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SAN TOMMASO E LA SCIENZA TEOLOGICA E FILOSOFICA IN ORIENTE

Проповіді, промови
VII-VIII

[1] Mentre una grande crisi travaglia oggi il pensiero teologico dell'Occidente, investendo in modo particolare la Scolastica e San Tommaso, ci è sembrato opportuno avvicinare il filone teologico dell'Oriente per poter conoscere cosa pensano gli Orientali della Scolastica e di San Tommaso, e d'altra parte avvicinare lo stesso San Tommaso per conoscere cosa ne pensava lui degli Orientali [2]. Da ciò il tema della nostra conferenza.

І

Il Movimento Ecumenico, iniziatosi col Papa Giovanni XXIII e col Concilio Ecumenico Vaticano II, ha aperto una gran porta al colloquio ed all'avvicinamento, ed in fine all'unione dei non cattolici con la Chiesa universale-cattolica. Già varie volte in passato si sono avuti tali dialoghi e discussioni, specialmente tra cattolici ed ortodossi, per cui il Movimento Ecumenico può oggi benissimo rifarsi ad essi, riprenderli e svilupparli. Quei dialoghi e discussioni non erano, come pure oggi non sono e non possono essere semplici colloqui di amici, ma serie trattative fondate sull'argomentazione filosofica e teologica, tanto più che i dissensi fra i cattolici e i non cattolici si fondano principalmente sulla base filosofica e teologica. Gli interlocutori hanno raggiunto nelle loro discussioni alcuni risultati, che possono costituire il terminus a quo per ulteriori trattative. E quando parliamo dei risultati, noi pensiamo in modo particolare ai cattolici e agli ortodossi, occidentali ed orientali, gerarchi e dottori.

Dopo la deplorevole rottura del 1054, sono stati ripresi lunghi dibattiti che ebbero luogo anche nei Concili ecumenici di Lione e di Firenze. E qui entra appunto il grande e fondamentale lavoro preparatorio fatto da S. Tommaso, che ha un particolare merito al riguardo. In primo luogo con la sua chiara esposizione della dottrina cristiana e poi con la precisazione delle questioni controverse fra le due Chiese. La rispettiva materia è stata trattata nei Commentari, nelle Somme, nelle Questioni disputate. Da una parte S. Tommaso espone in modo positivo la dottrina cristiana e dall'altra le questioni controverse in tutto Occidente ed informa l'Oriente sugli argomenti e la vera dottrina nella Chiesa universale, affinché vi sia una reciproca comprensione fra Occidente ed Oriente.

Già prima, ai tempi di San Giovanni Damasceno (650-750) e del patriarca Fozio, si notava un contrasto tra l'Occidente e l'Oriente a causa dell'ignoranza delle lingue e una scissura culturale, economica e politica. Dal secolo undicesimo in poi si è aggiunta anche quella ecclesiastica, venendo meno così lo scambio di vedute ed opinioni teologiche. Da questo fatto è nata negli Ortodossi orientali un'avversione verso la filosofia e la teologia scolastica, che si è poi estesa a tutto l'Occidente. Ma ciò è vero solo in parte. Per esempio il teologo greco Tantalides [3] dichiara che non si possono abbandonare i padri greci ed attaccarsi agli scolastici. Il teologo russo B. Bielajeff [4] chiama la scolastica «scienza senza vita e formalista» (безжизненное и слишком формальное богословие). Un altro teologo russo parla della scolastica come di una scienza futile, vana, casuistica, iperdialettica e così via. Chi si interessa alla questione, dovrebbe consultare il libro di Aurelio Palmieri [5], dove sono citati Malinovskyj, Sylvester ed altri. Là vengono nominati molti autori greci e russi, che parlano con indignazione della scolastica. Però bisogna dire che questi autori hanno esaminato la scolastica nei periodi della sua decadenza. Gli altri, però, vedono nella scolastica la continurzione della filosofia e teologia patristica. Infatti fondamentale per la scolastica è la filosofia aristotelica e la teologia dei Padri greci e di Sant'Agostino. E incredibile come San Tommaso, commentatore del greco Aristotele, versato nella patrologia greca, con la sua calma ed oggettività, con il suo carattere stabile ed inflessibile, e con la sua santità — sanctissimus inter doctores et doctissimus inter sanctos, — non abbia potuto infrangere questo muro divisorio e penetrare nelle menti e nei cuori degli Orientali ed aprire gli occhi anche agli Occidentali. Veramente la scolastica si è sviluppata dalla dottrina dei Padri greci, e San Tommaso - il più eccellente filosofo e teologo scolastico — ha preso come fondamento i Padri greci, ha esposto il loro pensiero e ha preparato così lo sviluppo posteriore della teologia greca e della stessa missione delle Chiese.

