RICORDO DEL CARDINALE MARCELLO MIMMI
Проповіді, промови
XIII
Per felice coincidenza, nel disbrigo delle questioni della Chiesa Cattolica Ucraina, ho incontrato qui a Roma il Rev.mo Mons. Mario Rizzi, persona gentile, colta, intelligente e benemerita come Minutante della Sacra Congregazione per la Chiesa Orientale. Conversando, ho saputo che egli era originario di Bologna, e questo fatto suscitò in me dei ricordi molto piacevoli su quella bella città d'Italia.
Nell'anno 1925 io sono stato nominato dal compianto Metropolita Andrea Szeptyckyj Rettore del Seminario Ucraino Cattolico a Leopoli. lo avevo allora appena 33 anni ed accoglievo eredità nella direzione del Seminario dai Padri Basiliani ai quali era affidato la direzione per 5 anni. Il mio compito era molto difficile, perché mi ero preparato soltanto all'insegnamento, e non avevo esperienza, all'infuori della conoscenza teorica, per dirigere un Seminario. Inoltre i nostri sacerdoti, che erano adatti per occupare i posti di educatori nel Seminario, erano dispersi per tutta l'arcidiocesi, e l'ultimo Rettore del Clero Secolare del Seminario, il Vescovo Giuseppe Bocian era deceduto. Come Rettore, con l'aiuto di Dio ed efficace ausilio del Metropolita Andrea, ero riuscito a comporre il corpo insegnante nel numero di 7 persone e mi sono deciso di far un viaggio attraverso l'Europa, per conoscere da vicino i metodi pedagogici dell'educazione di allora del Clero nella Chiesa, e per vedere le attrezzature più moderne del Seminari diocesani. E così negli anni che seguirono ho visitato i Seminari d'Inghilterra, della Francia, Belgio, Germania, Austria, Cecoslovacchia e Polonia. Devo dire che queste visite erano per me molto utili in ogni Seminario si poteva « osservare» qualcosa interessante e utile che si poteva adattare e introdurre nel nostro Seminario. Anche i difetti e i lati negativi rilevati ci potevano far evitare gli errori e inconvenienti.
Nella mia memoria rimane, per esempio, vivo il ricordo di un colloquio col P. Rettore in Münster (Germania). Egli era già vecchio e non voleva lasciare il Seminario, perché era persuaso che nessuno avrebbe fatto meglio di lui. Senza dubbio aveva una grande esperienza. Tra l'altro, gli avevo chiesto, che cosa pensa lui di essere più importante per un Rettore del Seminario.
Lui pensando un poco mi rispose: la residenza. Ognuno nel Seminario deve sapere che il Rettore sta in casa e che ci si può sempre rivolgere a lui. Quando invece egli sta fuori e si assenta sovente, questo basta perché avvengano subito dei disordini. Anche oggi, dopo una lunga esperienza, posso affermare che aveva pienamente ragione.
S'intende, innanzi tutto ho creduto opportuno di vedere i Seminari diocesani d'Italia, che conoscevo per il mio soggiorno negli anni 1920-22 in Roma, per preparare la mia seconda tesi di abilitazione all'insegnamento di dommatica. « De principio spirationis in S.S. Trinitate». Ho visitato tutti i Seminari a Roma, Palermo, Siena, Pisa, Firenze, Genova, Milano, Padova, Venezia. Ho creduto opportuno ed indispensabile di essere anche a Bologna, celebre nella storia per la sua Università di studi giuridici (da XII s.) nella quale hanno studiato molti nostri studenti. Di qui proveniva anche il celebre Papa giurista Benedetto XIV.
La città di Bologna fece su di me allora una grande impressione per il suo meraviglioso panorama, per la grande educazione civica, nobile aspetto esterno, cosicché essa stava alla pari con le città più progredite d'Europa.
Le mie annotazioni più precise a riguardo si sono perduti a Leopoli « iniuria temporis ». Tuttavia qualche cosa rimase d'indelebile nella mia memoria di uomo anziano.
Insomma io avevo visitato allora quasi tutti i monumenti d'antichità di Bologna. Sono stato s'intende anche nella maestosa cattedrale, visitando la celebre sacrestia, il tesoro della cattedrale, ed ho visto i preziosi calici, le croci, i paramenti di vari stili, e mi sta ancora oggi dinanzi agli occhi il calice, che il Papa Benedetto XV aveva donato alla cattedrale. Esso è già in stile moderno, tuttavia geometricamente è stato eseguito con tale precisione e proporzioni così armonicamente, che senza dubbio può essere considerato un vero capolavoro. Qui debbo aggiungere che di calici ne ho visti a migliaia.
