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OMELIA NEL QUINTO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI PADRE KYRYLO KOROLEVS’KYJ

22 aprile 1964
Проповіді, промови
XII

Riportiamo da «L’Osservatore Romano» del 22 aprile 1964 l’omelia pronunciata dal Metropolita-Primate Kir Josyf nel Collegio Greco di Sant’Atanasio in occasione del quinto anniversario della morte di padre Cyrille Korolevsky.


Una delle più gravi parole di Gesù Cristo, che si inseriscono nella vita profondamente, sono state quelle che ebbe a pronunciare: «Se qualcuno vuole venire dietro a me rinunzi a se stesso» (Mt. 16,24).

Quanti milioni di ardenti ed entusiasti discepoli hanno trovato Gesù Cristo in questi XX secoli; hanno rinunciato alle comodità della vita, ai loro desideri umani e terreni, alle necessità materiali e alle ricchezze, ed hanno preso la croce di Gesù, per realizzare i grandi ideali del Regno dei Cieli, cioè della Sua Chiesa. E fra queste innumerevoli schiere s'innalza la figura di Padre Cirillo Korolevskij, anima ornata di tante virtù cristiane.

Stiamo facendo la commemorazione del quinto anniversario della sua morte. Non è passato molto tempo dal 19 aprile 1959; e ormai qui ci sono pochi dei suoi amici, collaboratori e coetanei. Per questo motivo si rende necessaria questa celebrazione per la sua anima eletta e la commemorazione della sua opera, fatta per la Chiesa cattolica e specialmente per la Chiesa dell'Oriente, in particolar modo in questa chiesa di S. Atanasio in cui P. Cirillo celebrava e concelebrava tante volte.

Padre Cirillo era di origine francese, figlio di medico ed era nato il 16 dicembre 1878 a Caen presso Angers. Crebbe come tutti i giovani francesi. Nella sua anima giovanile si scorge l'inclinazione per l'orazione e l'interesse per la Chiesa, non ostante che le correnti liberali avessero in quel tempo, in Francia, il predominio sull'opinione pubblica. Nelle mani del giovane erano capitati alcuni libri (P. Michel, Enc. «Orientalium dignitas»), che dovevano aprire nuovi orizzonti nella conoscenza delle Chiese Orientali e dei loro vasti bisogni, sulle estreme necessità di mezzi e di lavoratori. Ha cominciato a frequentare a Parigi la chiesa orientale «de Saint-Julien-le Pauvre» e sentì allora imperiosa la vocazione ecclesiastica ed entrò nel Seminario dei Padri Sulpiziani a Parigi con la ferma idea di diventare sacerdote di rito orientale. Era dotato da Dio di grandi capacità intellettuali.

Avendo cominciato gli studi teologici e non potendo esser ordinato a Parigi in quel tempo sacerdote orientale, lasciò la città ed andò a Damasco, presentandosi al patriarca melchita Mons. Geraigiri. Fu ordinato sacerdote dal patriarca Mons. Cirillo Geha il 24 agosto 1902, mutando il suo nome di Giovanni Francesco in quello orientale di Cirillo.

Dopo poco tempo divenne professore a Beirut e collaboratore della rivista «Echos d'Orient», invitato dal P. Luigi Petit, assunzionista, professore a Kadiköi, e di quella «Al Machriq» (1905-1909) e si mise con molto zelo a studiare la storia della Chiesa dell'Oriente, scrivendo parecchi articoli sulla Chiesa melchita. Questo lavoro costituì una fruttuosa introduzione preparatoria all'opera di 3 volumi sulla storia della Chiesa melchita: «Histoire des Patriarcats melkites».

Per qualche tempo abitava presso i Padri Bianchi a Gerusalemme. Nell'anno 1907 P. Cirillo giunse a Roma per la celebrazione del XV centenario della morte di San Giovanni Crisostomo. Egli profittò di questa occasione per scrivere alcuni articoli su San Giovanni Crisostomo, e sentendo parlar molto del Metropolita Andrea Szeptyckyj, fece un viaggio fino a Leopoli e qui decise di passare all'eparchia di Kamenec-Podilskyj, che apparteneva al Metropolita Szeptyckyj. Da quel tempo (1907) egli si dedicò all'Oriente slavo. La cosa più dolorosa per lui, era la latinizzazione della Chiesa orien-tale. Con tutta la sua anima egli sentiva compassione per la povera Chiesa orientale, che veniva abbandonata dai ceti agiati, ricchi e potenti e seguita ed appoggiata soltanto dalle classi più povere ed umili dei cittadini e contadini.