ІІ

Uno sguardo all'antica storia della filosofia e teologia cristiana ci permetterà di comprendere meglio la sua condizione ai tempi di San Tommaso. Ricordando il concetto della filosofia e teologia scolastica, dobbiamo dire che essa mostra le tendenze, nutre le aspirazioni e fa gli sforzi, quanto più possibile, di esporre le verità rivelate da Dio con una precisione logica, organizzandole in un sistema con l'aiuto della filosofia aristotelica, o come dicono, della sana ragione. Per raggiungere un'esposizione più chiara possibile, si aggiungono le soluzioni delle varie difficoltà ed obiezioni. Dalle verità note si procede alle verità ignote, via deductionis et inductionis. E poiché questo metodo è stato seguito nelle scuole, tutta la dottrina è stata chiamata scolastica. I suoi principali rappresentanti sono: S. Anselmo, S. Alberto Magno, S. Bonaventura, S. Tommaso e Scoto. Essi hanno sviluppato con grande profondità e precisione ciò che la dottrina cristiana finora non aveva raggiunto.

Contemporaneamente bisogna dire che questo lavoro, in gran parte era già stato fatto dai Padri greci e quindi perfezionato dagli scolastici. Anzi nella stessa Sacra Scrittura si riferisce che gli Apostoli incitavano i cristiani a studiare attentamente la dottrina rivelata, che la fede semplice è come il latte per i bambini, e quelle in forma più profonda come il cibo solido. Bisogna dare la risposta e la ragione della fede agli obiettori infedeli. I frutti di questo incitamento li notiamo nella Scuola Alessandrina. S. Clemente nei suoi Stromata [7] cerca la relazione tra la Rivelazione e la ragione — la fede è una compendiosa cognizione. Secondo Origene περὶ ἀρχῶν [8] bisogna investigare con la ragione gli scritti degli Apostoli perché essi hanno soltanto esposto la dottrina di Cristo, e invece occorre approfondire la sua conoscenza — «ut ingenii sui fructum ostenderent». Gli Apostoli hanno rivelato il fatto, ma gli amatori della sapienza devono cercare le ragioni. S. Basilio chiama la dialettica — il muro per i dommi διαλεκτικῆς; δύναμις τεῖχος; τοῖς δόγμασιν [9]. S. Gregorio Nazianzeno, S. Gregorio Nisseno, S. Cirillo Alessandrino erano geni speculativi. S. Giovanni Damasceno ha dato nel πηγὴ γνώσεως un compendio della filosofia e teologia cristiana facendosi così precursore della scolastica [10].

Mentre la scuola Alessandrina seguiva Platone con le sue idee, la scuola Antiochena (Diodoro di Tarso, Teodoro di Mopsuestia) si rifaceva alla filosofia di Aristotele. I Nestoriani e i Monofisiti adoravano quest'ultimo e lo chiamavano 13º Apostolo [11]. Con Leonzio Bizantino († 543) Aristotele comincia ad essere già filosofo riconosciuto ed a fare da base alla teologia patristica. S. Giovanni Damasceno († 750) in una parte (Fides orthodoxa) del suo πηγὴ γνώσεως (Fons cognitionis) è prevalentemente aristotelico. Giustiniano ha scritto un pamphlet su Origene polemista e da quel momento si ha una svolta verso Aristotele, cosa che ha fatto, come è stato già detto, Leonzio Bizantino.

