DISCORSO SUL CONCILIO ECUMENICO ALLA TELEVISIONE ITALIANA
Проповіді, промови
XII
Il Metropolita Josyf Slipyj è intervenuto venerdì 14 settembre alle ore otto di sera alla televisione italiana con un discorso sul significato della Chiesa Orientale nei Concili Ecumenici in generale e in questo Concilio in particolare. In questo modo milioni di telespettatori italiani hanno avuto la possibilità di vedere il coraggioso Metropolita ucraino, che gode in tutto il mondo culturale — e specialmente qui in Italia, che è attualmente la sua dimora temporanea — di grande rispetto e sincera simpatia.
La televisione presenta il Metropolita nel parco vaticano, dove egli, seduto su una delle panchine, pronuncia il suo discorso. Durante l’intervento vengono inoltre mostrate anche altre parti di Roma dove il Metropolita Josyf ha celebrato le funzioni liturgiche oppure ha ordinato nuovi sacerdoti ucraini. L’intera trasmissione televisiva ha suscitato nei telespettatori italiani un’impressione molto profonda e positiva. Il Metropolita parlava in lingua italiana.
Di seguito presentiamo la nostra traduzione ucraina di quel discorso.
***
1. In questa breve conversazione parlerò della storia e dell'importanza degli Orientali nei diversi Concili Ecumenici. In essi la Chiesa d'Oriente agiva come soggetto ed oggetto. Come soggetto, prendeva parte a tutte le definizioni, nell'approntare i canoni e i rimedi per assicurare lo sviluppo della Chiesa nell'avvenire. Come oggetto, essa era spesso argomento di trattative per l'Unione con la Chiesa Universale. La parte avuta dall'Oriente nei Concili, nonostante alcuni insuccessi, è stata sempre di grande importanza. Nei primi 8 Concili Ecumenici, che sono in prevalenza lavoro della Chiesa d'Oriente, furono definiti i dommi più difficili e fondamentali della dottrina cattolica: sulla Trinità e la Cristologia; la Chiesa fu preservata dalle eresie e dal settarismo; e fu delineato il principio dell'unità della Chiesa per il futuro.
2. Ma poi venne la tanto deprecata separazione: le differenze linguistiche, che impedivano di chiarire le sorgenti differenze dottrinali, l'ostilità dei popoli e delle nazioni, la divisione degli imperi e soprattutto gli eventi politici, hanno distrutto l'unità della Chiesa. Nel contempo però non mancarono tanti nobili sforzi per ristabilire e conservare l'unità della Chiesa antica, soprattutto nei secoli XI-XV. Ricordiamo i grandi santi uomini come il patriarca Pietro d'Alessandria (contro Cerulario), il patriarca Vechos, il patriarca Bessarione e Isidoro nei Concili di Lione e Firenze, e molti altri, dei quali conosciamo e non conosciamo i nomi e gli sforzi.
E non dobbiamo dimenticare che il Metropolita di Kiev Isidoro consiglio al Papa Eugenio IV di non recarsi al Concilio di Pisa e di Basilea, che difendevano la falsa dottrina della supremazia del Concilio sopra il Papa, e di iniziare invece le trattative con gli Orientali. Così si riuscì a distruggere le false dottrine occidentali della supremazia del Concilio sopra il Papa, che potevano trascinarsi ancora per decine di anni in seno alla Chiesa.
L'autorità della Chiesa Cattolica fu così rafforzata e il Concilio di Ferrara-Firenze ha chiarito le differenze teologiche e disciplinari tra l'Oriente e l'Occidente, ricostituendo per qualche tempo l'unità della Chiesa di Cristo sotto un solo Pastore Visibile - il Papa.
Il Concilio non riuscì ad affermare stabilmente quell'unità, ma le definizioni del medesimo diventarono il fondamento inconcusso dell'unità della Chiesa e la guida maestra per il futuro. Parte dei Greci, degli Armeni, dei Copti, degli Ucraini, dei Biancoruteni, dei Romeni e dei Russi sono rimasti fedeli alla Chiesa Universale sotto la guida del Romano Pontefice, e bisogna dire che essi sono sempre stati un ponte fermo e vivo della unione, nonostante l'ostilità ed opposizione dei loro fratelli separati.
