Morte
Il 7 settembre 1984 il Patriarca Josyf Slipyj si addormentò nel Signore. La sua morte rappresentò una grande perdita per la Chiesa e per il popolo ucraino, sia in patria sia nella diaspora. La memoria di questo confessore della fede, che aveva trascorso molti anni nella sofferenza e nella testimonianza cristiana, suscitò un vasto eco nel mondo ecclesiale e internazionale.

Nel suo messaggio, San Giovanni Paolo II sottolineò la grandezza del suo spirito, affermando:
“Conosciamo bene quante fatiche e sofferenze egli abbia sopportato; sappiamo però anche che non fu mai privato della consolazione di Cristo. Durante i lunghi anni del suo cammino come condannato e poi come esule, la sua forza e il suo incoraggiamento furono sempre le parole del Maestro divino: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. In Cristo il cardinale Slipyj trovò sempre e unicamente la forza per essere uomo di fede incrollabile, pastore di coraggio fermo, testimone di eroica fedeltà e figura eminente della Chiesa”.
Anche l’allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan dichiarò:
«La dedizione del cardinale Slipyj a Dio e alla libertà dell’uomo rimase incrollabile, nonostante le punizioni e l’esilio subiti per le sue convinzioni. Attraverso la sua vita ispirata egli è diventato da tempo un simbolo della forza di Dio e dello spirito umano. Tale rimarrà: caro non solo agli ucraini, ma anche agli uomini di buona volontà di tutti i popoli del mondo».
Queste parole testimoniano la dimensione universale del riconoscimento che Josyf Slipyj ottenne attraverso la sua vita, le sue sofferenze affrontate per la verità e la sua fedeltà incrollabile a Dio, alla Chiesa e al proprio popolo.

Allo stesso tempo, la morte del grande confessore della fede suscitò forte preoccupazione tra i suoi oppositori. Gli ideologi del Partito nell’Unione Sovietica erano infatti allarmati dal fatto che «la morte di J. Slipyj divenne occasione per l’intensificazione della propaganda cattolica, che esaltava in ogni modo il defunto», mentre il suo «Testamento» venne interpretato come un documento programmatico per presunte attività antisovietiche.