III

Anche la teologia patristica occidentale era platonica. S. Agostino era platonico e si rifaceva a Plotino. Nella conoscenza della ragione sosteneva la teoria delle rationes seminales, idee naturali infuse nella conoscenza incoativa. Le opinioni di Sant'Agostino furono insegnate e propagate da Scoto Erigena (877) nella Scuola dei Carolingi. Agostino regnava nelle scuole, e così fino al secolo XIII nell'Università di Parigi. Il più grande platonico rappresentante dell'agostinismo era S. Bonaventura.

Ma frattanto le opere patristiche greche, come si è detto, venivano rese note nell'Occidente. Giovanni Burgundius di Pisa (a 1194) traduceva lo Pseudo Dionigi Areopagita, Massimo Confessore, Gregorio Nisseno, Giovanni Crisostomo e Giovanni Damasceno. La Scuola Vittorina studiava le opere greche. San Tommaso s'accorse che Aristotele nella traduzione averroistica non era genuino e autentico. Egli non conosceva la lingua greca, c'era però a Viterbo Guglielmo de Moerbeke, il quale aveva tradotto la Metafisica di Aristotele, A questa S. Tommaso scrisse profondi commentari. Le opinioni di Agostino, le idee (rationes seminales) di Plotino, l'anima superiore (panteistica) comune a tutti gli uomini, l'affermazione dell'esistenza separata delle idee venivano respinte. Così si arriva al secondo soggiorno di S. Tommaso a Parigi (1269-1271).

Nota bene, la Rivelazione e la fede non si possono identificare con nessuna cultura: Ἐκκλησίας οὐδὲν ἴσον, [12] slogan di San Giovanni Crisostomo. Ma invece la Rivelazione Divina e la fede possono perfezionare ogni cultura: egiziana, greca, romana, germanica, cinese, giapponese, indiana, e così via. Non è vero che la fede è diventata un fattore mondano, quando si è accostata ed appropriata della cultura romana. La fede agisce in ogni nazione secondo le sue proprietà nazionali e culturali — Euntes docete omnes gentes. Ogni stile d'arte rappresenta in qualche modo la Rivelazione, ma imperfettamente perché il modo umano, imperfetto e finito, non rappresenta adeguatamente l'ente divino, e così stile egiziaco, siro, greco, romano, indiano, gotico, bizantino.

Similmente nessun sistema filosofico e teologico può comprendere perfettamente ed esprimere la Divina Rivelazione. I Molinisti con le loro tesi di predestinazione, post previsa merita, devono riconoscere la predestinazione della Beata Vergine «ante previsa merita». S. Agostino ha modificato e messo le idee platoniche nell'essenza divina, dove nell'esistenza più perfetta non c'è più un'idea generale platonica, ma quella di ogni cosa singolare. Platone è pervenuto ad un Ente supremo, dal quale tutto proviene. Da Aristotele si introduce «substantia» e «transubstantiatio» nell'Eucaristia. Perciò non si può dire che il sistema filosofico è inutile per la teologia. Transubstantiatio è domma definito.

Il peccato originale e la Redenzione si spiegano meglio e più facilmente nel sistema platonico, perché l'umanità è una famiglia stretta, in sé congiunta, e uno può separarsi dall'altro. Nel sistema aristotelico tutti sono individui separati. E bisogna sottolineare la generazione di Adamo — perché persona è qualche cosa giuridica, indipendente. C'è anche il pericolo nell'idea platonica, perché su questo è fondata la responsabilità cumulativa. Per un controrivoluzionario del paese veniva distrutto tutto il paese. Se veniva accusato un membro della famiglia, soffriva tutta la famiglia. Secondo Platone-Plotino esistono le idee generali dell'uomo, del cavallo, della pianta — e tutti gli uomini sono tipi-immagini di questa idea generale, eterna. Ma tali idee sono irreali — la creazione della mente — e per questo che S. Agostino dice che ogni cosa ha la sua idea nell'essenza Divina e queste idee sono eterne. Dio conosce tutto con queste idee.

