OMELIA NEL LIBRO DI PREGHIERE DELL’ARCHIMANDRIA DEI BASILIANI IN OCCASIONE DELL’ORDINAZIONE DI CINQUE IEROMONACI
7 aprile 1963
Проповіді, промови
XII
In nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Amen.
Oggi ci ha radunati la grazia dello Spirito Santo, e noi tutti prendendo la tua croce, diciamo: Benedetto Colui, che viene nel nome del Signore, osanna nel più alto dei cieli.
1. Così la prima stichira del Vespro inizia l'esaltazione della festa odierna. Veramente ci ha sempre radunati e ci raduna anche oggi soltanto la Chiesa, noi disseminati e dispersi per tutta la terra, anche se siamo figli dello stesso padre e della stessa madre, tuttavia siamo disuniti e separati dai confini, dai partiti e dai pensieri per lunghi secoli fino ai giorni nostri.
Essa unisce noi e tutto il mondo cattolico con la sua grazia divina e con la sua forza soprannaturale. Essa unisce insieme tutti noi Ucraini, disseminati per il mondo intero, da due millenni, non soltanto con la sua soprannaturale forza, mistica ed invisibile, con i suoi Santi Sacramenti e con il suo Capo visibile, il Papa, ma inoltre ci unisce con un comune rito bizantino-ucraino, con i comuni sentimenti nazionali e tradizioni e con una comune storia ecclesiastica e nazionale. Quali motivi, quali pensieri ci hanno radunati per l'odierna Liturgia, in questo silenzioso tempio dei Padri Basiliani? Anzitutto oggi è Domenica ed essa ci chiama, dopo le fatiche e il lavoro di tutta una settimana, in chiesa per la Santa Messa, per innalzare il nostro pensiero a Dio, ringraziandoLo per tutti i benefici e per chiedere a Lui la Sua assistenza.
Già nell'entrare in chiesa abbiamo incontrato nel maestoso mosaico l'occhio misericordioso di Gesù benedicente.
2. Ci raduna qui anche il ricordo degli avvenimenti evangelici, che oggi celebriamo, e cioè, come avete sentito leggere nel Santo Vangelo — la resurrezione di Lazzaro e l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme —.
Viveva in Betania una famiglia benedetta: il fratello Lazzaro e le sue due sorelle Marta e Maria. Essi erano completamente consacrati a Gesù Cristo ed Egli vi si recava qualche volta, per riposarsi, per consolarli, consigliarli e rallegrarli, poiché come dicono da noi: « L'ospite in casa, Dio in casa», e da loro veniva il Figlio di Dio in persona. Si avvicinava la Santa Pasqua, Gesù si trovava ancora fuori della Giudea. E proprio allora era capitata una grande sventura alla famiglia di Betania: Lazzaro, che Gesù amava molto, era morto. Giunse la notizia al Signore da parte delle due sorelle di Betania che il loro fratello era ammalato. Tuttavia stranamente Gesù, che amava molto Lazzaro, non si affrettava per andarlo a guarire, ma si soffermò ancora per qualche tempo là, dove Lo aveva raggiunto la triste notizia, e soltanto dopo la di lui morte intraprese il viaggio verso la Giudea e verso Gerusalemme, dirigendosi poi verso Betania. Incontro a Gesù sono corse le due sorelle e cadendo ai suoi piedi, supplicando, dissero: « Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto» (Gio. XI, 21). Queste parole suonano come una specie di leggero rimprovero a Gesù Cristo. Faceva meraviglia a loro, agli Apostoli ed anche a tutta l'altra gente il fatto che Gesù avendo appreso della malattia di Lazzaro, non si fosse affrettato e non lo avesse risanato sollecitamente, ma aveva permesso la sua morte, e persino — come dicevano le sorelle — dopo quattro giorni la sua decomposizione nella tomba. E tanto più ciò era a loro incomprensibile, poiché Gesù stesso pianse sulla tomba di Lazzaro in segno della partecipazione al loro dolore, e tuttavia ha permesso che tutto ciò avvenisse.
