OMELIA IN ONORE DEL METROPOLITA DI KYIV ISIDORO
27 aprile 1964
Проповіді, промови
XII
Nella chiesa dei Santi Apostoli a Roma, domenica 8 marzo, il Metropolita Josyf ha celebrato, concelebrando con quattro vescovi e sei sacerdoti, una solenne funzione commemorativa per il riposo dell’anima del cardinale Isidoro, Metropolita di Kiev e di tutta la Rus’, decano del Collegio dei Cardinali e Patriarca di Costantinopoli.
La celebrazione si è svolta in occasione del 500º anniversario della morte di questo grande promotore dell’unione di tutti i cristiani, uno dei principali protagonisti del Concilio Ecumenico di Firenze.
Con il Metropolita Josyf hanno concelebrato il Metropolita Maksym Hermaniuk, l’Arcivescovo Ivan Buchko, l’Arcivescovo Gabriel Bukatko, il vescovo bielorusso Ceslaus Sipovich, il padre archimandrita dell’abbazia di Grottaferrata T. Miniši, il consultore padre Mychajlo Vavryk OSBM, il rettore del Collegio Greco E. Lian OSB, il rettore del Russicum I. Olschr S.I., il rettore del Pontificio Seminario Minore Ucraino Stefan Čmil, salesiano, e il postulatore Mychajlo Hrynčyšyn.
Alla celebrazione hanno preso parte anche quattro cardinali: G. P. Agagianian, B. Aloisi Masella, F. Cento e P. Marella, nonché rappresentanti delle Sacre Congregazioni, degli ordini religiosi, delle università, ambasciatori e un gran numero di sacerdoti e fedeli.
Papa Paolo VI incaricò il cardinale A. Cicognani di trasmettere al Metropolita Josyf un saluto e la Benedizione Apostolica. Il testo del telegramma era il seguente:
«Il Sommo Pontefice, esprimendo la propria soddisfazione per l’omaggio reso alla gloriosa figura del cardinale Isidoro nel 500º anniversario della sua morte, invita a ricordare le virtù e l’esempio di zelo apostolico di questo fedele servo della Santa Chiesa, affinché siano luce e incoraggiamento per tutti coloro che dedicano le proprie forze alla diffusione del Regno di Dio. A tutti i presenti alla celebrazione commemorativa, il Santo Padre impartisce la desiderata Benedizione Apostolica e paterna quale pegno dei più abbondanti doni celesti».
Dopo la preghiera dietro l’ambone fu celebrata al centro della chiesa la Panichida. Su un analogion erano deposti l’omoforio episcopale e la mitra, tre pani e il calice del cardinale Bessarione, conservato da oltre 500 anni nel monastero di Grottaferrata. Questo calice veniva utilizzato per la celebrazione della Divina Liturgia.
L’omelia, pronunciata in lingua italiana, il Metropolita Josyf la iniziò con le parole greche della Sacra Scrittura: «La memoria del giusto è benedetta».
Il testo completo di questa omelia fu pubblicato dal quotidiano vaticano L’Osservatore Romano nei numeri del 16-17 marzo.
«MEMORIA JUSTI IN BENEDICTIONE »
1. La memoria del giusto vivrà in eterno e sarà esaltata con mirabili lodi, così ci insegna Salomone, il sapiente dell'Antico Testamento. E in verità non è altrimenti che noi ricordiamo e commemoriamo il Giusto, il quale spese tutta la sua vita in esclusivo servizio di Dio, in intima unione di preghiera con Lui. Ogni sacrificio — tra cui, specialmente, la vita di preghiera con la consacrazione a Dio di tutti i beni, siano essi spirituali o materali, — raggiunge un grado altissimo di perfezione, quando questo sacrificio è totale e ingaggia tutta un'esistenza terrena.