Perciò S. Tommaso non ha eliminato Platone totalmente. Un altro esempio è l'Epiclesi. Nella Liturgia di S. Giovanni Crisostomo, dopo la consacrazione, si prega che lo Spirito Santo «descendat et transmutet dona haec in corpus et sanguinem Christi» [13] — generaliter dictum. Nella Liturgia di S. Basilio è ancora più difficile. Dopo le parole di consacrazione il sacerdote prosegue: «...e offrirti sotto i simboli il Santo Corpo e il Sangue del Tuo Cristo. Scenda su di noi e sopra questi doni che Ti offriamo...» [14]. Nel sistema platonico si spiega meglio che nell'aristotelico. Tipo è simbolo, segno; antitipo è originale. In tedesco: Zeichen — non bene, meglio «Gezeichnete». Così anche sulle icone è rappresentato come dal fianco di Cristo cresce il ramo di vite per la croce, e Cristo stesso spreme l'uva nel calice. L'azione contraria alla liturgia transustanziativa, non dal vino il sangue, ma il sangue sotto la specie del vino.

IV

Facciamo una piccola digressione. Nell'anno 1054 era avvenuta una scissione e rottura delle Chiese d'Occidente e d'Oriente. Il Card. Humberto, uomo di grandi capacità per la sua missione, procedette, come dicono gli storici, troppo affrettatamente e i due anatemi reciproci allora pronunciati erano rimasti fino ai giorni nostri. Uno sbaglio che si doveva riparare in questi tempi, dopo 900 anni. Vi furono poi degli sforzi e tentativi di avvicinamento, ma non raggiunsero un risultato efficace. L'occupazione e la distruzione di Costantinopoli nel 1204 ampliarono la separazione e il reciproco odio tra l'Oriente e l'Occidente. Fu un disastro per tutta la Chiesa. Ma nel 1261 l'imperatore Michele Paleologo riconquistò Costantinopoli e cacciò i crociati. Temendo una nuova occupazione di Costantinopoli, egli iniziò le trattative col papa Urbano IV. Per conoscere lo stato teologico, il papa Urbano IV incaricò San Tommaso di studiare la questione a Orvieto, dove a quel tempo si trovava la corte papale. Il Papa gli consegnò il libro De haeresibus Graecorum, quas Graeci in Latinos devolvunt di Ugo Eteriano del secolo XII, il quale visse [15] lungo tempo alla corte dell'imperatore Manuele I Comneno (1161-1166), conosceva la lingua greca e leggeva gli scritti di Fozio nell'originale (primo occidentale). San Tommaso possedeva abbastanza la patristica orientale, perché Scoto Erigena, Pisanus, Moerbeke e gli altri avevano tradotto in lingua latina le principali opere dei Padri Orientali. Così egli poteva finalmente scrivere il suo lavoro De erroribus Graecorum [16]. E si nota subito che l'opera di San Tommaso è più profonda. Innanzi tutto egli ha messo nel titolo de erroribus e non de haeresibus come ha fatto Ugo Eteriano. Le divergenze provengono da non ben stabilita terminologia: substantia, hypostasis, persona, prosopon, αἰτία principium, consubstantialiter, che sono vaghi. I primi Padri e gli scrittori ecclesiastici, prima del Concilio Niceno, non si esprimevano accuratamente e per questo sono sorti malintesi. E in questo modo San Tommaso ha spiegato le differenze fra l'Occidente e l'Oriente nel campo teologico.

Nel libro II, San Tommaso tratta della processione dello Spirito Santo ab utroque [17]. Egli corregge il concetto di Riccardo Vittorino de amore mutuo, ma segue l'esposizione di S. Agostino. Servendosi dell'argomentazione trinitaria di S. Tommaso, il Card. Bessarione ha proposto la spiegazione dei due concetti della Trinità dei Padri Greci, di S. Agostino e dei primi scolastici, con un triangolo — Quomodo Patres graeci dicunt per Filium et Latini ex Patre Filioque.