Nessuno ha potuto indovinare la causa di un tale comportamento del Signore. Così come anche noi oggi non sappiamo, perché mai il Signore manda su di noi delle prove così pesanti. Ma come su Lazzaro, così anche su noi il Signore ha i suoi piani, che ci sono sconosciuti. Ha fatto questo Gesù Cristo anche nei riguardi del suo più caro amico Lazzaro, per poter poi esclamare a gran voce: « Lazzaro, vieni fuori » (Gio. XI, 43). E così avvenne uno straordinario miracolo, poiché Lazzaro che era già cadavere ormai decomposto nella tomba, uscì fuori vivo. E tutti i presenti pieni di gioia, alla vista del portentoso avvenimento, hanno cominciato a lodare e ringraziare Gesù Cristo, che aveva offerto ai loro occhi una testimonianza indiscutibile della sua onnipotenza e della sua divinità. Non fa meraviglia quindi, che quando Gesù Cristo montato sull'asinello si diresse a Gerusalemme, tutti Lo acclamarono come re, stendevano i loro mantelli per terra e gettavano i ramoscelli degli alberi, gridando: « Osanna! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele! » (Gio. XII, 13).
3. Questo ingresso trionfale di Gesù Cristo è il suo trionfale ingresso simbolico attraverso tutti i secoli; ingresso nelle singole anime e nei cuori nel ricevere i Santi Sacramenti, e particolarmente la Santa Eucaristia; ingresso nei villaggi pagani con la predicazione evangelica, il Suo trionfale ingresso nei paesi e nelle città durante le grandi feste e ricorrenze sacre o il Suo trionfale ingresso nei Congressi Eucaristici e nelle feste nazionali. Celebrando la memoria dell'ingresso trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme, anche noi oggi Gli andiamo incontro con i nostri ramoscelli benedetti. E con questo trionfale ingresso di Gesù Cristo non possono paragonarsi in alcun modo i più solenni ingressi dei più celebri condottieri, capi di popoli e sovrani, poiché tutti sono passeggeri e il trionfo di Cristo dura in eterno. Ad esso prendono parte tutti gli Angeli e tutti gli uomini di buona volontà.
4. Il giorno odierno è solennizzato anche da un'altra festa, che secondo il calendario antico si celebra in Ucrania, ed è la festa dell'Annunciazione, cioè quel momento solenne in cui l'Arcangelo Gabriele ha portato dal cielo sulla terra la più bella, la più consolante e la più importante notizia nelle sue conseguenze, l'annuncio cioè della prossima venuta di Cristo, che affrancherà il genere umano dal peccato, edificherà il suo regno, la Chiesa « e il suo regno non avrà mai fine » (Luc. I, 32). Poteva forse esserci per l'uomo qualche cosa di più consolante di ciò che annunciava l'Arcangelo, che il Figlio di Dio lo avrebbe liberato da ogni peso, tormento, malattie, afflizioni; la fame, il freddo, i rimorsi, perdonandogli le sue colpe e mondando dei suoi peccati? E attraverso i secoli Egli porta sollievo agli uomini, toglie da loro i peccati, monda la loro coscienza, li fa figli di Dio, addolcisce la vita amara, li consola nella sventura e nella prigionia; in una parola li riconduce dall'inferno al cielo! E guardate la terra, come essa muta il suo volto, come ovunque sorgono case di cura, di sollievo e di carità, sorgono scuole e chiese, nelle quali si radunano i fedeli, per dimenticare ogni cosa terrena e per convergere lo sguardo verso Dio, per distogliere la propria attenzione dagli affanni quotidiani, dalle afflizioni materiali, e ricordarsi che c'è ancora una vita diversa, più alta e più perfetta, la vita dello spirito e la vita eterna.
5. Quando diamo poi uno sguardo alla nostra terra, vediamo che la prima buona novella ha portato l'Apostolo Sant'Andrea ai nostri antenati Sciti. Essa ha cominciato lentamente a mutare le loro anime e quelle dei loro discendenti, rendendole più nobili e più fini. In tal modo ha innalzato la loro natura e la loro cultura. La terra ucraina è stata abbellita da templi, da principio di semplici tende con altari trasportabili, e in seguito di legno e di pietra, chiese di grande pregio artistico di cui si gloria fino ai giorni nostri tutta la terra ucraina e tutto l'Oriente. « E il regno di Gesù Cristo non avrà fine ».
