DISCORSO ALL ’INCONTRO «LES JEUNES PRIENT POUR LA PAIX»
20 жовтня 1966 р.
Проповіді, промови
XII
5" Assemblea Generale, Perugia 16-23 ottobre 1966
«Les jeunes prinent pour la paix», solenne incontro di preghiera nella antica Chiesa di San Pietro in Perugia: 20 ottobre, ore 19.
Partecipanti: Presidenti nazionali delle organizzazioni di gioventù cattolica dei vari continenti; dirigenti di organizzazioni internazionali cattoliche e non cattoliche; gioventù delle diocesi dell'Umbria; Autorità.
UMILI APPUNTI PER LA «ELEVAZIONE» SULLA PACE
Cari giovani, convenuti dai vari continenti nella terra di Francesco, «terra di pace», in rappresentanza della grande famiglia della gioventù cattolica mondiale, voi avete invocato il Signore perché dia la pace, perché dia la «sua» pace agli uomini del mondo.
Avete così risposto con generosità all'invito del Vicario di Cristo di consacrare il mese del S. Rosario alla preghiera per la pace.
Con questo sacro incontro voi date un altissimo significato alla vostra Assemblea Generale: non vane discussioni, non tecnicismi congressuali, ma intima comunione di intenti e di propositi consacrata dalla preghiera e dalla riflessione sulla pace, tema di inesauribile meditazione.
Il Cristo risorto, Principe della pace, è quì tra voi, tra i suoi giovani fratelli che lo invocano con intenzione pura e generosa.
Il valore della vostra supplica è immenso, perché non cela calcoli politici, perché non maschera la difesa di interessi particolaristici e meschini, perché non si basa sulla paura.
Già, molto spesso gli adulti vogliono la pace solo perché hanno paura della guerra come demolitrice di acquisite posizioni privilegiate e di benessere.
I giovani non hanno mai paura.
Voi amate la pace per sé stessa, per il suo valore incommensurabile e assoluto.
Voi che possedete la vita nel suo momento più vigoroso e fulgente, quello della giovinezza, voi amate la pace perché è legge di vita, perché è impulso di vita.
Voi amate e volete la pace perché ne sentite l'urgente bisogno innanzitutto nella profondità delle vostre coscienze, come elemento insostituibile di armonia e di equilibrio nell'espansione della vostra personalità.
La pace con Dio e con voi stessi è infatti la base su cui si poggia la pace con gli altri, è il presupposto della felice ed operosa convivenza col vostro prossimo.
Ma la pace è difficile, non dobbiamo nasconderio.
Come ha recentemente detto il Santo Padre, la pace è «cosa necessaria, costa tanto cercata e sentita, ma cosa difficile, estremamente difficile»!
Difficile la pace interna dell'uomo, insidiato ogni momento da istinti e passioni; difficile, per conseguenza, la pace esterna fra i popoli, a motivo anche delle divisioni e rivalità, antiche e recenti, che caratterizzano lo sviluppo della storia della comunità internazionale.
Il pericolo della guerra, giova ripeterlo col Santo Padre, non viene né dalla tecnica né dal progresso.
Il pericolo vero sta nell'uomo, padrone di sempre più potenti strumenti, atti alla rovina ma anche alle più alte conquiste!
Il progresso, il vero progresso, favorisce la pace, è opera e strumento di pace, perché offre più eque condizioni di vita all'uomo e lo mette in grado di sviluppare la propria personalità in tutta la sua dimensione umana e spirituale.
Lo sviluppo è il nuovo nome della pace, secondo la felicissima definizione di Paolo VI, e voi ne siete gli artefici primi ed entusiasti.
I programmi di assistenza tecnica predisposti dalla benemerita Organizzazione delle Nazioni Unite, dalla FAO, dall'UNESCO e da altre organizzazioni intergovernative, come pure da singoli Stati ed organizzazioni private, si giovano essenzialmente della vostra fervida collaborazione: voi siete in prima linea nella lotta contro la fame, contro l'analfabetismo, contro il sottosviluppo in tutte le sue deprimenti articolazioni.
Voi ben sapete che la pace non è pacifismo inerte, non è conservazione o, peggio ancora, cristallizzazione, dello «statu quo».
La pace è attività creatrice, è dinamismo. Amare la pace, difendere la pace significa costruire la pace:
— significa innanzitutto perfezionare il proprio essere mediante il dominio dei propri istinti, aprirsi agli altri in atteggiamento di sincera convivenza, orientare tutto il proprio essere a Dio;
— significa operare, ciascuno nel principio ambito e secondo le proprie forze, per la promozione dei valori umani della persona umana, riconoscendone e tutelandone i diritti fondamentali;
— significa offrire a tutti gli uomini i necessari mezzi di sostentamento anche materiale;
— significa favorire la cultura e la scienza, strumenti di enorme efficacia in ordine alla elevazione spirituale dell'uomo.
Costruire la pace vuol dire, dunque, vivere in pace con sé stessi ed operare secondo carità, giustizia e libertà nelle relazioni con gli altri.
Ma costruire la pace in un determinato momento storico vuol dire anche prevenire la guerra e far di tutto per estinguerla, là ove disgraziatamente è in atto.
Mai più guerra, mai più!
Ogni giovane del mondo fa proprio e ripete con decisione e fermezza l'accorato grido del Santo Padre.
Ma quale crudele paradosso ci offre la storia!
I giovani, che così appassionatamente, direi naturalmente, amano la pace, sono costretti a fare la guerra, ne sono gli strumenti umani più numerosi ed essenziali.
Quanta angoscia e quanta compassione!
La giovinezza, cioè la vita nel suo attimo più bello, strumentalizzata per la morte e la rovina.
Ma se i giovani devono adempiere al dovere di non sottrarsi ai comandi formalmente legittimi delle rispettive autorità, essi acquistano per ciò stesso un diritto fortissimo a interloquire sulla pace e per la pace.
Sentano i potenti della terra il grido dei loro giovani, dei loro figli, che in alcune parti del mondo versano il loro sangue innocente: mai più guerra, mai più.
Il sacrificio della vita che molti di essi, anche in questo momento, compiono sia pegno di distensione e di pace per tutti.
Essi amano la vita, non vogliono distruggerla, non comprendono la logica della guerra.
La logica della loro vita è la logica della pace, la quale trova i suoi motivi più profondi e sublimi nella fede e nella speranza cristiana.
I giovani in special modo comprendono la forza eccitante e salvifica dell'affermazione del Signore per cui se qualcosa è impossibile all'uomo, tutto è possibile a Dio (Matteo 19, 26).
I solenni incontri di preghiera di questa sera, così densi di commozione e di significati, è la risposta confidente dei giovani del mondo alle parole del Signore.
«Omnipotens et misericors Deus, qui sic dilexisti mundum, ut ei Filium tuum unigenitum, qui est pax nostra, benignissime, largireris, supplicationes ac lacrimas famulorum tuorum propitius intuere, ut per Spiritum tuum veritatis et amoris, mundus totus vera tandem solidaque pace fruatur. Per eundem Christum Dominum Nostrum. Amen».



