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OMELIA AL COLLEGIO GRECO DI SANT’ATANASIO

24 marzo 1963
Проповіді, промови
XII

Reverendissimo Padre Rettore e Superiori, Carissimi Alunni!

Entrando nella vostra gloriosa chiesa di S. Atanasio, come centro principale degli Orientali a Roma, quasi uno sciame vengono a volo i ricordi dei tempi celebri dell'Oriente a Roma.

Quando qui gli Apostoli scrivevano le loro Lettere in lingua greca, quando il Papa S. Clemente ha scritto ai Corinzi, quando a Roma celebravano in lingua greca e con il pane fermentato, quando i Santi Padri orientali, specialmente S. Atanasio e S. Giovanni Crisostomo consideravano Roma come sostegno della fede e della forza morale nei loro lavori apostolici.

Ricordiamo i tempi del Papa Leone Magno e la sua grande autorità in tutto l'Oriente, quell'Oriente che dopo a poco a poco cominciava ad allontanarsi e staccarsi da quel centro di cristianità. Ma non mancavano mai gli sforzi unionistici sia ai tempi di Fozio, grazie all'opera del patriarca Ignazio, patriarca Vecos, sia più tardi, per ricordare ancora i tempi del Concilio di Firenze, il soggiorno del patriarca Bessarione e del nostro metropolita di Kiovia - Isidoro; questi sforzi sono il filo d'oro che tesse con forze unite l'Oriente e l'Occidente per conservare indivisibile la veste di Gesù, сioè una sola Chiesa.

Seguendo i secoli, vediamo sorgere a Roma nel 1576 il Collegio Greco e la Chiesa di S. Atanasio, fondato dal Papa Gregorio XIII, come residenza stabile degli Orientali a Roma, oggetto delle premurose cure dei Papi a favore dell'Oriente, e da questo centro provengono illustrissimi uomini all'Oriente.

Davanti ai nostri occhi stanno celebri figure dei Papi: Eugenio IV con l'Enciclica « Laetentur coeli »; il fondatore di questo centro Gregorio XIII; Clemente VIII, autore del Sinodo di Berest del 1596; Urbano VIII con la S. Congregazione de Propaganda Fide e tanti altri, come Leone XIII con « Orientalium dignitas » e Benedetto XV con la S. Congregazione « pro Ecclesia Orientali » ed Istituto Orientale.

Noi vediamo come a questo Collegio indirizzano i loro passi Pietro Arcudio, Leone Alazio, Velamino Rutskyj, l'Atlante dell'Unione, il futuro metropolita Korsak, Isidoro Dolnyckyj, celebre liturgista, Cardinale Silvestro Sembratowych e molti altri.

Guardando l'opera di questi giganti della Chiesa, veramente noi sembriamo dei pigmei, che strisciano sulle loro tombe, come dicono esattamente i Tedeschi:

Auf Ihren Gräbern

kriechen wir

als ein Geschlecht

von Zwergen.

Nonostante ciò, noi dobbiamo con le nostre modeste forze continuare il lavoro e collaborare attivamente alla grande opera unionistica dei Successori di San Pietro.

Davanti a noi si estende un immenso terreno arabile nel vicino ed estremo Oriente. A noi, Carissimi Fratelli, tocca di mettere le mani all'aratro e dedicarsi completamente al divino apostolato.

Ma quell'apostolato suppone una solida preparazione ascetica ed intellettuale. Ognuno di voi, che desidera consacrarsi a questo lavoro deve essere persuaso intimamente della esistenza di Dio ed aver una profonda devozione al Signore, perché senza questa convinzione fondamentale è pericoloso ricevere l'ordinazione sacerdotale e iniziare il ministero pastorale.

Voi potete trovarvi facilmente oggi negli ambienti completamente ateistici, nei quali la stragrande maggioranza, almeno esteriormente combatte l'esistenza di Dio, nega ogni religione, vi insulta come ingannati ed ingannatori, fannulloni, degli abortivi e nemici del popolo.