La seconda questione riguarda il Romano Pontefice. [18] C'è una Chiesa — un Pastore — luce clarius. Gli Orientali ammettono il primato, uti dicunt honoris, e perciò ricorrevano alla suprema autorità. [19] Si tratta piuttosto dell'ambiente, del clima e del modo di governare. I vescovi hanno anche la potestà ordinaria sulle loro diocesi ed in modo simile dovrebbe essere questa potestà degli Orientali, Patriarchi e Vescovi nelle loro autonomie. Non si dovrebbero accusare soltanto gli Orientali come colpevoli dello scisma e separazione. Gli storici odierni non assolvono il Card. Humberto e non dichiarano che egli è innocente. [20] Quando i Bizantini spedirono a Roma i legati per le trattative, Federico II Barbarossa († 1250) li tenne chiusi in carcere per tre anni, perché allora era in lotta con il papa Innocenzo III. Di chi la colpa? [21]

Tornato dalla prigione, ho potuto constatare che si sono verificati alcuni avvenimenti nuovi ed originali. Tra questi la concordia dei francesi con i tedeschi. Come studente sono vissuto tra loro e mi ricordo dell'odio reciproco che si portavano — Les bosches e Wacht am Rein. Erano plausibili il pensiero e gli sforzi di porre termine a queste lotte secolari. Avendo incontrato il diplomatico, artefice di questa concordia, mi sono congratulato di cuore con lui per questo suo atto storico ed eroico.

La stessa cosa può avvenire fra le Chiese d'Occidente e d'Oriente. Bisogna però innalzarsi al di sopra delle animosità e preparare il clima dell'Unione, perché l'unità della Chiesa è un bene comune, oggi avvertito più che mai, anche per poter fronteggiare insieme il dilagante ateismo. Con grande riconoscenza bisogna sottolineare il merito di un gruppo di monaci del monastero nei pressi di Costantinopoli (Isidoro, Bessarione, Doroteo), che preparavano l'Unione di Firenze fra il vigente odio verso i Latini.

Il Card. A. Dell'Acqua in un suo articolo La Chiesa Cattolica e i fratelli separati, tra l'altro scrive: «A noi insistere, in ogni occasione, per far comprendere (agli Occidentali ed Orientali - n.d.r.) come non sia ammissibile una vera unità di fede senza l'ossequio concorde di tutti ad una autorità che insegni e definisca ciò che si deve credere: e nello stesso tempo far notare come non sia nella Chiesa di Roma la velleità di dominare, mortificare ed umiliare. Ed a questo proposito non si insisterà mai a sufficienza nel rilevare delicatamente come, avvenuta la dolorosa separazione, le Chiese avulse dal centro di unità hanno finito per essere asservite ai poteri politici, alle varie forme dei regimi statali, alle mutevoli e contrastanti esigenze delle varie nazioni: chiese di Stato, chiese nazionali: non, però, Chiesa di Cristo, perché questa, per sua natura, è sovranazionale, quindi non legata ad alcuno Stato o ad alcun regime...». Papa Giovanni nella prima udienza concessami mi ha detto subito: «Come si può desiderare l'Unione senza parlare con gli Ortodossi?»[22] E grande merito ha il Segretariato per l'Unione dei Cristiani per l'avvicinamento dei fratelli separati. [23] Bisogna star molto attenti a non respingere i separati, ma ad attirarli con la bontà. Il Servo di Dio metrop. Andrea Szeptyckyj pregava ogni giorno e chiedeva al Signore la grazia di non fare alcuna cosa spiacevole agli Ortodossi. Soleva ripetere sovente: «Se non si attirano gli Ortodossi, cerchiamo almeno di non respingerli e di non arrecare loro delle amarezze». E per questo Lui era molto stimato dagli Ortodossi.

San Tommaso parla anche degli azzimi — una lunga e sterile lite, mentre oggi ci si comunica tanto nel rito orientale che latino sotto le due specie e si va a comunicarsi anche dagli Orientali col pane fermentato.

