Traslazione delle spoglie in Ucraina
Il Patriarca Josyf Slipyj visse e morì con una profonda fede nella vittoria del bene. La sua convinzione che il sistema ateo non avrebbe potuto durare a lungo e che la Chiesa Greco-Cattolica Ucraina sarebbe presto risorta uscendo dalla clandestinità suscitava in molti qualche perplessità. Alcuni dei suoi stessi collaboratori, in diversi momenti, considerarono tali speranze come illusioni o persino come fantasie della vecchiaia. Tuttavia, le sue parole e le sue opere si rivelarono profetiche.
Ciò per cui aveva sperato e per cui aveva lavorato durante tutta la sua vita iniziò a realizzarsi già pochi anni dopo la sua morte. Tra il 1989 e il 1991 la Chiesa Greco-Cattolica Ucraina uscì dalla clandestinità e iniziò a ricostruire le proprie strutture, mentre il sistema sovietico entrava rapidamente nella fase del suo crollo. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la proclamazione dell’indipendenza dell’Ucraina divenne possibile anche la riabilitazione giuridica di Josyf Slipyj: il 17 aprile 1991 egli fu riabilitato post mortem.
L’anno successivo, nel 1992, si crearono inoltre le condizioni favorevoli per adempiere il suo testamento, nel quale il Patriarca aveva espresso il desiderio che, dopo il ristabilimento dell’indipendenza dello Stato ucraino, le sue spoglie fossero trasferite in patria e sepolte nella cripta della Cattedrale di San Giorgio a Leopoli, accanto alla tomba del Servo di Dio Metropolita Andrej Šeptyc'kyj.

Il solenne trasferimento delle spoglie del Patriarca Josyf in Ucraina, il 26–27 agosto 1992, si trasformò in una vera manifestazione popolare. Inizialmente era previsto che la sepoltura avvenisse il giorno successivo, dopo la visita alla bara del presidente dell’Ucraina Leonid Kravčuk. Tuttavia, tale programma dovette essere modificato a causa dell’enorme afflusso di persone giunte dalle città e dai villaggi per rendere l’ultimo omaggio al loro pastore e guida spirituale. La fila davanti alla Cattedrale di San Giorgio si estendeva dall’ingresso, attraversava il cortile e proseguiva lungo via Lystopadovoho Čynu fino all’Università di Leopoli.
A causa del continuo afflusso dei fedeli, la bara rimase nella Cattedrale ancora per quasi tre settimane. Solo il 7 settembre 1992, nell’ottavo anniversario della morte del Patriarca, ebbe luogo la sepoltura. Durante quel periodo più di due milioni di fedeli e pellegrini provenienti da diverse regioni dell’Ucraina e del mondo vennero a rendere omaggio a colui che aveva guidato il suo popolo attraverso gli anni della persecuzione atea e che, dopo la morte, tornava definitivamente alla sua terra natale.