Se uno non ha acquistato una granitica formazione teologica, può facilmente perdere la testa e farsi trascinare dalla corrente ateistica. Purtroppo come si sono perduti tanti, non solo laici, ma anche sacerdoti e professori di teologia. A questo proposito dice San Matteo: « Voi siete il sale della terra. Ora se il sale diventa insipido, con che gli si renderà il suo sapore? Non è più buono ad altro che ad essere buttato via e calpestato dalla gente ». Ὑμεῖς ἐστε τὸ ἅλας τῆς γῆς· ἐὰν δὲ τὸ ἅλας μωρανθῇ, ἐν τίνι ἁλισθήσεται; εἰς οὐδὲν ἰσχύει ἔτι εἰ μὴ ⸂βληθὲν ἔξω⸃ καταπατεῖσθαι ὑπὸ τῶν ἀνθρώπων (5,13).

Si parla tanto del sacrificio totale per il Cristo. Se qualcuno ha uno spirito poetico, potrebbe scrivere una splendida e dilettevole poesia. Tali poetiche compilazioni e declamazioni si ascoltano con gran piacere, ma quando viene il tempo della prassi, quando la poesia diventa prosa, allora pochi sono « consecutores et portatores crucis et imitatores Christi ».

Quando uno viene insultato, calunniato, trattato come un ladro e malfattore, quando gli si sputa addosso, quando lo si percuote, deride, quando uno soffre la fame ed il freddo, vestito di soli stracci con le scarpe rotte, senza poter lavarsi per settimane, abbandonato da tutti, allora è il momento di dire « hic Rhodus hic salta».

Però, quando uno ha la ferma persuasione dell'esistenza di Dio, di Gesù Cristo, quando ha devozione e fiducia nella Divina Provvidenza, tutto questo egli lo sopporterà tranquillamente. Ricordando le parole di San Pietro (I, IV, 14-16): « Se siete trattati ignominiosamente per il nome di Cristo, sarete beati, poiché l'onore, la gloria e la virtù di Dio e lo Spirito di lui riposa su di voi. Nessuno di voi soffra come omicida, o ladro, o maldicente, o insidiatore del bene altrui. Se poi soffre come cristiano, non se ne vergogni; ma dia gloria a Dio per tal nome » (εἰ ὀνειδίζεσθε ἐν ὀνόματι Χριστοῦ, μακάριοι, ὅτι τὸ τῆς δόξης καὶ τὸ τοῦ θεοῦ πνεῦμα ἐφ’ ὑμᾶς ⸀ἀναπαύεται. μὴ γάρ τις ὑμῶν πασχέτω ὡς φονεὺς ἢ κλέπτης ἢ κακοποιὸς ἢ ὡς ἀλλοτριεπίσκοπος· εἰ δὲ ὡς Χριστιανός, μὴ αἰσχυνέσθω, δοξαζέτω δὲ τὸν θεὸν ἐν τῷ ⸀ὀνόματι τούτῳ).

Non vi spaventino questi terribili spettri, perché l'aiuto di Dio in tali casi è miracoloso. Il fatto stesso che siete in Collegio per prepararvi al Sacerdozio, è già un segno della vocazione, ma questa si può perdere anche stando in Collegio. Anche Giuda aveva la vocazione, aveva doti straordinarie, ma ha perduto il suo apostolato. Cercate dunque con ogni mezzo e sforzo di rimanere al posto « coûte que coûte! » perché se scontentati da qualche insuccesso, abbandonerete la vocazione, piangerete amaramente per tutta la vostra vita. Invece colui che rimarrà fedele alla sua vocazione, troverà la pace, la felicità: « e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggiero ». (καὶ εὑρήσετε ἀνάπαυσιν ταῖς ψυχαῖς ὑμῶν· ὁ γὰρ ζυγός μου χρηστὸς καὶ τὸ φορτίον μου ἐλαφρόν ἐστιν) Мт. 11, 29-30.

Le parole di Gesù Cristo non sono delle frasi retoriche, ma la verità e la realtà stessa. Cercate di approfittare del vostro soggiorno nel Collegio, dell'esperta guida del vostro illustre Rettore e particolarmente delle favorevoli condizioni di vita. Imparate a pregare e a lavorare, perché questo certamente vi preserverà in futuro dai traviamenti, anche nel caso che il Signore non chiamasse qualcuno di voi al sacerdozio. Ognuno che veniva a trovare il Servo di Dio Metropolita Andrea Szeptyckyj, che ha celebrato tante volte su questo altare, lo trovava sempre o in preghiera o al lavoro. Mai lo si vedeva perdere tempo.