3. Messa in difficoltà la riunione di tutto l'Oriente nel Concilio Ecumenico di Firenze dall'invasione dei Turchi, la Chiesa nell'Ucraina e nella Biancorutenia decise dopo di dichiarare la sua unione con la Santa Sede Romana nell'anno 1596 nel Sinodo di Berest, sottolineando per bocca del mio illustre predecessore, il Metropolita Ipazio Potij — « che noi non introduciamo nulla di nuovo, ma ricostituiamo lo stato della Chiesa dei nostri predecessori, ciò vuol dire del Metropolita Isidoro nel Concilio Ecumenico Fiorentino e prima ». La Sede Apostolica non è stata impaziente, come vorrebbero far credere alcuni storici. L'unione delle parti del disunito. Oriente era una vitale necessità per le particolari Chiese delle singole nazioni, che cercavano aiuto nella Santa Sede per non perire anzi tempo. Non c'è da meravigliarsi che in una tale situazione disperata, esse convulsamente si attaccassero a taluni segni non essenziali della cattolicità, cercando di restare nell'unione a qualsiasi prezzo, deformando il proprio rito orientale e la disciplina. D'altra parte, con rincrescimento, bisogna rilevare che alcuni pseudozelatori per poter rafforzare le loro posizioni nazionali, invece di convergere la loro attenzione sui non cattolici, si dirigono sul sentiero di minor opposizione e costringono i cattolici dei riti orientali di passare al rito latino, contrariamente alle espresse proibizioni dei Sommi Pontefici. Con questa loro opera erronea distruggono la propaganda della Chiesa Cattolica.
D'altronde, mi permetto qui di esprimere un mio pensiero, e cioè che durante il secolo XVI l'Occidente non si interessava molto per la Chiesa d'Oriente perché era costretto ad occuparsi dei protestanti-evangelici. Di conseguenza, i polemisti cattolici restrinsero la posizione cattolica nelle varie questioni in confini troppo angusti, che ora i Teologi contemporanei si sforzano di rettificare, specialmente nei riguardi dell'unità della Chiesa e del suo mandato di conservare intatta la Sacra Scrittura e la Tradizione.
4. Nel Concilio Ecumenico Vaticano II il valore storico della Chiesa in Oriente si manifesta con uguale forza che nei secoli passati. La Chiesa dell'Oriente è un importante segno visibile dell'unità, della cattolicità e dell'universalità della Chiesa. E ciò non soltanto per la sua esoticità esterna orientale, che risplende così piacevolmente nella massa dei Vescovi occidentali con la sua maestosa ieracità, ma anche perché allarga l'aspetto cattolico ed universale con la sua disciplina, liturgia, rito e lingua. Ai Vescovi così riuniti s'addicono veramente le parolee di S. Paolo ai Corinti: « Vos estis testimonium », lettera conosciuta... e letta da tutti gli uomini... scritta con lo Spirito di Dio (II Cor. 3, 2).
I rappresentanti della Chiesa Cattolica d'Oriente lavorano in molte Commissioni conciliari, prendono la parola in tutte le questioni della Chiesa, sostenendo la propria opinione tradizionale. Il Concilio ha assunto una posizione oltremodo nobile nei riguardi della Chiesa in Oriente, come lo attestano gli Schemi preparatorii, basandosi sulle Encicliche rivolte alla Chiesa d'Oriente dai Sommi Pontefici: Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, e soprattutto da Giovanni XXIII e l'insegnamento di Papa Paolo VI. Tutti questi Papi hanno dato prova di magnanimità e di consapevolezza come Capi Visibili della Chiesa in toto orbe terraneo.
