CONFERENZA NEL PONTIFICIO SEMINARIO ROMANO
24 січня 1974 р.
Проповіді, промови
XIII
La settimana di preghiere per Unione delle Chiese, così caldamente raccomandata oggi, specialmente dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, ha per scopo di allargare e approfondire il concetto dell'unità della Chiesa. È più chiaro della luce del sole che Gesù Cristo ha fondato una Chiesa con un Pastore (Giovanni 10,16) e all'Apostolo Pietro si è rivolto Nostro Signore dicendo: « Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa » (Matteo 16,18). Allora il dogma dell'unità della Chiesa e dell'unico Pastore è indiscutibilmente fondata sulle divine parole di Gesù Cristo e non si può dubitare che Cristo ha fondato una Chiesa, ma non due o tre, con un supremo pastore. Non ostante ciò, quando si guarda la storia ecclesiastica, si vede quante rovine hanno portato le divisioni nella Chiesa.
Sapete molto bene, Carissimi Alunni, dalla storia ecclesiastica che lo sviluppo e progresso della Chiesa nei primi sette secoli ebbe luogo, sotto tutti gli aspetti, principalmente in Oriente coi grandissimi geni, cominciando dall'Origine d'Alessándria, con una sua scuola alessandrina, fino a San Giovanni Damasceno, con un suo capolavoro « Pege Gnoseos » — profonda sintesi con gli argomenti dei dogmi fondamentali della Chiesa Universale. Le manifestazioni di esse sono i primi 7 Concilii Ecumenici, nei quali il primato dei Sommi Pontefici era riconosciuto. Purtroppo, con il patriarca Fozio, del resto eruditissimo teologo, cominciano i dissensi, le separazioni, le fratture nella Chiesa, le quali furono però transitori fino all'avvento del patriarca Cerulario. Ma, con l'undicesimo secolo questa separazione diventa stabile, per imprudenza, dovuta in gran parte, al Card. Umberto, come hanno detto i Padri del Vaticano II, e a causa dell'occupazione e spoliazione di Costantinopoli del 1204. Creati patriarchi latini in Oriente e divisione ecclesiastica hanno creato deplorevoli ostilità, così che in Constantinopoli gridavano — meglio turbano che tiara... Seguono poi gli sforzi dei Patriarchi Orientali, dei Papi e dei Concilii Ecumenici, specialmente quelli di Lione e di Firenze per ricostruire l'unità della Chiesa. Ma questi sforzi non furono coronati da successo a causa delle invasioni dei mongoli-tartari e dei turchi e dalla reciproca alienazione ed incompatibilità delle Chiese in Oriente ed Occidente. L'ambizione e l'ostilità degli zar hanno ostacolato tutti gli sforzi unionistici. Tale stato di separazione ha creato una speciale mentalità e diffidenza. È così iniziata la stagnazione nel campo unionistico, la quale ha smosso l'arcivescovo Strosmayer, il metropolita Szeptyckyj, Vladimir Soloviev, i Congressi di Velegrad con l'arcivescovo Stojan, les Conversations des Malines — che ruppero i ghiacci in Oriente e Occidente. Anzi, il metropolita Szeptyckyj, con il suo genio, fu il precursore del movimento ecumenico odierno. Infatti, tra l'altro, egli creò l'Esarcato russo-cattolico e primo Esarca fu Leónida Fiodorov, confessore della fede, morto a Viatka (Polaria) nel 1935.
Quando fui liberato e giunsi a Roma, le prime parole del Servo di Dio, Papa Giovanni XXIII, durante l'udienza del 10 febbraio 1963, rivolte a me, furono: « Come vogliono fare l'Unione senza parlare con i separati? ». È così cominciato il dialogo e l'avvicinamento con le visite del patriarca Atenagoras, del primate Ramsey e altri capi ortodossi. Ma per aver dei successi bisogna adesso formarsi una idea chiara e precisa della mentalità odierna dei separati che sono diverse centinaia di milioni. A questo proposito vi racconterò alcuni fatti.
Contemporaneamente con la visita del patriarca Atenagoras, venne a me un dignitario ecclesiastico di Costantinopoli. Nel corso della conversazione confidenziale, parlando dell'Unione, io osservai che, ringraziando Iddío, adesso le condizioni sono migliorate. Al che l'ospite mi replicò: « Adesso ci abbracciano e poi ci mettono il laccio al collo». Dalla conversazione con il dignitario, potei concludere che gli stati d'animo del clero e del popolo sono contrari al riavvicinamento, benché il patriarca Atenagoras fosse favorevole e perciò il suo successore, il patriarca Dimitrios ha riconosciuto soltanto il primato d'onore. Il Santo Padre, riparando le imprudenze, si è recato a Costantinopoli, per togliere reciprocamente le scomuniche.
