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LETTERA PER IL PAPA GIOVANNI XXIII INFERMO
28 maggio 1963
Листи
XII
Vaticano, 28 maggio 1963.
Beatissimo Padre,
Quando ovunque circolano le dolenti notizie sulla salute di Vostra Santità, alla mia memoria giunge sovente il ricordo di un canto popolare ucraino: « Oi hore velyke na dim naš upalo, — Našoho batenka neduha vialyt» (Un grande dolore è caduto sulla nostra famiglia, — Il nostro babbino è afflitto dal male). In questa canzone popolare si racconta che il padre di una numerosa, ma modesta famiglia, lavorava in un bosco tagliando legna e togliendo erbacce; ormai esausto viene colpito da un tronco cadente ed è portato in casa ed adagiato sul letto. Intorno gli stanno i suoi numerosi figlioletti, che inginocchiati con le lacrime negli occhi pregano Iddio per la salute del loro buon papà, senza rendersi ancora conto del loro futuro incerto.
Questo quadro ci sta oggi dinanzi agli occhi con l'interminabile schiera dei figli di Vostra Santità, che inginocchiati in ispirito intorno al letto del dolore del Santo Padre, con le lacrime agli occhi in tutto il mondo innalzano le loro fervide preghiere al Signore, implorando la salute per la Vostra Santità, affinchè Gesù Cristo conceda la grazia del prolungamento di vita così necessaria per la loro eterna e terrena salute.
Anche la Vostra Santità è caduta sul letto d'infermità a causa dell'estenuante e gigantesco lavoro in mezzo ad un bosco rigoglioso dei pensieri dell'umanità sperduta nelle proprie opinioni e lotte. L'eliminazione dei vecchi ed inutili tronchipregiudizi esaurisce le forze anche degli organi più forti.
E le preghiere che l'umanità tutta innalza per la salute del nostro Santo Padre provengono dall'intimo del cuore. Perchè la Vostra Santità nel tempo relativamente breve ha saputo guadagnarsi con la paterna bontà la fiducia non soltanto dei popoli della Chiesa Cattolica, ma anche dei fedeli di tutte le altre confessioni religiose, anzi di tutti gli uomini di buona volontà e persino dei nemici dichiarati di Gesù Cristo e della Chiesa. Con la Sua carità ed amore paterno senza limiti, la Vostra Santità ha costretto loro al rispetto ed alla stima per la propria persona e per i valori universali della Chiesa, affascinati dalla potente voce di «Pacem in terris».
Intero mondo è diviso in due campi, con Dio e contro Dio. In questi difficili tempi è necessario un capo che possa condurre alla vittoria contro i nemici di Dio e della sua Chiesa e in generale di tutta l'umanità minacciata. In questa battaglia era necessario innanzi tutto di adunare insieme tutti i credenti delle varie Chiese separate e staccate, delle varie religioni non cristiane, per poterli un giorno riunire con la Santa Sede Apostolica di Roma. Quando tutti i fedeli e tutta l'umanità sono preoccupati per la salute di Vostra Santità a causa anche dei pericoli creati nello sviluppo dell'umanità, quanto maggiormente è preoccupata la Chiesa che tace, minacciata nella sua stessa esistenza. Sembra che nessun altro Papa nella storia abbia dimostrato tanta saggezza, comprensione e lungimiranza come Vostra Santità, perchè infatti per poter raggiungere la sospirata unificazione di tutti i cristiani separati, sono necessarie non soltanto le grandi doti d'intelletto, ma ancor più il paterno cuore.
E perciò le nostre preghiere sono più ferventi degli altri, affinchè il Signore non fermi a metà strada la realizzazione di grandi e lungimiranti piani per il futuro di Vostra Santità. Noi con ammirazione guardiamo all'eroica fiducia di Vostra Santità nella Divina Provvidenza nel portar questa pesante croce, ma con trepidazione vediamo che la gran parte dei lungimiranti piani di storica portata del Santo Padre non sono ancora definitivamente realizzati. E quando essi almeno in maggior parte saranno eseguiti, tanto necessari per la salvezza dell'odierna umanità sotto questo aspetto morale e materiale, allora soltanto secondo il nostro filiale desiderio la Vostra Santità potrebbe dire: «Nunc dimittis servum tuum».
In questa intenzione, inginocchiati in spirito presso il letto di dolore di Vostra Santità, innalziamo le nostre ardenti preghiere ai piedi di Gesù Eucaristico per la salute di Vostra Santità (io personalmente ho offerto finora tre Sante Liturgie secondo l'intenzione di Vostra Santità) e confidiamo che il Signore ascolterà la nostra voce come ci ha promesso: « In verità, in verità vi dico: Se voi domanderete qualche cosa al Padre mio in mio nome, Egli ve lo darà » (Glov. 16,23).
Implorando la paterna Benedizione Apostolica, mi permetto di professarmi con i più intimi sensi di filiale amore, devozione e obbedienza della Santità Vostra ossequiosissimo figlio
+ GIUSEPPE SLIPYJ Arcivescovo-Metropolita di Leopoli
C.d.V. 29.V.63.
RISPOSTA
Venerata Eccellenza,
ho letto in ginocchio la sua lettera al Papa. È un atto di amore che commuove e conforta; ed in realtà il S. Padre ne ha riportato spirituale letizia.
Che Iddio ci ascolti.
Bacio le sue sante Mani
D. LORIS CAPOVILLA *
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