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OMELIA IN OCCASIONE DELL’ORDINAZIONE SACERDOTALE DI PADRE M. MYKYCEJ, ORIONINO, NELLA CAPPELLA DEL SEMINARIO MINORE UCRAINO
Проповіді, промови
XII
In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
1. La storia dell'apparizione di Gesù Cristo all'Apostolo San Tommaso, descritta nell'odierno Vangelo secondo San Giovanni, termina con una specie di testamento del Salvatore per tutta l'umanità: « Beati coloro che hanno creduto e non videro » (Gio. 20, 29). Poiché nell'irreligiosità contemporanea non si può sottolineare abbastanza il valore della religione e i meriti dell'uomo attraverso la sua fede in Dio, nella divinità di Gesù Cristo e nel Suo insegnamento. E questo merito della fede è evidente nelle parole con le quali Egli si è rivolto agli Apostoli dopo la Sua apparizione: « La pace sia con voi!... A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi, e da chi li riterrete, saranno ritenuti » (Gio. 20, 21-23). La pace e la remissione dei peccati è un grande premio per la fede e nello stesso tempo l'essenza del messaggio di Gesù Cristo. Egli recò la pace e la conciliazione all'anima staccata da Dio e dal prossimo, e riteneva che il Suo più grande e nobile compito fosse quello di rendere sereno l'uomo. E l'anima conquisterà la pace, quando le saranno rimessi tutti i peccati e le colpe verso Dio e verso il prossimo. Questo è il vero alleggerimento della sorte di ciascun uomo vivente: quando gli viene tolto il peso del rimorso, quando è sereno e quando è limpido ed innocente nella sua coscienza.
2. Ma l'uomo è composto anche di corpo che ha le sue necessità e le sue esigenze, colpito dalle sventure, malattie e dalla miseria materiale. E anche a questo Gesù decise di porre rimedio e lo fece con grande comprensione. Sembra che l'uomo non abbia mai sentito così profondamente la sua miseria corporale e materiale come ora. Perciò non fa meraviglia che da ogni parte dove s'innalzino le voci della disperazione, le proteste e sollecitudini delle classi sociali per aiutare gli oppressi e por fine ad ogni sfruttamento ed ingiustizia.
3. Una volta si era raccolto un gruppo di studiosi, scrittori e giornalisti, che cominciarono a discutere sull'importanza della parola nella vita dell'uomo. Ognuno cercava di sottolinearne l'importanza per suscitare l'ideali, l'entusiasmo, per spingere i cuori all'aiuto nella miseria e nelle disgrazie. Uno di loro ha chiesto quale parabola di Gesù Cristo consideravano la più bella. Gli uni dicevano di preferire il discorso della montagna, quale manifesto e nuovo programma per l'umanità, in difesa degli oppressi e dei perseguitati. Gli altri indicavano la parabola del Figliuol Prodigo coi suoi sentimenti paterni e commoventi, le dissipazioni del figlio, la miseria nella quale egli era caduto, privato del benessere e dell'amore paterno, precipitando fino alle bassezze del disprezzo, delle umiliazioni e delle derisioni. Innanzi tutto sottolineavano la varietà dello scenario e i magnifici quadri della parabola, che le donano una straordinaria bellezza ed attrattiva. Ed altri ancora indicavano la parabola del buon Samaritano che commuove tutti fino all'intimo dell'anima, dinnanzi alla terribile sventura, non solo per la sua grande compassione per l'uomo infelice ed oppresso, ma anche per l'aiuto fattivo. Non meno meraviglioso scenario Gesù apre dinnanzi agli occhi dell'ascoltatore, presentandogli il panorama stupendo che si estende da Gerusalemme a Gerico, il magnifico spettacolo delle montagne, del Mar Morto, del fiume Giordano, dei verdi frutteti con palme, aranci e limoni pieni di profumo, terebinto e fiori palestinesi. Da questo luogo paradisiaco scende un viandante verso il deserto abbandonato e tetro con le sue rocce, le dune di sabbia e di lava dalle quali le tempeste e le piogge scavando hanno creato misteriosi castelli e mura, tra cui, con un forte rimbombo di ululati, il vento fa risuonare le sue tristi e lugubri arie. Proprio in questo deserto si nascondevano i malandrini che assalivano i viandanti. E la loro vittima, come racconta Gesù, fu un uomo che passava per quei luoghi; egli fu spogliato, derubato, percosso ed abbandonato nudo e mezzo morto al suo destino. Ed ecco passare i rappresentanti delle varie classi indifferenti alle miserie e le disgrazie del prossimo. Essi transitavano davanti pusillanimi, senza alcuna compassione e senza alcun pensiero di aiuto, non rendendosi conto che essi stessi potevano cadere da un momento all'altro, vittime della medesima sorte, lamentando la durezza del cuore del prossimo. Ma ecco avvicinarsi sul suo asinello un Samaritano, che commosso dalla sventura del malcapitato, scese, gli si avvicino, ne lavo e fasciò le piaghe, lo rifocillò, lo caricò sul proprio asino, lo portò ad una vicina locanda e consegnò l'infelice al padrone perché ne prendesse cura e dopo aver pagato tutte le spese promise che al suo ritorno avrebbe dato altro danaro se ne avesse speso in più.
