, et homo factus est.
Con questo spirito natalizio e con fede nella divina bontà e misericordia verso di noi, saluto tutti qui presenti. Voglia il Divin Infante benedirci con ogni bene, queste consuetudini natalizie e questa Cena, dal popolo giustamente chiamata, la Santa Cena. PreghiamoLo, Cristo Nato, di voler guardare con l'occhio misericordioso la nostra terra ucraina e mandarle il dono della libertà ed indipendenza; in modo particolare di benedire con abbondanti doni celesti questa Università di San Clemente Papa, affinchè possiamo glorificare in pace il Suo nome per sempre.
Cristo è nato!



