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Il periodo romano

Con l’arrivo del Metropolita Josyf Slipyj a Roma, il 9 febbraio 1963, ebbe inizio una nuova fase della sua vita, particolarmente feconda e intensa. Per Josyf Slipyj fu estremamente difficile accettare che diciotto anni della sua esistenza fossero trascorsi in condizioni di prigionia, lontano dall’attività pastorale e scientifica alla quale si era dedicato. Per questo motivo, negli anni successivi cercò di utilizzare nel modo più pieno ogni possibilità, compensando il lungo periodo di limitazione con un lavoro instancabile.



Già dai primi giorni della sua permanenza in Occidente iniziò una vasta attività volta a riunire la comunità ucraina della diaspora e a sviluppare la vita della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina nel mondo. Le sue sofferenze nei campi di prigionia e i suoi meriti verso la Chiesa furono riconosciuti attraverso due importanti atti della Santa Sede: il riconoscimento del Metropolita come Arcivescovo Maggiore con diritti patriarcali, il 23 dicembre 1963, e il conferimento della dignità cardinalizia il 25 gennaio 1965.



Un aspetto centrale dell’opera dell’Arcivescovo Maggiore fu la costruzione delle strutture patriarcali della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina e il suo impegno per il riconoscimento del carattere patriarcale della Chiesa.


Egli sollevò per la prima volta questa questione nel suo intervento al Concilio Vaticano II e successivamente compì passi concreti verso tale obiettivo, convocando conferenze e sinodi dei vescovi. Nel 1969, in occasione della consacrazione della Cattedrale di Santa Sofia a Roma, si riunì il IV Sinodo dei Vescovi, che decise di rivolgere al Papa la richiesta di riconoscere il Patriarcato della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina.


Nel 1971 giunse tuttavia la risposta negativa. Il Papa motivò tale decisione facendo riferimento al principio della territorialità e alle difficili condizioni politiche del momento. Josyf Slipyj accolse con grande dolore questa risposta, ma non abbandonò il suo impegno. Continuò a lavorare alla costruzione delle strutture patriarcali nella speranza di un futuro riconoscimento e in diverse occasioni esercitò prerogative proprie di un patriarca. Dal 1975 assunse il titolo di Patriarca e iniziò a utilizzarlo nella firma dei suoi documenti.



Nel 1977, per garantire la continuità apostolica alla Chiesa clandestina in Ucraina, il Patriarca Josyf Slipyj consacrò segretamente tre sacerdoti — padre Ivan Choma, padre Stepan Čmil e padre Ljubomyr Huzar — come vescovi, senza il previo permesso del Papa. Tale decisione fu presa nel massimo riserbo, per evitare complicazioni politiche e tutelare la sicurezza dei candidati e dei fedeli durante il periodo delle persecuzioni sovietiche contro la Chiesa Greco-Cattolica Ucraina.


Durante tutto il periodo romano Josyf Slipyj si presentò costantemente come difensore dei diritti della propria Chiesa, quale testimone vivente e voce della sua Chiesa perseguitata e silenziosa, segnata dalla testimonianza dei martiri. Egli soffriva profondamente per quelle che percepiva come forme di abbandono da parte del Vaticano, quando, nel contesto della Ostpolitik e del desiderio di mantenere buoni rapporti con il Patriarcato di Mosca, Roma sembrava talvolta non denunciare sufficientemente le ingiustizie subite dai greco-cattolici o non reagire davanti ad affermazioni ingiuste rivolte contro gli «uniati».


Così, nel 1968, rivolse un appello al Presidente del Presidium del Soviet Supremo della RSS Ucraina D. S. Koročenko chiedendo il ripristino dei diritti della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina. Intervenne inoltre in difesa della Chiesa perseguitata durante i Sinodi dei Vescovi convocati dal Papa (1967, 1971, 1976), si rivolse personalmente a Papa Paolo VI chiedendo una parola paterna di sostegno per i fratelli e le sorelle sofferenti in Ucraina, scrisse al presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, e difese la causa della Chiesa perseguitata al congresso «Kirche in Not» (3 agosto 1980) e al Tribunale Sacharov a Roma (27 novembre 1987).



Uno dei suoi progetti più importanti a Roma fu la fondazione e la costruzione dell’Università Cattolica Ucraina intitolata a Papa Clemente. Successivamente furono aperte filiali dell’Università in altri centri della diaspora ucraina, tra cui Washington, Londra, Chicago e Filadelfia.


Parallelamente Josyf Slipyj sviluppò una intensa attività editoriale e istituzionale. Nei primi anni dopo la liberazione lavorò alla pubblicazione di fonti e opere scientifiche dedicate alla storia dell’Ucraina, della Chiesa, della cultura e della letteratura, cercando inoltre di restaurare le antiche istituzioni ecclesiastiche ucraine presenti a Roma e di crearne di nuove.


Nel 1970, grazie agli sforzi del Patriarca Josyf, la chiesa dei Santi Sergio e Bacco a Roma fu ufficialmente riconosciuta come centro pastorale per gli ucraini greco-cattolici della città. Parallelamente, tra il 1969 e il 1973, furono restaurati gli edifici della chiesa e venne costruita la Casa Patriarcale, che divenne il centro spirituale e amministrativo della comunità ucraina.

 

Dal giugno 1967 al settembre 1969 egli guidò la costruzione della Cattedrale di Santa Sofia, solennemente consacrata il 27–28 settembre 1969. La concepì come un segno visibile dell’unità degli ucraini dispersi nel mondo e come un richiamo spirituale alla Santa Sofia di Kiev, cuore storico del cristianesimo ucraino.

 

A questo stesso periodo risale anche la fondazione del monastero degli Studiti a Castel Gandolfo. Negli anni 1963–1964 Josyf Slipyj acquistò un edificio nei pressi di Roma e lo affidò ai monaci studiti, creando un centro di vita consacrata e di formazione spirituale per gli ucraini in Occidente. Con il tempo il monastero divenne un importante centro spirituale e culturale della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina in esilio.


Desiderando sostenere spiritualmente la diaspora ucraina, nel 1968 Josyf Slipyj intraprese un lungo e impegnativo viaggio pastorale nel mondo, con l’obiettivo di visitare gli ucraini nei diversi Paesi e rafforzarne l’unità ecclesiale e nazionale. Nel corso di tre anni (1968–1970) visitò le comunità ucraine del Canada e degli Stati Uniti (1968), dei Paesi dell’America Latina — Colombia, Venezuela, Perù, Brasile, Argentina e Paraguay (1969) — oltre all’Australia (1969) e alla Nuova Zelanda (1970). Nello stesso periodo e negli anni successivi compì numerosi viaggi nelle nazioni dell’Europa occidentale, tra cui Germania, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Francia e Austria (1968–1970).


Negli anni seguenti Josyf Slipyj tornò più volte in visita pastorale presso le comunità ucraine dell’Australia, del Nord America e dell’Europa, mantenendo un legame vivo con i fedeli della diaspora e rafforzando la loro identità ecclesiale e nazionale.

герб Йосиф Сліпий
PATRIARCA JOSYF SLIPYJ

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