4. Veramente non si potrebbe presentare all'umanità di oggi una parabola più appropriata, nella quale Gesù Cristo descrive sé stesso, e fare un discorso più suggestivo sul più scottante e vitale problema odierno degli sfortunati, poveri, infelici e bisognosi d'immediato aiuto. Sembra che l'odierno Vangelo sia la migliore introduzione per l'avvenimento che si compie in questo magnifico tempio e questa bella casa del Seminario Minore sotto la guida dei Padri Salesiani. Dinanzi a voi è stato oggi consacrato un nostro fratello, primo ucraino della Congregazione degli Orionisti. Certamente non c'è bisogno di raccontarvi la storia dei due grandi Santi: Don Bosco e Don Orione, fondatori di Congregazioni che godono stima e simpatia universale, animati dallo zelo e dallo spirito di generosità e carità cristiana. E' veramente misterioso ed umanamente incomprensibile come questi due grandi patriarchi di famiglie religiose (Salesiani, fondati nel 1859 e gli Orionisti nel 1903) abbiano potuto in così breve tempo espandersi in modo prodigioso e ottenere successi così grandi colla fondazione di opere gigantesche e con l'aumentare in sì gran numero i propri membri in tempi così materialisti come quelli di oggi. Il segreto di questi successi sta nel fatto che essi hanno colto nel segno le necessità più cocenti dell'umanità sofferente contemporanea. Essi si sono posti il compito di venire in aiuto proprio a quegli oppressi, infelici, miseri ed abbandonati, davanti ai quali passano purtroppo indifferenti i rappresentanti e i responsabili della società umana. Tanto Don Bosco che Don Orione hanno sollevato in alto il vessillo su cui hanno scritto il programma della loro azione caritativa, di aiuto, tutela, difesa, sviluppo della vita, conoscenza dell'amore di Gesù Cristo, della Chiesa e del Papa, attraverso l'apostolato della carità tra i più piccoli, poveri e tra la classe lavoratrice. E sotto questo vessillo si è posto oggi a guida delle file un nostro fratello, come simbolo e pegno dei futuri apostoli della carità per i più bisognosi nelle sconfinate estese dell'Ucraina e del grande Oriente.
5. Reverendissimo Padre Generale degli Orionisti e Padri Collaboratori Generali! Ci sembra che questa odierna festa sia una festa della famiglia dei Salesiani, degli Orionisti e degli Ucraini. Una gioia particolare aleggia nel nostro cuore, ma in questa sinfonia di canti e di gioia si leva potente la voce del Santo Padre, Vostro più favorevole Protettore, che Si è degnato di solennizzare, di dar peso e fare di questa festa una festa della Chiesa Cattolica, impartendo la sua Benedizione Apostolica nel seguente tenore: «Occasione ordinazione sacerdotale Reverendo Michele Mikycei della Piccola Opera Divina Provvidenza formulo voti augurali lieto trasmettere Benedizione del Santo Padre per novello levita et partecipanti sacra cerimonia. Cardinale Testa Segretario ». Infatti questo è un momento apostolico e storico non solo per la nostra Chiesa e per la Congregazione degli Orionisti, ma anche per la Chiesa universale.
Cari Fratelli e Sorelle! La nostra gioia tocca il vertice. Il Santo Padre ha inviato la sua Benedizione Apostolica al novello sacerdote e per tutti i presenti, e con questo ha esaltato il più possibile la nostra festa odierna, dandole il carattere di universalità.
6. E a Te, Caro Fratello Padre Michele, auguriamo e chiediamo da Dio, affinché Tu tra queste file di grande idealità, di carità operosa e aiuto per i bisognosi, possa sviluppare la più larga e la più copiosa attività, che Tu possa giungere alle vette più alte della vita religiosa più perfetta, che attraverso le Tue mani benedette possano scorrere le grazie più generose di Dio per tutti i più bisognosi e che essi possano trovare sempre in Te il pronto aiuto del misericordioso Samaritano e tutti gli altri la conferma evidente delle parole di Gesù Cristo: « Beati coloro che hanno creduto e non videro » (Gio. 20, 29). Possano dire di Te un giorno, dopo la più lunga vita possibile e santa, e dopo il più zelante apostolato: « pertransiit benefaciendo et sanando » (« passò facendo il bene e ricananto ») (Atti, 10, 38), e possa conseguire presso Dio la corona della gloria eterna.
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