Il purgatorio. [24] Anche qui non c'è tanto dissenso, perché gli Ortodossi pregano più dei cattolici per i defunti. Ma di questo non si ha una spiegazione dommatica, come essi stessi confessano.

V

È stato già detto che S. Tommaso, da una parte ha proposto la dottrina teologica e filosofica corretta, prendendo in considerazione i Padri greci e Aristotele autentico, — e così ha avvicinato l'Occidente all'Oriente, — mentre dall'altra ha mostrato agli Orientali la dottrina dell'Occidente. Frattanto venivano tradotte in greco le opere di S. Agostino, di S. Anselmo ed altri. Quelle di S. Tommaso venivano rese in greco da Guglielmo Bernardi de Gallac († 1298), suo contemporaneo. Il nome di S. Tommaso era conosciuto ancora di più al Concilio di Lione, dove egli doveva arrivare in qualità di esperto teologico, e lì trovò avversari e fautori. Tra i primi erano Matteo Angelos Panaretos (1355-1369) e Nilo Cabasilas († 1361), che hanno scritto contro di lui, e il patriarca Bekkos — grandi polemisti ed avversari dei Latini.

Favorevole a San Tommaso era invece Massimo Planudes († 1310), che tradusse il «De Trinitate» di S. Agostino e passò poi agli avversari dell'Unione. Ancora più favorevole era Demetrio Kydones (1324-1398), diplomatico e teologo. Nonostante fosse discepolo di Nilo Kabasilas, esortava tutti ad unirsi insieme contro i Turchi. Egli si unì alla Chiesa cattolica, difese S. Tommaso contro Nilo Kabasilas, che derideva l'Aquinate come infame ragazzaccio. [25] Visse alla corte del basileus Giovanni VI Cantacuzeno (1341-1355). Anche Giorgio Scholarios (1453-1468), dopo il patriarca Gennadio, teologo erudito, in principio fu favorevole all'Unione, ma poi ne divenne avversario. Stimava però molto S. Tommaso e così si esprimeva: «O Tommaso, se tu fossi nato non in Occidente, ma in Oriente ed avessi scritto così bene sullo Spirito Santo come su altre cose! Era un sapiente, peccato che fosse latino» [26] Tra gli amici e fautori dell'Unione e della teologia occidentale bisogna annoverare anche Giovanni Kyparissiotes, che ha scritto la dommatica con metodo scolastico. Anche Emanuele Calecas († 1410), che divenne Domenicano, scriveva le sue opere in greco, ma in modo scolastico. L'esimio teologo e conoscitore della teologia occidentale — il Card. Bessarione — chiama S. Tommaso «uomo saggio e santo». [27] E così cresceva il gruppo dei Latinofrones.

VI

Nel 1453 Costantinopoli veniva occupata dai Turchi. Le scuole e la scienza erano distrutte. Allora il centro della scienza filosofica e teologica per gli Orientali si trasferì a Kiev, dove i cattolici e gli ortodossi coltivavano il metodo scolastico. Il Metropolita cattolico ruteno Giuseppe Rutskyj introdusse nel Seminario la Fede Ortodossa di Giovanni Damasceno e la Somma di S. Tommaso. Il Metropolita ortodosso Pietro Mohyla nella sua Accademia di Kiev seguiva totalmente il metodo scolastico; in essa studiavano oltre agli Ucraini anche i Russi, Greci, Romeni, Bulgari e Jugoslavi. L'autorità di S. Tommaso fu predominante su tutti i teologi. Dopo due anni di studi di filosofia seguivano quattro anni di teologia. Molti Ucraini studiavano a Vilna, Cracovia, Praga, Parigi e Würzburg. I titoli delle opere dei professori testimoniano della dottrina contenuta nelle opere. Prof. Popowskyj: Universa philosophia commentariis scholasticis illustrata, doctrinam peripatheticam complectens... (1699). Prof. Volcanskyj: Philosophia universa doctrinam peripatheticam ad mentem principis philosophorum Aristotelis Stagyrithae complectens, commentationibus scholasticis illustrata atque in Alma Kioviensi Academia orthodoxa Mohyliana... extradita (1716-1718). Prof. Popowskyj: Tractatus in primam partem Summae theologiae doctoris angelici divi Thomae de Deo... Sequendo Thomam agemus de Deo uno... Ita Thomas, Scotus, Albertus Magnus, Avicenna, Arriaga et fere omnes philosophi — cum quibus sit conclusio nostra, e così via. [28]