Non potendo recarsi in Russia, egli ritornò a Roma e prosegui i suoi studi. A quel tempo egli si occupava anche degli italo-greci della Calabria, Lucania e collaborava in pari tempo alla rivista «Bessarione». Tutto preso dall'idea di salvare la Chiesa orientale con i suoi riti e diritti, con vivo interesse lesse l'istruzione del Papa Clemente VIII sulla conservazione del rito greco, facendosi collaboratore di varie riviste e dizionari specializzati. Nel frattempo era scoppiata la prima guerra mondiale ed egli dovette ritornare in Francia; e sotto l'influsso della propaganda zarista, molto diffusa in Francia in quel tempo, fu arrestato a causa delle sue relazioni col Metropolita Szeptyckyj. Questi furono gli anni più duri per lui, ma egli non si scoraggiò. Una volta liberato, dopo la guerra ritornò a Roma e qui rese un grande servizio per la riorganizzazione del lavoro a favore della Chiesa orien-tale, avendo imparato tante lingue orientali e preso contatto col P. Placide de Maistre ed altri orientalisti (prof. Zaboughin, P. Verighin, P. Berezovskyj).

Il Papa Benedetto XV fondava intanto nel 1917 la Sacra Congregazione per la Chiesa Orientale e l'Istituto per gli Studi Orientali. Contemporaneamente il Padre Cirillo lavorava nella Biblioteca Vaticana per la sezione orientale e Papa Pio XI nell'anno 1926 lo nominava Consultore della Sacra Congregazione Orientale, e qui egli sviluppò le sue doti d'intelligenza e di vasta cultura, era anche stato inviato dal Papa Pio XI nell'Oriente slavo e greco per raccogliere i libri e i manoscritti.

Nell'anno 1920 il Metropolita Andrea Szeptyckyj, dopo la guerra, venne a Roma e fu inviato in America come Visitatore Apostolico. Tornato a Roma nel 1923, Padre Cirillo, insieme col Metropolita Andrea, fondò «Stoudion».

In quel tempo comprò un terreno a Monteverde, volendo costruire un monastero per gli Studiti. Il Metropolita lo incaricò di raccogliere i documenti per la beatificazione del Metropolita Joseph Rutskyj (1613-1637). Da quando Andrea Szeptyckyj divenne metropolita egli cominciò a raccogliere i documenti a Roma riguardanti l'Unione. Egli vi contribuì con lavoro personale e con i mezzi finanziari, avendo incaricato anche altri archivisti, tra i quali il maggior lavoro fece P. Korolevskij. Il frutto di questo lavoro sono 15 volumi dei raccolti documenti.

Nell'anno 1927 P. Cirillo Korolevskij venne nominato membro della Commissione pro Russia, come sacerdote dell'Esarcato Russo, nel 1929 divenne membro della Commissione preparatoria per la Codificazione del Diritto Canonico Orientale. Nell'anno 1931 egli fu nominato membro della Commissione Liturgica, che col suo aiuto fece un lavoro gigantesco, approntando diverse edizioni di numerosi libri liturgici. Nell'anno 1932, insieme col P. Gatti egli pubblicò l'opera dal titolo: «I Riti e le Chiese Orientali» e scrivve varii articoli nella rivista «Orientalia Christiana», nel «Bollettino di Grottaferrata» e nella rivista «Unitas». A quel tempo scrisse pure un libro sulla liturgia: «Liturgie et langue vivante», e la vita del Metropolita Andrea Szeptyckyj, di cui egli era «manus dextera» nel suo geniale e titanico lavoro per l'Oriente slavo. Nel 1939 P. Cirillo compiva 65 anni di vita, ma era ancora pieno di attività. Il suo stile era vivo, attuale e vigoroso.

Quando il Card. E. Tisserant venne nominato Segretario della Sacra Congregazione per la Chiesa Orientale, conoscendo P. Cirillo dal lavoro nella Biblioteca Vaticana, lo fece suo intimo collaboratore e l'attività del Padre Cirillo fu più vasta, più profonda e più proficua. Tra i suoi numerosi e preziosi lavori uno se ne distingue sopratutti «L'Uniatisme», pubblicato nel 1927, nel quale egli si oppose categoricamente contro la latinizzazione del rito e del diritto orientale, — contro l'opinione prevalente a Roma da tanti anni e sostenuta da alte ed influenti personalità. Era veramente un momento critico, ma la sua opera ha fatto epoca nella storia delle Chiese orientali cattoliche. La Santa Sede seguendo la sua illustre tradizione da antichissimi tempi, e specialmente dal Concilio di Firenze e di Berest Litovsk, ha dato ragione alla posizione assunta dal Metropolita Andrea e da P. Korolevskij, e in quella direzione si è sviluppato il lavoro in favore delle Chiese Orientali. Di questi lavori e frutti approfittiamo anche noi nel Concilio Ecumenico Vaticano II.

La persona del Padre Korolevskij è veramente una grande e esotica figura orientale, lasciando a parte le varie forme nella vita, egli consacrò tutte le sue forze, le sue virtù, la sua intelligenza e la sua vasta erudizione per la Chiesa d'Oriente. Egli non cercava menzioni né onorificenze, ma era stimato e riconosciuto da tutti. Mettendo a parte la debolezza fisica del proprio nervosismo, tutti chinavano la testa davanti a lui e dinanzi alla sua disinteressata consacrazione per la Chiesa Cattolica di Gesù Cristo. Ringraziamo oggi Iddio per questo apostolo e preghiamo che lo incoroni con il serto della gloria imperitura.

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PATRIARCA JOSYF SLIPYJ
герб Йосиф Сліпий
PATRIARCA JOSYF SLIPYJ

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