Il Papa Benedetto XV, mio benefattore personale, era uno dei componenti della Segreteria di Stato e divenne in seguito Cardinale di Bologna. Da lui veniva sovente da Roma Mons.Tedeschini ed era sempre informato delle questioni della diplomazia ecclesiastica. Ho visitato allora in Bologna anche altri monumenti l'Università, Palazzo del Podestà, Palazzo Comunale, Chiesa del Crocifisso, Chiesa di S. Paolo, Chiesa di S. Petronio, chiesa di S.Francesco e altre. So anche che ci sono a Bologna dei preziosi quadri di Giotto, di Giacomo Maggiore, Raffaelle, Perugino. Caraccia Tintoretto, Domenichino.In Bologna è morto S. Domenico 1221. Ma qui non è occasione di trattenersi lungo.
Prima di tutto ho diretto i miei passi verso il Seminario diocesano, poiché esso m'interessava da diversi punti di vista. L'aspetto del fabbricato è monumentale. Quando mi sono presentato in portineria, ho chiesto di vedere il Padre Rettore. Poco dopo mi venne incontro una persona relativamente giovane, più o meno di mezza età, di statura alta, snella, di viso simpatico, straordinariamente cortese, di corpo ben proporzionato. Egli m'invitò gentilmente ad entrare nel parlatorio e mi pregò di attendere un momento, dicendomi che il Padre Rettore sarebbe giunto tra poco. Io ho visto che egli era uscito nel cortile, in cui gli studenti facevano ginnastica sotto la guida di un insegnante laico di ginnastica. Sotto il suo comando gli studenti di teologia eseguivano con precisione gli esercizi ginnici. Per qualche tempo, attraverso la finestra io ho potuto osservare tutta quella procedura, che fece su di me una originale impressione, perché tutto questo io non avevo visto in nessun altro luogo, neppure nei più moderni Seminari della Germania. Ho capito subito l'importanza dell'elemento fisico nell'educazione del Clero. Mi venne in mente l'antico adagio: « mens sana in corpore sano » «reflectere et fructum carpere », poiché io personalmente fin da ragazzo amavo e coltivavo la ginnastica svedese da camera e non l'avevo tralasciato fino a quel giorno.
Dopo qualche tempo ritornò il mio interlocutore e si presentò come Rettore, mi chiese scusa, dicendomi che doveva essere presente durante gli esercizi ginnastici dei suoi seminaristi. Ci siamo soffermati durante il nostro colloquio sull'organizzazione del Seminario Teologico di Bologna, sul sistema educativo, la cappella, le sacre funzioni, lo studio, i Superiori, il vitto, Direttore Spirituale, prefetto, economo, l'orario giornaliero, professori e l'insegnamento. Al termine ho toccato la questione della ginnastica, chiedendogli che cosa lo avesse spinto a questo. La sua risposta era, che siccome i giovani alunni conducono una vita chiusa e sedentaria, essi hanno assoluto bisogno di movimento. Essi necessitano di una tensione fisica delle forze, per poter dormire meglio, e così pure anche nella vita ascetica questo fatto esercita la sua non trascurabile parte. Qualche volta non c'è neppure la possibilità di fare delle passeggiate più lunghe, e la ginnastica senza dubbio può sostituire in gran parte dinanzi alla finestra aperta o all'aria libera anche le più lunghe passeggiate. Secondariamente, che i seminaristi vi si assuefanno, ne sentono il bisogno e conservano questa buona abitudine nell'età futura anche in parocchia. Veramente il calcio, tennis, pallavolo, pallacanestro e altri giochi inglesi offrono anch'essi uno svago dopo il lavoro intellettuale tuttavia non tutti sono adatti e non tutti hanno la possibilità di prender parte ad essi nel Seminario ed altrove. Al contrario la ginnastica è obbligatoria per tutti ed ha un tempo assegnato a questo scopo. E quando gli avevo obbiettato che l'orario giornaliero degli alunni era già fin troppo stracarico di esercizi spirituali, insegnamento, meditazione, preghiere ecc., egli mi rispose che pur sempre vi si poteva trovare una mezz'ora adatta, durante le varie ore d'insegnamento e fare almeno alcuni esercizi ginnici. E chiaro che l'insegnante di ginnastica deve essere una persona adatta, credente, ed avere una esperienza e cultura fisiologica al livello universitario. Egli