Quindi bisogna pregare e studiare, coltivare la vita interiore ed inteltellettuale, ma non affrettatamente. Bisogna lasciare che la vita superiore si sviluppi alla stessa maniera della crescita naturale. Non scoraggiatevi quando non vedete grandi successi immediati, secondo la regola: « crescit dum nescit ».

Poi ricordatevi che non sempre quelli che erano i migliori nel Seminario, sono i migliori nella vita. Come dimostra l'esperienza, spesso quelli che erano dei mediocri, sono più costanti, più resistenti e più attivi. Siamo stati per 25 anni Rettore del Seminario ed abbiamo visto dopo i risultati durante la prova.

Avete sentito le parole del Vangelo. Con tutto ciò bisogna star attenti ai tempi che corrono presenti e futuri. Voi avete sentito il racconto evangelico sulla guarigione del sordomuto (Mc. 9, 13-28). Non credete, che oggi tutto l'Oriente sia ossesso dallo spirito sordomuto?

C'è una grande Chiesa, dall'Europa centrale fino alla Cina, che è muta, che tace — come dice il Papa —. Chiesa che non può assolutamente sviluppare la sua attività, neanche professare la sua fede. Dall'altra parte voi vedete la Chiesa staccata, che ossessionata dallo spirito sordo, non vuole sentire le divine parole del Vicario di Gesù Cristo sulla guarigione. Ci sono dei proprii Apostoli, che tentano di risanare e di mettere sul retto cammino la Chiesa staccata da Pietro, ma come ha detto il padre del Vangelo: « Maestro, ti ho condotto il mio figliolo, posseduto da uno spirito muto... ho detto ai tuoi discepoli che glielo scacciassero, ma essi non hanno potuto... E rispose Gesù: « Cotesta specie di demoni non può essere altrimenti scacciata se non per mezzo della preghiera e del digiuno ». (Διδάσκαλε, ἤνεγκα τὸν υἱόν μου πρὸς σέ, ἔχοντα πνεῦμα ἄλαλον· 18καὶ ὅπου ⸀ἐὰν αὐτὸν καταλάβῃ ῥήσσει αὐτόν, καὶ ἀφρίζει καὶ τρίζει τοὺς ⸀ὀδόντας καὶ ξηραίνεται· καὶ εἶπα τοῖς μαθηταῖς σου ἵνα αὐτὸ ἐκβάλωσιν, καὶ οὐκ ἴσχυσαν… καὶ εἶπεν αὐτοῖς· Τοῦτο τὸ γένος ἐν οὐδενὶ δύναται ἐξελθεῖν εἰ μὴ ἐν ⸀προσευχῇ). Mc. 9, 17-18, 29.

Voi vedete che il Vicario di Gesù Cristo fa enormi sforzi per scacciare questo spirito sordomuto, inculcando la preghiera e la pratica della vita cristiana. Voi vedete come Egli adatta l'applicazione di tutti questi mezzi evangelici all'odierna umanità di mentalità diversa. Voi vedete con quanta bontà e paterno cuore Egli cerca di unificare tutti nella Chiesa cattolica. Non senza qualche ragione i sovietici lo chiamano « Papa democratico ». Nonostante che Egli sia il Vicario di Cristo e Successore di San Pietro sulla terra, episcopus episcoporum, Egli non si rivolge dall'alto, con tutta l'autorità, ma come vero pastore, con umiltà, dolcezza e condiscendenza sta cercando le pecorelle smarrite.

Una volta ai rappresentanti delle Chiese particolari separate dalla Santa Sede, che si lamentavano e cercavano di diminuire la propria colpa della separazione il Papa Giovanni XXII ha risposto con la Sua grande semplicità e l'umiltà: « State tranquilli, la colpa della separazione prendiamo su di Noi ». Veramente « Agnus Dei, qui tollit saecularia peccata separationum, schismatum, scisionum, discordiarum, disunionum, interruptionum ».

Questa è la strada sicura che voi dovete seguire nel durissimo lavoro nell'Oriente e specialmente oggi.

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PATRIARCA JOSYF SLIPYJ
герб Йосиф Сліпий
PATRIARCA JOSYF SLIPYJ

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