6. Cari Fratelli e Sorelle! La nostra grande gioia oggi viene aumentata ancora da un altro avvenimento, di cui voi siete stati testimoni, e cioè le solenni ordinazioni sacerdotali di 5 giovani monaci. Questa gioia completa le nostre gioie precedenti, poiché le rafforza e le mette maggiormente in evidenza. Ricevere l'ordinazione sacerdotale, significa entrare nelle file degli Apostoli di Gesù Cristo e continuare la Sua benedetta missione, predicare il Vangelo, offrire il Sacrificio Incruento. Poiché proprio essa (la Missione Apostolica) è quella grazia divina per il genere umano, che lo innalza, lo nobilita e lo santifica. Ed innanzi tutti i sacerdoti stessi, poiché essa li fa uguali agli Angeli nel loro servizio, anzi li pone ancor più in alto, dà loro la possibilità d'innalzarsi alle più alte vette della santità e di ottenere da Dio con i Santi Sacramenti le più grandi grazie e aiuti; in una parola li innalza alla più alta dignità sulla terra, dignità, che essi non perdono né in questa vita né nell'eternità. Ma essa non è soltanto per i sacerdoti. Essi sono posti a custodia della fede e della morale di tutto il popolo, essi sono consacrati per santificare il popolo, introdurlo mediante il Battesimo e la Cresima nella Chiesa, rimettere i peccati e tutte le colpe, santificare le anime, nutrirle con la S. Eucaristia ed aumentare la loro vita soprannaturale, santificare il matrimonio degli uomini, consolarli, sollevarli ed incoraggiare nelle malattie coloro che soffrono e che agonizzano. Ed innanzi tutto il sacerdote: « proveniente dagli uomini, è costituito a vantaggio degli uomini per i loro rapporti con Dio, allo scopo di offrire oblazioni e sacrifici per i peccati; egli può essere indulgente verso gli ignoranti e i traviati, poiché anch'egli è soggetto a debolezza, e per questo deve, come per il popolo, così per se stesso offrire sacrifici in espiazione dei peccati. E non c'è alcuno che assuma da sé la dignità, ma chi vi è chiamato da Dio, com'è il caso di Aronne » (Ebr. V, 1-4).
Essi avendo ricevuto oggi questa massima missione in terra, diverranno altrettanti medici delle anime, annunciatori di pace e di amore, che offriranno sempre il Sacrificio Incruento per i peccati degli uomini ed imploreranno l'aiuto nelle sventure per tutta l'umanità, e soprattutto per il nostro infelice popolo ucraino. Ma forse qualcuno di voi osserverà che oggi tanti sacerdoti, sopratutto in questi tempi così difficili, dissipano questa loro missione, ed invece delle benedizioni attirano le maledizioni per il proprio popolo, per tutta la Chiesa e per tutta l'umanità. Questo senza dubbio è il fatto più doloroso nella storia della Chiesa di Gesù Cristo e del sacerdozio. E qui non possiamo cambiare nulla, poiché tale è la legge di Gesù Cristo. Egli, Dio, scelse 12 Apostoli, ma uno di loro, Giuda, Lo tradì. Non lo potrà mutare nessun Vescovo nonostante tutte le sue premure e gli sforzi di carattere soprannaturale e naturale, poiché Gesù Cristo volle — e questo è una legge — che ogni persona, ed anche ogni sacerdote avesse la volontà libera, e non fosse una macchina o manichino, ma perché con la sua libera volontà conquistasse e si meritasse il Regno di Dio per sé e per gli altri.
Tuttavia con la libera volontà egli può smarrire la giusta strada, ma senza badare a queste perversioni, bisogna dire con piena consapevolezza, che il sacerdote è un benefattore dell'umanità, e ciò a cominciare dagli inizi della sua storia fino ai giorni nostri. Tale benefattore egli era già nella storia dell'Assiria, di Babilonia e dell'Egitto; egli indirizzava lo spirito umano dalla terra verso il cielo, egli era creatore della sua cultura, artefice della sua psiche e della loro tecnica, della scienza, letteratura, e ciò anche in tempi pagani, per non parlare già dei tempi della storia del popolo ebraico e cristiano. I nemici di Gesù Cristo oggi dimenticano tutto ciò, e con le loro diffamazioni, calunnie, scherni e derisioni dei sacerdoti, vogliono disonorare la Chiesa di Gesù Cristo e la dottrina di Dio. Voi vedete con i vostri stessi occhi qui a Roma i grandiosi templi ed opere d'arte innalzati dal clero. E che aspetto avrebbe oggi Roma e tutta la terra senza di essi e senza circa 50.000 Santi canonizzati? Quanti sollievi, conforti ed aiuto portò il clero ai tempi delle ultime guerre mondiali, quanti dolori e distruzioni ha impedito il Santo Padre! Veramente il sacerdote era, è e rimarrà benefattore dell'umanità, e particolarmente il sacerdote ucraino per il popolo ucraino. Fu egli ad insegnargli vivere una vita spirituale alta ed intensa, sollevare la sua morale, attenuare la sua miseria, livellare le differenze tra i ricchi ed i poveri; egli gli insegnò a leggere e scrivere, creò per lui la letteratura, gli portò la più alta cultura, e ciò che è più importante, nobilitò la sua anima, gli insegnò ancora ad essere se stesso e conservare la sua individualità e consapevolezza nazionale; in una parola, lo santificò e lo fece figlio di Dio. Perciò sono di grande consolazione per noi i novelli sacerdoti appena ordinati per la Chiesa di Gesù Cristo, in particolare per l'Ordine Basiliano, e nuovi benefattori per il popolo ucraino e per tutta l'umanità.