si accorgerà subito quali elementi sono ammalati. di cuore, di polmoni e di altre malattie, che qualche volta sfuggono all'occhio anche del più esperto Rettore. E con questo si può prevenire a molti inconvenienti fisici degli alunni, che possono avere un influsso negativo sulla loro vita ascetica e studentesca. La ginnastica forma e mantiene nell'uomo, che conduce la vita sedentaria come i seminaristi e la maggior parte dei sacerdoti, elasticità del corpo, lo preserva dalla staticità dall'irrigidimento, e persino dalle deformazioni del corpo. Il sacerdote è sempre davanti agli occhi dei loro fedeli, e soprattutto durante le sacre funzioni, può qualche volta, con le sue abitudini fisiche acquisite innocentemente, suscitare delle risa, e persino deprezzare l'Ufficio divino. Qualche volta i sacerdoti ingrassano tanto da suscitare ripugnanza nei fedeli, anche se loro, in definitiva non hanno alcuna colpa, ma sono responsabili in quanto non hanno adottato dei mezzi preventivi. Per l'anima pia, permeata di principi ascetici, l'apparizione di un sacerdote lento nei movimenti, impinguato e che si muove a mala pena, quanto meno non contribuisce all'elevazione spirituale. Noi abbiamo parlato ancora a lungo su questo tema. Il Padre Rettore mi ha accompagnato dopo in tutti ambienti del Seminario, dal solaio fino alla cantina; mi mostrava gli arredamenti della cappella, nelle singole stanze, e infine si fece premura d'invitarmi a pranzo. Tuttavia io non ho accettato l'invito a pranzo, approfittando soltanto di uno spuntino.
Mi ricordo anche che quando lui mandava i seminaristi a passeggio, dopo averli radunati tutti quanti nell'atrio del Seminario egli insieme con gli alunni recitava alcune preghiere molto attentamente, perché la Vergine Santissima e l'Angelo Custode li protegessero durante la loro uscita dal Seminario. Allora prendeva molto seriosamente l'educazione del Clero e il suo grande dovere e responsabilità. Accomiatandomi dal Padre Rettore io mi ero persuaso, che egli era persona molto idonea, capace, gentile e do grande profondità ascetica.
La sua profonda intelligenza, perspicacia, pedagogica cultura e spirito profondamente cattolico davano ben sperare per una luminosa carriera in seno alla Chiesa cattolica. La sua amabile figura rimase profondamente scolpita nella mia memoria, come una delle più significative tra i vari Rettori dei Seminari da me visitati in tutta l'Europa, e devo dire che ne ho visti a centinaia.
Quando sono tornato a Leopoli, appena mi fu possibile, ho introdotto anche nell Accademia Teologica di Leopoli, gli esercizi ginnici, collegando per questo scopo i due intervalli di 15 minuti ciascuno tra le varie ore d'insegnamento. Veramente ho dovuto combattere i pregiudizi, che ciò non aveva alcun collegamento con le lezioni, e presso gli stessi studenti di teologia, che ciò era una novità. Tuttavia coll'andar del tempo tutti hanno capito, che era una cosa particolarmente utile per la salute del corpo, per l'educazione ascetica e per combattere la tensione intellettuale.
Quando in seguito mi sono trovato a Roma, occasionalmente ho chiesto notizie del P. Rettore Mimmi, ho sentito che egli divenne Arcivescovo di Bari.Pensavo che sarei riuscito di fare un pellegrinaggio al santuario di San Nicola e di far visita in quell'occasione allArcivescovo Mimmi. Tuttavia non mi è stato possibile di farlo. Questa era per me una bella e piacevole notizia e nella mia modesta e umile persona consideravo ciò come un giusto e ben meritato premio, anche se veramente nessuno di noi è degno di una tale dignità di Gesù Cristo.
Dopo la mia liberazione ho sentito poi che il Santo Padre Pio XII lo aveva trasferito a Napoli, creandolo Cardinale nel Concistoro del 12 gennaio 1953 e chiamandolo poscia a Roma per ricoprire la carica di Segretario della Scra Congregazione Concistoriale. Ora con grande dolore ho appreso che egli è deceduto a Roma 6 marzo 1961.
Queste poche righe di ricordi siano un fiore, un modesto contributo per la conoscenza delle sue grandi virtù, che come un mazzo di fiori depongo sulla sua tomba.