Due punti — la processione dello Spirito Santo e il primato — non erano ammessi dagli Ortodossi ucraini. Molti professori di Mosca provenivano da Kiev, come Slavanceskyj, Lopatynskyj ed altri, e anche là insegnavano la stessa dottrina. Ma i Russi non contenti di questo latinismo chiamarono ad insegnare i fratelli greci Lechudae, che introdussero la dottrina greca ortodossa, ostile all'Unione delle Chiese, e così la teologia scolastica fu proibita.

La Chiesa ortodossa ucraina fra tutti gli Ortodossi era la più vicina all'Unione, e si può prendere anche oggi come fondamento per la conciliazione la base Mohyliana. Purtroppo gli studi dal 1939 (Rackl, Hahn, Thumb) non hanno fatto alcun progresso e molti manoscritti riposano sotto la polvere dei secoli.

VII

Concludendo si può affermare tranquillamente che le opere di S. Tommaso hanno contribuito molto all'avvicinamento delle due Chiese in Oriente ed Occidente. La sua argomentazione può essere presa come solido fondamento nelle discussioni e polemiche, in tutte le questioni controverse fra le Chiese d'Occidente e d'Oriente, perché poggia su una salda base.

Con questo non vogliamo affermare che S. Tommaso abbia esaurito la teologia. Dicono che può sempre venire un teologo più grande di lui, ma finora non è ancora venuto. Il progresso della teologia però è necessario e i successivi approfondimenti devono ulteriormente continuare e perfezionarsi. Nonostante ciò San Tommaso, insieme a Platone, Aristotele e Sant'Agostino, costituisce un genio dell'umanità e come tale egli è passato alla storia.

[1] Discorso tenuto nella festa di S. Tommaso d'Aquino del 1969 nell'Università Angelicum di Roma. Extractum ex periodico «Angelicum» 46 (1969) fasc. 1-2.

[2] Cf. Opera Omnia Josephi Slipyj, Roma, 1968; CANDAL, Emmanuel S.J., Nilus Cabasilas et theologia S. Thomae, Città del Vaticano, 1945; BECK HANS GEORG, Kirche und theologische Literatur in byzantinischen Recht, München, 1959; DENISSOFF E., L'Eglise russe devant le thomisme, Paris, 1936; STAFFA Dino, Il Tomismo è vivo, in Angelicum, XLIII, 1966, p. 57-61.

[3] Πατριστικοὶ ἔλεγχοι Costantinopoli, II, 1850, P. 281.

[4] О соединении Церков р. 183.

[5] Theologia Orthodoxa, Firenze, 1911, PP. 189 ss.

[6]1 Cor., 3,1.3.15; Tit. 1,9; 1 Petr. 3,15.

[7] P.G., 9, 481.

[8] P.G., 11, 116 sq.

[9] P.G. 30, 269 c.

[10] P.G., 94, 1141. Cf. R. ARNOU, S.J., De Platonismo Patrum. Pont. Univ. Gregoriana «Textus et documenta» Romae, 1935.

[11] Ivi.

[12] P.G., 52, 397.

[13] Cf. La divina liturgia del Nostro Padre S. Giovanni Crisostomo. Ed. DE MEESTER, Roma, 1925, PP. 74, 75.

[14] Cf. Liturgia di S. Basilio il Grande, Roma 1874. Προσθέντες τὰ ἀγίου Σώματος καί Αἵματος τοῦ Χριστοῦ... р. 117.

[15] P.G., 202.