Proprio oggi noi commemoriamo un grande giusto, un eroe ed un uomo di azione nel campo religioso. Per tutta la sua vita ardeva e palpitava di una fiamma ardente di immenso amore per Iddio e a Lui totalmente si consacrò fin dalla sua tenera giovinezza. Sono ormai passati cinquecento anni da quando l'illustre Metropolita di Kiev, il Cardinale della santa Romana Chiesa, il Decano del Collegio Cardinalizio il Camerlengo della S. Romana Chiesa e il Patriarca di Costantinopoli Isidoro è andato all'eterno riposo qui a Roma il 27 aprile l'anno 1463.
Egli è simile a Cristo già in ciò che si conosce poco delle sue imprese spirituali e della sua multiforme attività, come pure della sua profonda vita interiore. Forse potremmo conoscerlo molto di più; ma, finora, non ci fu alcuno che volesse consacrare le proprie forze allo studio di questa nobile figura piena di profondi insegnamenti. Neppure le date e gli anni della sua attività sono conosciute con certezza.
2. Isidoro proveniva da Morea in Grecia. Nacque tra l'anno 1380 e 1390 nella Metropolia di Monembasia. Ivi probabilmente entrò al monastero di san Michele e dei santi Angeli, in onore dei quali più tardi egli compose gli Uffici Liturgici. Alcuni anni dopo egli passò a Costantinopoli ed entrò a far parte del gruppo unionistico favorevole all'unione con la Sede Apostolica di Roma. Loro centro era il monastero di Selembra, dove viveva allora famoso Bessarione.
Là Isidoro conobbe la lingua paleoslava e la Metropolia di Kiev.
Quando divenne superiore del monastero di san Demetrio a Costantinopoli vi compose l'Ufficiatura Liturgica in onore di questo santo.
San Tommaso proponendo nella «Summa» la questione se la vita attiva o quella contemplativa sia superiore e più cara a Dio, afferma nella conclusione che vive più perfettamente il cristiano che sa unire la pietà, la preghiera e la contemplazione con l'impegno della vita attiva per la gloria di Dio. Sembra che nella storia della Chiesa si trovino pochi esempi di anime consacrate a Dio che abbiano saputo così armonicamente unire la vita di preghiera e di sacrificio con l'estesissima attività apostolica come lo fece Isidoro. L'amore per gli Uffici Divini, per la preghiera e contemplazione caratterizza tutta la sua vita. Gli scritti liturgici suindicati, la trascrizione del'Orologhion e del Liturgicon, che per la S. Sede servì di base per la nuova edizione del Liturgicon obbligatorio per tutti gli Ucraini, — imprimono già soli la caratteristica specifica del suo spirito di pietà. Come potrebbe essere diversamente per un pio monaco?
Infatti noi lo vediamo diventare, presto, superiore del monastero di san Demetrio a Costantinopoli; in quanto tale Egli doveva badare non solo alla propria vita spirituale e a quella dei monaci dipendenti, ma anche dirigere tutta l'attività esterna dei suoi confratelli. Quel monastero, con il suo superiore a capo, divenne un fattore importantissimo nella vita della Chiesa; con la sua preghiera, con le sue funzioni, col lavoro fisico, con le prediche ed esempi della vita di mortificazione divenne viva e palpitante predica della vita cristiana peri fedeli - compito impresso nel loro cuore di San Basilio il Grande e da san Teodoro Studita, rinnovatore della vitamonastica.
Ben presto l'attività di Isidoro esce dalle mura del monastero ed egli appare a Siracusa in una missione ecclesiastica.
Alcuni anni dopo egli guidò la delegazione del Patriarca e dell'Imperatore di Costantinopoli al Concilio di Basilea. E' evidente che ben presto si orientò nelle tendenze e correnti religiose di allora e vide chiaramente il pericolo che incombeva sulla Chiesa formulato nel principio: «Il Concilio superiore al Papa».