Ancora un altro fatto per avere un'idéa della mentalità dei separati.
Un monsignore Romano, facendo visita all'Arcivescovo Maggiore di Atene, per conoscere la mentalità del proposto, espresse il desiderio di visitare un villaggio dove vi fu accompagnato da un vescovo. Dopo la visita in Chiesa, il prelato si incontrò con i sacerdoti e i fedeli; nel corso della conversazione, comprendendo il greco, il monsignore udì la domanda di un presente tendente a sapere chi fosse egli. Il vescovo rispose spiegando che si trattava del rappresentante del Papa di Roma. Diverse voci replicarono: « Ah, quello che ha distrutto Costantinopoli ». Badate bene, simili ricordi sopravvivono oggi tra la popolazione e il clero, benché siano ormai passati 750 anni.
Mi ricordo che quando ero studente a Innsbruck, presso l'allora più importante facoltà teologica del mondo, presso cui studiavano anche seminaristi russi di Pietroburgo e della Siberia, inviati dal metropolita Szeptyckyj: ed erano molto intelligenti e capaci. Quando noi ucraini, parlando dell'Unione, chiedemmo loro perché avessero tanta ostilità verso la Chiesa cattolica, essi ci risposero: « Prima bisogna fare Roma cattolica e poi convertire la Russia». Lasciando da parte la ragione, bisogna però riflettere et fructum carpere.
Di fronte a tale atteggiamento e diffidenza dei separati, bisogna trovare il metodo, il modo di procedere per avvicinarsi con franchezza e sincerità, altrimenti i leader più capaci dell'attività unionistica in passato, vedendo la mancanza di sincerità si sono scoraggiati e ritirati come il patriarca Ignazio, l'arcivescovo Marco di Efeso, il principe Ostroskyj, ed altri. Non si può mai dire una cosa e farne un'altra. Papa Giovanni XXIII ha riconosciuto che sono stati commessi sbagli, in passato, da ambedue le parti, ed ora si vede la diffidenza e preoccupazione dei separati i quali temono che gli occidentali vogliono sottometterli, « con superbia romana et cupidine dominationis et potestatis». A questo proposito, il compianto Card. Dell'Acqua scrisse nel 1968 « di far notare agli Ortodossi come non sia nella Chiesa di Roma la velleità di dominare, mortificare ed umiliare. Ed a questo proposito non si insisterà mai a sufficienza...» (L'Osservatore Romano, 5 aprile 1968, pag. 5). Anche non si può dimenticare le parole di Cristo: « qui vult vestrum esse maior, sit omnibus servus» (Marco 10,44; Mt. 20,27).
Tutto ciò è stato detto in camera charitatis a voi, carissimi seminaristi, spes et dulcedo nostra, con ogni modestia ed umiltà dal Cardinale e Arcivescovo Maggiore che, per 40 anni, ha studiato il problema unionistico e per 25 anni ha sofferto prigioni e campi di lavoro forzati per l'unità della Chiesa. Perché voi dovete continuare gli sforzi unionistici e correggere gli sbagli storici. Nel vostro lavoro sacerdotale dovete avere avanti agli occhi il più importante articolo della fede — l'unità della Chiesa per la quale vale la pena di sacrificare la vita, di pregare e di studiare, per meglio conoscere l'Oriente, la storia dei diversi patriarcati orientali, i loro diritti e privilegi riconosciuti nei Concilii di Nicea, Costantinopoli, Calcedonia, Lateranense IV, di Firenze e particolarmente il Vaticano II che ha stabilito di reinstaurare i diritti e privilegi dei patriarchi, secondo le antiche tradizioni: « Varietas (rituum) in Ecclesia — dice il Decreto sulle Chiese Cattoliche Orientali, — nedum eiusdem noceat unitati, eam potius declaret; Ecclesiae enim catholicae hoc propositum est, ut salvae et integrae maneant uniuscuiusque particularis Ecclesiae seu ritus traditiones...», « erga antiquas traditiones orientales fidelitate, — dice lo stesso Decreto. — mutua et migliore cognitione; collaboratione ac fraterna rerum animorumque aestimatione ». Avvisinandosi con tale stato d'animo e sincerità ai separati, la loro diffidenza, pian piano, scomparirà, e il Signore benedirà i vostri sforzi e sacrifici con grandi successi. Amen.



