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LETTERA AL PAPA SUL CONGRESSO EUCARISTICO INTERNAZIONALE DI BOMBAY

26 грудня 1964 р.
Листи
XII

Città del Vaticano, 26 dicembre 1964

Beatissimo Padre,

Prego di voler accogliere benignamente i miei più sentiti ringraziamenti per il paterno permesso di recarmi al Congresso Eucaristico di Bombay, perchè la mia partecipazione è stata un devoto pellegrinaggio, una ricreazione spirituale ed anche l'istruzione scientifica e conoscenza dell'Oriente. Io ho celebrato durante il Congresso Eucaristico 3 Messe cantate: 1) per la gioventù del Rally Youth, 2) nella cattedrale di Bombay per i fedeli, sostituendo il patriarca maronita P. Meouchi, 3) una Messa notturna con adorazione per le Chiese perseguitate, celebrata in Maria Mountain. E per questo il Card. Gracias è stato molto contento e grato.

Approfittando di questa rarissima occasione del soggiorno in India, volevo conoscere meglio l'Oriente cristiano e pagano, sul quale ho scritto dei lavori scientifici, e vederlo con i miei stessi occhi. Per questo sono stato in Kochin, Ernaculam e Trivandrum, percorrendo in macchina quasi tutto lo Stato di Kerala. Nella via di ritorno ho visitato Bagdad, Babilonia e dintorni, Beyrouth in Libano e Damasco in Siria. A proposito di questo viaggio istruttivo mi permetto di sottoporre alcune riflessioni. Non mi trattengo in descrizioni su Bombay, perchè la Vostra Santità ha avuto occasione di conoscere la pietà del popolo indiano, la cattolicità, l'attività caritativa, i costumi ed anche la grande povertà e miseria di questo immenso popolo. La Messa in rito malancarese con l'assistenza di 150 sacerdoti novelli e la predica di Vostra Santità, così significativa per l'Oriente, sono stati un sigillo-carattere impresso nell'anima del Congresso. Era unisona persuasione che la Vostra Santità con la propria presenza e adorazione ha toccato il centro non tanto geografico del cristianesimo in Oriente, quanto il complicatissimo incrocio dove si concentrano attività, espressione e difficoltà del cristianesimo stesso.

Da uno sguardo superficiale risulta che le relazioni tra i cattolici latini e gli orientali in India non sono amichevoli. E questo ho visto ed osservato maggiormente in Kerala, così che un sacerdote-professore, incaricato di fare un'ispezione sull'attività educativa ed amministrazione economica di varie organizzazioni caritative, aiutate dai cattolici belgi, — sorridendo mi ha detto: «L'ecumenismo cattolico in Roma deve cominciare non dal dialogo dei cattolici con i non-cattolici (protestanti), ma tra i cattolici latini e orientali».

In Kerala ho incontrato tanti Carmelitani orientali, che sopportano il maggior peso del lavoro missionario, ed inoltre sono oberati dalle sopravvivenze portoghesi di supremazia e controllo dei latini sui cattolici orientali.

In Cochin c'è una grande cattedrale latina e malabarese, però in comparazione degli altri palazzi vescovili, sono meno ornati. Ma il lavoro pastorale è molto intenso. I fedeli sono molto attaccati alla Chiesa. Ho celebrato a Cochin di sera, ma nonostante che la giornata fosse lavorativa, la chiesa era piena di malabaresi, i quali addirittura venerano il loro Vescovo. Dopo aver visitato il Seminario ad Ernaculam, diretto in maggior parte dai Padri Gesuiti, con una bella cappella, biblioteca europea ed altre attrezzature, ho dovuto tenere un lungo discorso in inglese dinanzi a più di 300 studenti di filosofia e teologia, che già in precedenza mi avevano salutato. Ho visto anche un'alta cultura nell'educazione del Clero. I professori ed alunni s'interessavano molto del mio rito ed alcuni parlavano russo, polacco e tedesco. Ho partecipato alle devozioni vespertine degli alunni ed ho sentito il canto indiano. Non hanno penuria di vocazioni data l'alta densità di popolazione. Anche i monasteri delle Suore sono ben tenuti. Ho fatto visita ad un altro Seminario nella località di Kottayam. Andando con la macchina ho potuto vedere che ogni pezzo di terra era ben coltivato, specialmente il riso. Il paese fa impressione di un vero paradiso terrestre con tanti bei frutti. Le donne vanno in chiesa vestite in bianco.