5. Il Papa Giovanni XXIII, col suo ingegno grande e perspicace, ma ancor più con la bontà del suo cuore, ha indicato alla Chiesa un nuovo modo di ravvicinamento. Egli ha preparato la via per la riunione coi fratelli separati, ed ha avuto l'eroica umiltà di dichiarare agli Orientali separati, che rigettano sull'Occidente la colpa della separazione: State tranquilli, la colpa della separazione la prendiamo anche sulle nostre spalle. Veramente: Agnello di Dio che toglie i secolari peccati delle eresie e delle separazioni.
E' chiaro che il Concilio non può occuparsi di tutte le locali particolarità; ma la cosa più importante è l'approvazione dei principi che, talvolta anche con sacrificio e difficoltà, bisognerà introdurre nella vita.
Molte cose, di cui si lamentano gli Orientali, appartengono ormai alla storia e perciò sono già superate. Come ha dichiarato Papa Pio XI, gli sbagli commessi sono da attribuirsi alle singole persone, cui mancava una adeguata istruzione. La Santa Chiesa ha fatto enormi sforzi e numerosi tentativi in meglio e taluni desideri sono purtroppo ancora non soddisfatti specialmente « propter politicas relationes et constellationes » per le politiche relazioni e combinazioni. Noi Orientali dobbiamo confessare che molte cose di cui ci lamentiamo, sono avvenute « propter negligentiam Orientalium» per la negligenza degli orientali. Molte Encicliche sono state emesse dai Romani Pontefici negli ultimi tempi in favoree degli Orientali, costituenti veramente un glorioso elogio sulle Chiese nell'Oriente. Ma avevano da superare grandi difficoltà nei territori cui si riferivano, e gli Orientali stessi potevano fare di più per la loro pratica attuazione.
6. Anch'io, come orientale, vedo molti ostacoli per lo sviluppo, il progresso e la riunione della Chiesa Orientale; ma vedo anche non minori possibilità di successo, togliendo pian piano i vari ostacoli e le cause del malcontento. in conditioni dite reni, o dulbo che iei rientalia la Spro vita dail spunti molto originali, la loro vita contemplativa e con le loro singolarità, manifestano anche ora l'universalità della Chiesa e ricordano che è stato l'Oriente a portare la fede all'Occidente!
Si mostra così nel Concilio il vero volto della Chiesa Cattolica. Avendo Gesù Cristo fondato una sola Chiesa universale sotto un solo Pastore Visibile, non c'è posto per un'autonomia orientale come non c'è per una autonomia occidentale; ma nello sviluppo delle Chiese locali durante i vari secoli, varie singolarità tradizionali sono state approvate espressamente o tacitamente dalla suprema giurisdizione. Nessuno può vietare a tutti i cattolici e specialmente ai cattolici in Oriente di lamentarsi di soprusi religiosi, rituali e disciplinari ed ottenere il suo dritto. Ma la mania della critica non deve nuocere alla giusta causa. Soprattutto deve regnare lo spirito dell'unità e sottomissione al Pastore Supremo, specialmente durante il Concilio Ecumenico. Ogni Vescovo è Vescovo « pleni iuris » di pieno diritto, fintantoché egli rimane in unione con Pietro. Quando egli se ne distacca, la sua posizione diventa anormale, e per questo tutti gli Orientali sono persuasi che la separazione non è una cosa normale e stabile, ma malata. La giurisdizione ordinaria nella Chiesa « non est collegialis », non è collegiale composta ciò collegialmente dal Papa e da tutti i Vescovi del mondo; ma la giurisdizione del Papa è suprema, e ad essa è subordinata la giurisdizione dei Vescovi, come gli apostoli erano sottomessi a San Pietro. Questa suprema giurisdizione è riconosciuta anche dagli Orientali. Il Concilio ecumenico non è un collegio dei vescovi, come collegio dei Cardinali ma la Chiesa (non rappresentanti della Chiesa) la Chiesa stessa universale docente coll'assistenza dello Spirito Santo e perciò infallibile.