[16] S. THOMAE DE AQUINO, Opera Omnia, t. XL, pars A., Contra errores Graecorum, Romae, 1967. Alcuni testi dai Padri greci non sono genuini. Cf. J.N. KARMIRIS, Θωμᾶ τοῦ Ἀκινάτοῦ Σοῦμα Θεολογικὴ ἐξελληνισθἶσα Athen, 1935, e I. BACKES, Byzantinisch-neugriechische Jahvbücher, herausgeb. von Prof. Dr. N.A. BEEs (Βέης), Athen, 1937.

[17] 1-20 c.

[18] C. 21-27.

[19] S. Atanasio, Ignazio, S. Teodora Studita ed altri.

[20] Alcuni esempi. Una volta ho parlato con un Vescovo latino degli Ortodossi, che egli rimproverava fortemente come schismatici. Allora gli ho chiesto se sapeva cosa dicono gli Ortodossi a proposito degli Occidentali, a torto o a ragione. Mi ha risposto che si lamentano della loro superbia. Perciò bisogna «reflectere et fructum carpere».

[21] Ricordo che durante la mia prigionia un ortodosso, brav'uomo, che aveva intenzione di prepararsi anche al sacerdozio e mi chiedeva l'ordinazione, allorchè un cattolico accusò gli Ortodossi di esser colpevoli dello scisma, saltò fuori dal suo giaciglio e arrabbiato grido: «anche voi siete colpevoli della separazione». Unde ei hoc?

[22] L'Osservatore Romano, 5 Aprile 1968, P. 5.

[23] Dicono che uno dei suoi collaboratori abbia visitato un villaggio greco. Il parroco greco lo ha condotto ad una riunione dei parrocchiani, i quali gli hanno chiesto chi fosse. Il parroco ha risposto che era uno dei coadiutori del Papa. «Ah, il papa, era il capo di quelli che hanno distrutto Costantinopoli». Sono passati 765 anni e tale è rimasta ancora la mentalità. Si racconta che una volta un cattolico ebbe una discussione con un ortodosso su problemi teologici. Il cattolico affermava che gli scismatici non venerano S. Pietro, capo degli Apostoli. No, rispondeva l'ortodosso, — abbiamo ogni anno la grande festa in onore di S. Pietro e S. Paolo. Anzi, devi sapere che S. Pietro, una volta liberato dall'Angelo dalla prigione erodiano-romana, si è salvato in Antiochia, ha girato per tutto l'Oriente, Asia Minore e la Grecia, ha predicato liberamente e nessuno lo ha toccato, ha scritto una lettera pastorale da Babylone — Roma agli Orientali — ma quando è venuto in Occidente lo hanno ucciso. Ecco il risultato della discussione!

[24] C. 29.

[25] ἄτιμου καὶ παῖδαι - κανῶω εἰς τὸν ἅγιον Θωμᾶντὸν Ἀκίνον Cod. vat. gr. 1103, fol. 1.

[26] Εἶθε, θωμᾶ, μὴ ἦσθα γεγοϜῶς ἐν τῇ δύσει, ἀλλ'ἐντ ῇ ἀνατολῆ, ἵνα ἦσθα ὀρθόδοξος καὶ ἵνα ἐφρόνεἱς καὶ περὶ τῆς ἐκπορεύσεως τοῦ ἁγίου Πνεύματος ὀρθῶς, ὡς καὶ περὶ τῶν ἄλλων καλῶς λέγεις… Οὗτως σοφὸς πλὴν τοῦ εῖναι Λατῖνος. Cod. Vat. gr. 433 cf. RACKL, Eine griechische Abbreviatio der Prima secundae des hl. Thomas von Aquin, in Divus Thomas (Fr.) 9 (1922) p. 52.

[27] σοφόν τε καὶ ἄγιον ἄνδρα, τῆς Ἀριστοτελικῆς σχολῆς διάδοχον. P.G., 161, 200.

[28] D. WISZNIEWSKIJ, Kiewskaja Akademia w pierwoj polowinie XVIII st. Kiew, 1903. Makaryj BULGAROV, Istorija Kiewskoj Akademiji. Sankt Peterburg, 1843, p. 61.

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