7. Permettere, Cari Fratelli e Sorelle, che in questi momenti di gioia e di festa aggiungiamo anche la nostra gioia e consolazione personale.
Vogliamo qui esprimere pubblicamente a voi presenti e a tutti coloro che sono vicini in ispirito con noi in Ucraina, e a tutti gli amici di altre nazionalità il nostro più sentito ringraziamento per i saluti ed ossequi che ci hanno manifestato ed inviato, per gli auguri espressici, per le risoluzioni unanimi votate nelle Adunanze, per le generose offerte per i bisogni della Chiesa, e soprattutto per le preghiere e le Sante Messe offerte in occasione dello straordinario e felice avvenimento, per cui possiamo essere qui presenti in mezzo a voi ed offrire il S. Sacrificio a Dio Onnipotente. Particolarmente crediamo nostro sacro dovere di rendere pubblicamente un deferentissimo omaggio ed esprimere il nostro più sentito ringraziamento al Santo Padre per la ottenuta liberazione, agli Eminentissimi Signori Cardinali e Suoi Collaboratori per l'aiuto prestatoci, ai nostri Eccellentissimi Metropoliti, Arcivescovi, Vescovi, al Clero e a tutti i fedeli Ucraini e non Ucraini per l'immeritato amore, benevolenza, premure e per tutto ciò che hanno fatto per me.
Qualche volta ci spaventa il fatto di vedere e sentire tante speranze riposte, tante aspettative e desideri accesi intorno alla nostra persona, a causa delle nostre povere e deboli forze, ma ci rafforza nello spirito l'onnipotenza di Dio, che non conosce nessun impedimento né difficoltà. Ci incoraggia e ci sostiene il grande amore e carità del Santo Padre verso di noi, che ci diede già così grandi prove delle Sue paterne premure ad ogni passo ed in ogni tempo. Egli, che avendo messo sotto la guida di 2 Metropoliti altri 13 vescovi, ha iscritto il Suo nome a lettere d'oro nella storia ucraina.
Abbiamo l'incrollabile fede e speranza nel particolarissimo aiuto di Dio per il Successore di Gesù Cristo in terra, il quale per la Sua grande scienza ed esperienza, e soprattutto per tutti quei benefici, che ci sono venuti attraverso la Sue mani, sarà per noi pegno anche per il futuro. Nelle Sue mani Egli tiene i fili della vita di tutti i popoli, e particolarmente della vita spirituale. Non dimentichiamo che anche Gesù Cristo permise la morte e la decomposizione del corpo di Lazzaro, per farlo risuscitare!
Non c'è dubbio, che davanti a noi nella nostra vita e nella vita della Chiesa si svolge la Settimana di Passione, che dinanzi a noi sta ancora un grande lavoro e grandi sofferenze, poiché anche dopo la resurrezione di Lazzaro e dopo il trionfale ingresso in Gerusalemme, giunse la Settimana di Passione, venne il tradimento di Giuda e la morte sulla croce. Ma questa è la legge di Dio, che intreccia il dolore con la gioia, e questo capita nella vita non solo di singole persone, ma di interi popoli, che dopo il Venerdì Santo arriva sempre la Resurrezione di gioia. « E chi vive e crede in me non morrà in eterno » (Gio. XI, 26).
Vogliate accettare in questa occasione i miei migliori auguri e voti uniti all'assicurazione di preghiere per la Santa Pasqua, perché possiate passarla nella felicità, in buona salute e letizia. Festeggiatela per la gloria della Chiesa e del popolo, e ricordatevi anche di noi indegni nella vostra gioia familiare, poiché con lo spirito e preghiere noi siamo sempre con voi.