Una gradita sorpresa mi ha fatto Trivandrum e il suo Vescovo Thangalathil. Egli ha costruito un centinaio di chiese, molte delle quali ho visto durante il mio viaggio, una splendida e grande cattedrale, una grande università, college per 200 studenti ed un ambulatorio, che dirige una dottoressa tedesca e le Suore di Gesù Bambino. Attività di questo Vescovo è meravigliosa. Egli ha visitato gli USA, la Germania, la Francia ed altri paesi, raccogliendo il denaro per queste sue opere. La celebrazione di lui fatta a Bombay ha fatto una gradita impressione ed è stata ben eseguita dal punto di vista rituale e culturale, rispettando la presenza di Vostra Santità. Ho ammirato l'attività dell'Arcivescovo Thangalathil, che ha mosso il cielo e la terra per raccogliere i mezzi materiali e fortificare la sua Chiesa.

La cattedrale era gremita di fedeli quando ho celebrato la Santa Messa.

Ho visitato anche il Catholicos dei Nestoriani con cui ho fatto conoscenza nella sua piccola chiesa nestoriana a Bombay. Sono stato molto edificato, che lui — secondo l'uso orientale — era inginocchiato e seduto sul tappeto persiano durante le Ore con i suoi sacerdoti e monaci. Finito questo rito, mi ha accolto molto cordialmente ed era lieto della mia visita. Ad un certo punto ha preso nelle mani la croce pettorale, che la Vostra Santità gli aveva regalato durante il ricevimento e mi ha mostrato con evidente soddisfazione sua, dei suoi sacerdoti e monaci. Come Catholicos egli ha un milione di fedeli, una bella patriarchia e cattedrale. Anche i suoi Vescovi erano molto contenti della di lui visita, a Vostra Santità, manifestando francamente la loro gioia perchè già mi conoscevano dal Concilio.

Dinanzi alla Santa Sede sta un compito importantissimo di ricondurre prudentemente il Catholicos, i malabaresi ed i malancaresi in un'unica unità, come erano prima della separazione e divisione, creando un forte fattore nella conversione dell'India pagana.

In Bagdad. Sono stato ospite del patriarca Paolo Cheikho. La sua patriarchia possiede una chiesa al massimo per 1.000 fedeli. Egli ha intenzione di costruire nella sua patriarchia una nuova chiesa cattedrale. Ogni ora (di domenica), dalle 6 alle 11 e dalle ore 17 alle 19 c'era una Messa cantata con predica e la chiesa era piena di fedeli. Il patriarca ha costruito un nuovo Seminario ed un monastero femminile; tutti e due abbastanza grandi e moderni. Egli visita ogni famiglia per preservarle dal pericolo musulmano. Io ho potuto constatare il grande zelo di lui, del suo ausiliare Mons. Emmanuel-Karim Delly e dei sacerdoti. Ho visitato la Delegazione Apostolica (Mons. Angeloni), Arcivescovo cattolico armeno Mons. Nersès Tayroyan, la grande chiesa melchita, il Vescovo Mar Iscu Serkes e la sua grande cattedrale e specialmente la splendida Università Cattolica sotto la direzione dei Padri Gesuiti. Si sente nella Mesopotamia il grande movimento cattolico. Il patriarca Cheikho vuole affidare anche il suo Seminario grande e piccolo ai PP. Gesuiti, ma i sacerdoti secolari — tra i quali molti laureati a Roma — sono contrari, manifestando apertamente il loro rincrescimento e pregandomi d'intervenire presso il patriarca, ciò che ho fatto molto delicatamente, proponendogli argomenti contra, che i sacerdoti secolari perdono un centro scientifico, ascetico, liturgico e sociale. Non mi ha esposto i propri argomenti perchè qualcuno è venuto per rendergli visita e non abbiamo potuto soffermarci più a lungo nella conversazione.

Le immense rovine di Ktesifone (Kserkces) e di Babilonia mi hanno fatto una impressione straordinaria. Vicino fanno degli scavi di una chiesa del III secolo. Tralascio tutte le reminiscenze bibliche dal paradiso terrestre fino alla cattività babilonese degli ebrei. Si vede Eufrate ed altri fiumi da lontano, si vedono anche le palme, succeditrici di quelle, alle quali gli ebrei appendevano le loro arpe, piangendo amaramente «super flumina Babylonis...».

Una grande pianura si estende a vista d'occhio tra Tigri ed Eufrate bene coltivata, seminata di grano. Soltanto una piccola parte è destinata ad orto fruttifero.

Ho visitato ancora 5 chiese caldee, fiorenti parrocchie, Suore caldee e la cattedrale dell'Arcivescovo latino, ma lui in quel tempo si trovava ammalato all'ospedale. Dopo la caduta della pioggia tutte le strade secondarie diventano un pantano, piene d'acqua e tango, tanto che diventa impossibile di passarvi. L'esotica città di Bagdad non ha perduto la sua attrazione.