In quell'occasione egli dimostrò quale importanza avrebbe l'unione della più estesa allora Metropolia di Kiev con la Santa Sede. Distolse l'attenzione del Papa Eugenio IV dai Pseudoconcili e preparò i Greci per il Concilio di Ferrara e di Firenze. Con questo è legata la sua nomina nel 1436 da parte del Patriarca di Costantinopoli, Giuseppe II, a Metropolita di Kiev. Perciò, coll'intenzione di unire la Metropolia di Kiev, egli era partito in Ucraina a Kiev, e poi anche a Mosca. Durante tutto un anno cercò di far comprendere al clero ed ai fedeli la necessità dell'unione. Riuscì pure a convincere lo zar Basilio sull'importanza del Concilio per l'unione proclamato dal Papa Eugenio IV. Come rappresentante di questa grande parte della Chiesa, parti con numeroso accompagnamento attraverso Smolensk, Novhorod, RegioniBaltiche, Dorpat, Germania, Norimberga, Baviera e Tirolo ed arrivò aspettato e festeggiato a Ferrara. I Padri Conciliari già da tempo protraevano le discussioni teologiche, che li conducevano nelle situazioni insolubili e minacciavano lo scioglimento del Concilio. Proprio allora con la sua esperienza, con la sua persuasiva argumentazione, con la sua efficace mediazione riuscì a metterli d'accordo e proclamare la Bolla «LAETENTUR COELI» la quale divenne fondamento e guida per i secoli futuri.
Ora bisognava potenziare tutte le forze per dare vita a questo importantissimo atto per la Chiesa.
3. Come Legato Papale Isidoro ritorna di nuovo nella Metropolia di Kiev. Lo incontriamo a Venezia, dove gli pervenne la notizia della sua nomina a Cardinale, a Zagabria, Budapest, Sancz, Cracovia, Peremysl, Cholm, Leopoli, ed a Kiev. Dappertutto egli proclamava l'unione della Chiesa e innalzava il prestigio del rito bizantino allora disprezzato. Il re Vladislao emise il decreto dell'uguaglianza giuridica del nostro rito con quello latino. A Kiev Isidoro divenne padrone della situazione ed in linea di massima fu considerato come Metropolita, avendo preso possesso di Santa Sofia. Da Kiev egli si diresse a Mosca per proclamare l'Unione di Firenze. Fece il suo solenne ingresso a Mosca e durante la santa Messa, nella cattedrale dell’Assunzione in Cremlino, alla presenza dello stesso zar, lesse la Bolla «Laetentur coeli». Sembrava che si fossero avverati i grandi e lontani piani da tempo accarezzati. Però, in così breve tempo non gli fu possibile cambiare la secolare avversione di Mosca verso la Chiesa Cattolica in benevolenza e riconoscimento della Sede Apostolica.
Bisognava invece trattenersi più a lungo nell'Oriente e propagandare questa fondamentale tesi della fede cristiana: dell'unità della Chiesa e dell'unico Pastore. Ma lo zar, non volendo riconoscere nessuno superiore a lui, cominciò a dissentire ed a sobillare il clero; per conseguenza imprigionò Isidoro nel monastero di san Michele nel Cremlino. Pare che, non volendo provocare un conflitto, diede la possibilità a Isidoro di fuggire dal monastero. Questi si fermò a Tver presso il Principe Borys, quindi in Lituania ed in Ucraina. Si preoccupava di rafforzare l'Unione Fiorentina e lavorava in questo senso con tutte le sue forze. Sfortunatamente il governo polacco, capeggiato da Matteo, Arcivescovo di Vilna, parteggiava per l'Antipapa contro Eugenio IV e mise in discussione la giurisdizione di Isidoro e finalmente riconobbe come Metropolita della Lituania e dell'Ucraina il moscovita Giona, nominato dallo zar dopo la cacciata di Isidoro.
