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OMELIA NELLA BASILICA VATICANA NELL'OCCASIONE DEL PELLEGRINAGGIO UCRAINO PER L'ANNO SANTO

12 luglio 1975
Проповіді, промови
XIII

Carissimi in Cristo, pellegrini ucraini!

L'Anno Santo Giubilare ci ha qui riuniti da tutte le parti del mondo con la preghiera, con le opere di misericordia, con le elemosine, penitenze e viaggi gravosi.

Così facevano i pellegrinaggi, lungo i secoli, i nostri antenati in Ucraina, — e lo fanno tuttora, malgrado le difficoltà — a tutte le nostre icone e ai luoghi taumaturgici.

L'Anno Giubilare, proclamato dal Santo Padre, papa Paolo VI, è una occasione particolare venticinquennale, che trae la sua origine da Mosè, e negli ultimi secoli, ogni venticinque anni, raccoglie i fedeli cristiani da tutto il mondo, a Roma.

Roma — è oggi il centro religioso, che attrae i fedeli da tutti i continenti, con le tombe dei santi Apostoli Pietro e Paolo e di numerosi martiri, confessori e santi, i quali per la fede di Cristo hanno sacrificato la loro vita.

Roma — è pure il simbolo dell'unità della nostra Chiesa, e per noi è anche la maggiore forza sopranaturale per unire il popolo ucraino. Per questa unione, che dura dall'inizio del cristianesimo in Ucraina, ed è stata misconosciuta da Costantinopoli e da Mosca, i nostri martiri di Cholm sparsero il loro sangue, seguendo l'esempio di san Giosafat — i cui resti mortali riposano qui, a fianco della tomba di san Pietro Apostolo — che ha dato la vita per l'unione della nostra Chiesa e Nazione.

Volgendo lo sguardo ai milioni di pellegrini, che vengono a Roma per purificare le loro anime, rinnovandole con la grazia divina e le indulgenze, noi con la mente ci trasportiamo a quei secoli lontani della storia della nostra Chiesa in Ucraina, ai primi tempi cristiani sul Mar Nero, ai tempi della grande principessa santa Olga, al grande principe Vladimiro, Jaroslavo, al papa Clemente, Martino I, a san Massimo Confessore, che subirono il martirio in Ucraina sul Mar Nero, a cominciare dall'Apostolo sant'Andrea, all'unione di Berest, alle persecuzioni zariste, alla nostra Chiesa sotto le dominazioni austriaca e polacca, e con gioia constatiamo che noi siamo riusciti a conservare l'unione, a prezzo di enormi sacrifici « con montagne di cadaveri e con fiumi di sangue », con l'Apostolo Pietro e i suoi successori, con fervido attaccamento e amore al proprio rito e nazione.

Proprio 900 anni or sono qui a Roma avvenne un grande fatto storico: l'incontro del papa san Gregorio VII con il principe Jaropolk, figlio del grande principe Iziaslav.

La testimonianza di questo antico incontro del Papa con i principi di Kiev è data dalla lettera di Gregorio VII del 17 aprile del 1075, primo documento storico completo e certo della Sede Apostolica in riferimento all'Ucraina. In esso il Papa tra l'altro scriveva, che il principe Jaropolk, visitando i santi luoghi, è venuto dal Papa per ottenere da lui questo regno come il feudo di san Pietro. Il papa Gregorio non ebbe difficoltà di concederlo dicendo: « che san Pietro conservi Voi e il Vostro regno, e tutti i Vostri beni con intercessione presso Dio con ogni pace... Perciò sappia la Vostra nobile Maestà — scriveva il Papa al re Iziaslav — se per qualunque giusta causa chiederete l'appoggio di questa Sede per il Vostro bisogno, senza dubbio la Vostra domanda otterrà sempre un effetto positivo».

Meraviglioso quadro! Il Papa che «amò la giustizia e odiò l'iniquità, e per questo morì in esilio », che lottò con tutte le forze per far trionfare la giustizia, avendo davanti a se il principe Jaropolk, lo assicurò dell'aiuto della Sede Apostolica per ogni giusta causa dello Stato di Kiev. Simili promesse solenni i nostri antenati ricevettero anche in seguito; basta ricordare papa Innocento IV, l'arcivescovo Akerovyč, e il re Daniele, papa Martino V e metropolita Tsamblak, papa Clemente Ottavo e i nostri vescovi Ipazio Potij e Cirillo Terleckyj.

I nostri pellegrini ucraini qui presenti, discendenti di Iziaslav e Jaropolk, visitando di nuovo la Sede Apostolica, si soffermano presso la tomba di san Pietro Apostolo, per rendere testimonianza della loro fede e l'unione per la quale i loro fratelli e sorelle in Ucraina continuano a difendere con sofferenze e con il sangue, abbandonati, privati della libertà, perché non solo non possono prendere parte al nostro pellegrinaggio, ma persino non possono pregare nelle proprie chiese in Ucraina.

Felici noi che possiamo riunirci oggi qui da tutte le parti del mondo libero presso la tomba di san Pietro Apostolo, per offrire il sacrificio di ringraziamento in comune per il nostro grande passato, per la gloriosa schiera dei nostri martiri, per la forza d'animo dei perseguitati, per ricevere l'aiuto nel futuro e per la conservazione dell'unione nella diaspora.

Sia per noi tutti quest'Anno Santo fonte di nuove energie e di spinta verso una vita più creativa nel futuro. Saremo felici se tutte le forze sopranaturali e naturali, tutte le grazie ed i lumi ci indicheranno il nuovo cammino. Amen!

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PATRIARCA JOSYF SLIPYJ
герб Йосиф Сліпий
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