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LETTERA AL PAPA SUL VIAGGIO A CITTÀ DI CASTELLO E TERRACINA

4 січня 1964 р.
Проповіді, промови
XII

Beatissimo Padre,

In questi ultimi mesi fui invitato a celebrare il Pontificale, il 10 novembre a Città di Castello e il 29 dicembre dello scorso anno a Terracina.

Sono lieto di comunicare alla Santità Vostra che entrambi i Vescovi, sia Mons. Cicuttini che Mons. Pezzoni fanno una favorevole impressione: sono caratteri attivi, compenetrati da una profonda fede e un sincero zelo apostolico. Provengono dall'Italia Settentrionale, ma hanno comprensione e svolgono operosità salutari per le diocesi Meridionali, infondendo dinamismo attività ed organizzazione in quelle parrocchie, che per la naturale disposizione della loro gente e per il clima sono portati all'indebolimento dell'energia e alla passività della vita ed hanno bisogno di una iniezione di fiducia e di coraggio. Certo io non posso dar il mio giudizio su tutta la macchina diocesana, sull'amministrazione, la vita interna e lo stato spirituale delle singole diocesi, ma così a «coup d'oil» ho riportato nell'insieme un'impressione molto favorevole.

I. Ovunque ho potuto ammirare grandi ricchezze d'arte e di archeologia presso i musei organizzati dai Vescovadi e nelle chiese. Così passando per Orvieto ho avuto la rarissima possibilità di vedere e di venerare il Santo Corporale nella magnifica cattedrale, Corporale che ricorda il miracolo di Bolsena.

II. Nella Città di Castello ho avuto la possibilità e la gioia di vedere tante ricchezze artistiche di antica data. S.E. Mons. Cicuttini ha organizzato un museo ben ordinato con rarissimi oggetti d'arte, come ad esempio antichissimi calici e patene risalenti ai primi secoli del Cristianesimo. Sono oggetti d'inestimabile valore artistico e storico. Santo Padre! Desidero dire che tutto questo che ho visto non è stato preparato per fare una buona impressione a me, perché un tale lavoro non si prepara in un mese nè in un anno. Io stesso che nel passato avevo organizzato un museo a Leopoli, so per esperienza quanta fatica costi un lavoro simile. Bisogna cercare uomini adatti e mezzi necessari per un lavoro che richiede grande competenza e dovizia di mezzi. S.E. Mons. Cicuttini ha fatto un gran lavoro: ha fatto eseguire dei restauri nella Cattedrale, nel palazzo vescovile ed ha rinnovato il Seminario Minore ed Educandato per ragazze. Mons. Cicuttini ha gusto pure per la archeologia e per l'arte. Questo si può vedere bene nei lavori di restauro, per cui tutti conservano le loro caratteristiche proprietà originali, senza aver sacrificato nulla, anchè là dove la convenienza ed utilità avrebbe potuto suggerire qualche modifica.

Nella vita spirituale vi sono difficoltà a causa del gran numero di comunisti con la loro ferrea organizzazione; ma il Vescovo che ha ereditato un tale stato di cose, fa degli sforzi enormi per migliorare la situazione e per riportare l'ordine e la disciplina. Quando io ho chiesto all'Ecc.mo Presule, che cosa egli faccia per ovviare alla mancanza delle vocazioni allo stato ecclesiastico, egli mi rispose che ha destinato a questo scopo un sacerdote, il quale di Domenica si reca nelle parrocchie della diocesi, predica, parla con i parrocchiani, raccoglie notizie sul conto dei ragazzi e li indirizza verso il Piccolo Seminario. Questo metodo eccellente di lavoro gli ha consentito di non avere la mancanza di sacerdoti, anzi ne ha inviati alcuni in Missione.

Gran numero di fedeli ha assistito alla Messa da me celebrata e si è accostato alla Santa Comunione. Si ha convinzione che la vita spirituale è profonda. Con ottimi ricordi ho lasciato la Città di Castello. Ho avuto impressione che la funzione orientale ha smosso la vita religiosa ed ha portato un buon fermento nella vita della Città di Castello. La stessa impressione ho avuto a Terracina.

Andando a Terracina ho fatto una breve sosta a Fossonuovo, luogo della morte di San Tommaso d'Aquino. Ho vissuto un momento molto sentito al ricordo della morte di San Tommaso. La mia commozione era grande, perché ho rivissuto mentalmente quei momenti, quando scrivevo il libro su questo grande Santo.

A Terracina ho cantato due Messe. Una di mattina nella Cattedrale, alla quale ha assistito molta gente. Molti fedeli si sono accostati alla Santa Comunione. L'entusiasmo e la gioia dei fedeli era grande. Lo si vedeva dai volti.

La cattedrale ci alza sulle fondamenta antiche ciclopiche e fa parte dell'antico tempio romano con splendide colonne ioniche. La vecchia città con tre o quattro piani è costruita sopra un antico amfiteatro romano. Sono sicuro che gli scavi scoprirebbero un altra Pompei.

Al pomeriggio ho celebrato un'altra S. Messa in Terracina, nella chiesa nuova di S. Salvatore, che è la più vasta della Cattedrale. Qui la gente era ancora molto più numerosa, che si stipava nella pur vasta chiesa. I fedeli in numero di qualche centinaio si sono accostati alla S. Comunione sub utra-que specie. Al termine della funzione i fedeli con commozione e con ovazione hanno salutato la mia umile persona. Questa è senza dubbio l'indice di profonda fede religiosa.

Con l'Ecc.mo Vescovo ci siamo recati a vedere il tempio di Giove su di un'alta montagna che sovrasta la cittadina di Terracina, da dove si gode uno stupendo ed indimenticabile panorama, con la vista sul mare.

Con grato animo agli Ecc.mi Presuli della Città di Castello e di Terracina e con tanta gioia nel cuore sono ritornato a Roma da questi due viaggi.

Queste due righe ho scritto a Vostra Santità per manifestare i miei umili pensieri col fresco occhio di cittadino sovietico.

Della Santità Vostra devotissimo figlio

† GIUSEPPE SLIPYJ Arcivescovo-Metropolita di Leopoli

Vaticano, 4 gennaio 1964

герб Йосиф Сліпий

ПАТРІАРХ ЙОСИФ СЛІПИЙ

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