4. Isidoro s'accorse che non poteva sostenersi in questa situazione, e sapeva che simili questioni possono essere decise soltanto a Roma ed a Costantinopoli. Perciò egli si avviò di nuovo verso l'Italia e pervenne a Siena dal Papa Eugenio IV. Di lì paralizzava l'attività dell'arcivescovo Matteo e risolveva i più urgenti problemi della Metropolia di Kiev. Nello stesso tempo doveva occuparsi delle questioni patriarcali. L'Unione fiorentina ha incontrato a Costantinopoli una grande resistenza, forse più grande che nell'Oriente Slavo. Il Patriarca Giuseppe II morì a Firenze. Il suo successore fu Patriarca Mitrofano, e dopo un breve tempo sul trono patriarcale s'assise Gregorio III Mamme, che non era riconosciuto a Costantinopoli. Nel 1452 Isidoro andò a Costantinopoli, rinnovò l'Unione e fece riconoscere Gregorio III come Patriarca. Vedendo il grande pericolo turco, Isidoro cominciò a organizzare l'esercito. Giunsero alcune decine di navi dal Papa da Genova; ma queste furono insufficienti contro l'assalto turco. Costantinopoli cadde il 29 maggio 1453; morì pure gloriosamente nella battaglia Costantino Paleologo. Il Sultano Maometto, conoscendo l'importante contributo di Isidoro nella difesa di Costantinopoli, aveva chiesto la sua testa. Allora gli portarono la testa di un greco, caduto nella battaglia, con capello cardinalizio, mentre Isidoro si era rifugiato a Creta, da dove informò il Papa della catastrofe. Più tardi arrivò a Venezia, poi a Siena e quindi a Roma. Durante il viaggio si fermò a Bologna, dove si trovava allora il Cardinale Bessarione come Delegato del Papa. Qui Isidoro faceva le trattative col Doge di Venezia e con altri principi nutrendo la speranza di riconquistare Costantinopoli. Subito dopo egli fu nominato Decano del Collegio Cardinalizio e Camerlengo-amministratore di tutti i beni pontifici. Vedendo che non poteva più occuparsi della Metropolia di Kiev, diede le dimissioni, ed il Patriarca Gregorio Mamme conservò quale successore di Isidoro per la Metropolia di Kiev il superiore del monastero di San Demetrio, Gregorio il Bulgaro.
Nel 1459 morì il Patriarca di Costantinopoli Gregorio Mamme ed Isidoro fu nominato dal Papa a successore per la sede patriarcale di Costantinopoli. Isidoro intanto continuava ad organizzare la crociata contro i Turchi. Nel frattempo i Turchi avevano occupato la Grecia da dove riuscì a sfug gire Tommaso Paleologo il principe di Morea. Durante le trattative con lui Isidoro perdette conoscenza a causa dell'attacco cardiaco. Poi guarì, ma non poté più riacquistare in pieno la sua salute.
Con difficoltà prese parte ad una processione propiziatrice in cui veniva portato il cranio di Sant'Andrea. Pregava in ginocchio in San Pietro per la salvezza dell'Oriente. Ma il Signore non gli concesse questa grazia ed egli morì il 27 aprile 1463, e fu sepolto qui nella Basilica dei « Dodici Apostoli ».
5. Come vedete da questa breve biografia quanto egli si lanciasse come un leone in tutte le direzioni per difendere l'Unità della Chiesa contro i nemici. Al servizio della Chiesa egli consacrò tutte le sue belle qualità, la sua scienza eminente e tutta la sua prudenza. Ciononostante il Signore non gli concesse di vedere « La Gerusalemme Liberata ». Tuttavia la sua grande attività, svolta durante il Concilio di Firenze, per la Sede Apostolica, fu di guida per l'avvenire e l'Unione di Brest fu il suo frutto. Su di lui s'appog-giavano il Metropolita Michele Rahoza, Ipatij Potij e Giuseppe Veliamyn Rutskyj.
Isidoro amava i libri e la scienza, scriveva molte lettere pastorali, organizzava le missioni, l'esercito, l'assistenza caritatevole. Egli aveva molti amici tra Greci ed Italiani, aiutava tutti nelle necessità quando sapeva e poteva.
Però nelle sue esigenze personali era molto moderato, viveva da povero anche se amministrava i beni ed il denaro: tutto questo era frutto della sua virtù. Anche il più grande nemico suo e dell'Unione, Marco Eugenico di Efeso, riconosceva in lui la grande forza di carattere. Isidoro poteva arrivare tra gli Separati Ostodossi ai più grandi onori e posti di responsabilità, ma a tutto ciò egli preferiva l'Unità della Chiesa. In questa fede ed in questa convinzione rimase fedele fino alla morte, per ricevere la meritata corona di gloria.