A Beyrouth, sono stato invitato dal patriarca Ignazio Batanian. Il palazzo patriarcale è grande e rappresentativo. La splendida cattedrale è un po' lontano, ma presso la patriarchia c'è una chiesa abbastanza grande. Il museo di Beyrouth è molto interessante e contiene i tesori trovati a Baalbek, che ho pure visitato, specialmente il tempio, sembra più grande del mondo antico.

In India le donne vanno vestite in bianco, mentre in Bagdad e Beyrouth in nero. Nel Libano la civilizzazione è più alta e c'è maggior libertà che in Iraq, dove regna un forte odio contro gli ebrei e anche contro i cattolici.

Ho fatto visita al Card. Tappouni, patriarca dei Siri, all'Arcivescovo latino Smit, Arcivescovo melchita Nabaa. La cattedrale caldea è costruita come la torre di Babele e per questo è la più interessante architettura dell'Oriente cristiano moderno.

Il Nunzio Apostolico vuole costruire una nuova sede per la Nunziatura. Hanno anche una villa fiabesca. Tutti i palazzi dei patriarchi e dei vescovi sono ampi e rappresentativi. Ho visitato i Seminari Armeno e Siro, il patriarca maronita Meouchi, che sembra più ricco ed influente. Ho fatto visita anche agli ortodossi melchiti ed armeni. Mi sono recato pure al Santuario Charissa. Insieme col patriarca Batanian ho visitato le più povere Suore Clarisse e Suore di Gesù Bambino, che sono piene di zelo apostolico. Ho tatto visita anche all'Università di San Giuseppe, diretta dai Padri Gesuiti: è un centro importantissimo a Beyrouth. Ora stanno costruendo dei nuovi edifici. Fondatore di questa Università è stato il Padre Rylo, S.J., discendente della famiglia del Vescovo ucraino di Peremislia Massimiliano Rylo.

A Damasco ho fatto visita al patriarca Massimo, che era contentissimo del mio arrivo; grato per il mio intervento in Concilio e per la difesa della sua persona. Il palazzo patriarcale e la cattedrale sono molto grandi ed i melchiti soli hanno le icone orientali. Dopo mi sono recato dal patriarca ortodosso Teodosio, di rito bizantino, che è stato lietissimo della mia visita e voleva invitarmi a pranzo, come del resto gli altri ortodossi dell'Oriente.

Poi ho visto la Chiesa di S. Anania, che ha guarito San Paolo, e la chiesa presso il muro di San Paolo, dove lui è stato fatto scendere in un canestro per evitare la persecuzione di Arete. La magnifica moschea Omaia con mosaici cristiani insuperabili è stata una grandissima cattedrale a Damasco nel secolo VII.

La chiesa di S. Giovanni Damasceno è occupata dagli Armeni. Le Suore Francescane hanno un grande College in Damasco e lì si trova come Suora (professoressa di matematica e fisica) la nipote del Metropolita Andrea Szeptyckyj. Ella mi raccontava che a causa del Concilio esse devono insegnare la religione musulmana nelle scuole, e per questo sono state costrette di trovarsi delle maestre musulmane favorevoli alle Suore Francescane.

In tutto il medio Oriente e nell'India tanto presso i latini che gli orientali ho visto i ritratti di Vostra Santità e questo suscita una gradevole impressione cattolica delle comunità.

Specialmente due cose mi hanno colpito in Oriente:

1) Non coltivano la loro arte religiosa, né architettura, eccetto la Chiesa caldea in Beyrouth. Si vedono soltanto i quadri oleografici, stampati ed acquistati in Occidente.

2) Non conoscono il loro rito, eccetto le singole persone, che hanno studiato a Roma.

Mi sembra che sarebbe desiderabile di dedicare maggior attenzione a questi problemi.

Una gradita sorpresa è stata per me la stupenda attività degli orientali cattolici in India ed in Asia Minore, nella vita pastorale e culturale. Costituiscono molti edifici religiosi, così che la Vostra Santità può essere contenta dello stato attuale delle cose e delle premesse per lo sviluppo in avvenire, poste con la presenza di Vostra Santità al Congresso di Bombay.

Ringraziando ancora una volta per il favore concessomi di potermi recare a Bombay, imploro la paterna Benedizione Apostolica della Vostra Santità gratissimo e devotissimo figlio

† GIUSEPPE SLIPYJ Arcivescovo-Metropolita di Leopoli

герб Йосиф Сліпий

ПАТРІАРХ ЙОСИФ СЛІПИЙ

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