IL VALORE DI SAN TOMMASO D’AQUINO PER L’UNITÀ DELLA CHIESA E IL SUO INFLUSSO SULLA TEOLOGIA ORIENTALE
Філософія
I
Celebrato con grandissimo splendore il seicentesimo anniversario della canonizzazione di San Tommaso, giova — anche in occasione di questo magnifico congresso, nel quale lo sforzo unionistico si personifica e si incorpora per così dire, in questo anno in cui, a causa della malattia e della pia morte del meritatissimo e degnissimo propugnatore dell'Unione, il Metropolita Dottor Anton Stojan, l'adunanza precedentemente preparata non poté essere felicemente condotta a compimento — fare memoria del santo geniale che illuminò la Chiesa e che ebbe un ruolo di grande rilievo nel preparare la via all'Unione. [1]
L'unione delle Chiese scosse sinceramente e vivamente la mente e il cuore dell'Aquinate; infatti, gli opuscoli Contro gli errori dei Greci (Contra errores Graecorum) e Al cantore di Antiochia (Ad cantorem Antiochenum), i Commentari alle Sentenze, le Questioni disputate (Sulla verità, Sulla potenza), la Summa contra Gentiles e la Summa theologica abbondano copiosamente di questioni controverse tra occidentali e orientali. Anzi, prima della sua santa morte, obbedendo al mandato del Papa, non esitò a intraprendere il viaggio verso Lione per adoperarsi a favore dell'unione, sebbene sentisse che il corpo negava il sostegno al desiderio dell'anima. E pertanto in questo congresso, che prosegue il duro lavoro dell’Unione, al più santo dei dottori e al più dotto dei santi sono meritatamente dovuti lode, onore e venerazione.
La Chiesa cattolica tributa all'Aquinate le massime lodi e il Sommo Pontefice lo ha recentissimamente dichiarato con onore "guida degli studi", sancendo che si debba ritornare alla teologia e alla filosofia di San Tommaso e che le medesime debbano essere sviluppate nello spirito e secondo il pensiero del Dottore Angelico. In tale esortazione si può ritenere implicitamente contenuto anche il desiderio che il lavoro scientifico dell'azione dell’Unione sia fondato sulle opere dell'Aquinate.
Anzi, lo studio di San Tommaso deve essere coltivato anche in Oriente: in primo luogo (I), poiché la prima scolastica è nata in Oriente e si è sviluppata a partire dalla teologia e dalla filosofia patristica; in secondo luogo (II), poiché in verità la teologia e la filosofia orientale sono rifiorite sotto l'influsso di San Tommaso e della scolastica, e l'Unione ne è stata promossa. Si dimostra infatti che, con il crescere dell'influsso dell'Aquinate in Oriente, si è contemporaneamente consolidata l'unione delle Chiese.
I.
A nessuno sfugge che la dottrina scolastica e di San Tommaso non aggradi affatto agli ortodossi orientali, e che anzi essi ne rifuggano. Ritengono infatti che la scolastica sia contraria alla mentalità orientale, che con il suo accoglimento si rinneghi la tradizione teologica dell'Oriente e si abbandoni un metodo consacrato dai secoli [2]. Inoltre, secondo loro, la scolastica occidentale consisterebbe nel formalismo e nella difesa di questioni dogmatiche iperdialettiche, nello sviluppo di distinzioni esagerate e di opinioni futili e ridicole. C'è da stupirsi, dunque, che la sommergano di insulti? [3]
I teologi ortodossi hanno ereditato tale giudizio dai protestanti e lo hanno confermato con il loro pregiudizio. Eppure questa convinzione, a un più attento esame della realtà, non poggia su alcun fondamento, né la scolastica si trova in alcuna opposizione con la tradizione orientale. Che cosa esprime, dunque, il nobile concetto di scolastica?
1. Esso è lo sforzo della ragione di chiarire ed esporre le verità della fede, riducendole a un ordine e a un nesso logico. Ciò che dai Padri fu detto in diverse occasioni, dai tomisti - scolastici è stato proposto sistematicamente, meglio sviluppato ed espresso con concetti più rigorosi. Inoltre, le difficoltà che vengono lasciate intendere contro le verità rivelate trovano soluzione attraverso la ragione. Tale studio, coltivato nelle scuole, ha dato il nome di "Scolastica".
2. Alla base di tutto questo lavoro vi è la filosofia di Aristotele, nota bene: il massimo filosofo greco, introdotto nella teologia proprio dai Padri greci.
3. Inoltre, i teologi scolastici hanno edificato il loro edificio sulle opere patristiche, come si è detto, in particolare su Agostino, derivando tuttavia il metodo dai Padri greci [4].
Pertanto la proprietà fondamentale degli scolastici — vale a dire il penetrare e il chiarire con la ragione, per quanto possibile, le verità della fede — e la stessa filosofia aristotelica, che non sono estranee allo spirito greco, non contrastano affatto con la tradizione orientale. I protestanti, infatti, muovono precisamente questa obiezione: che i Padri greci, con una concezione speculativa della realtà, abbiano mutato e alterato la rivelazione [5]. In verità è solo un dato di fatto che i Padri e gli scrittori greci, dotati rispetto ai latini di una mente speculativa, stimolati dalla Sacra Scrittura (1 Cor 3, 1.3; 15; Tit 1, 9; 1 Pt 3, 15), abbiano applicato l'acume dell'intelletto alle verità della fede [6].
Nella scuola alessandrina, Clemente s'interroga sulla relazione tra la rivelazione e la ragione, definendo la fede una conoscenza breve e compendiosa di ciò che è necessario [7]. Origene, proponendo quasi una prima somma di teologia nell'opera Περὶ ἀρχῶν [Sui principi], osserva che gli apostoli trasmisero la rivelazione, ma lasciarono alla ragione molte cose da investigare: «...Dissero certo che le cose sono; ma come siano, o da dove siano, lo tacquero senza dubbio affinché i più volenterosi tra i loro posteri, che fossero amanti della sapienza, potessero esercitarsi e mostrare in ciò il frutto del proprio ingegno...» [8]. San Basilio esalta la dialettica come muro di difesa dei dogmi [9], San Cirillo eccelle per il grande ingegno speculativo e dogmatico [10]. San Giovanni Damasceno offre tutti gli elementi scolastici nella Πηγὴ γνώσεως [Fonte della conoscenza]; egli, seguendo massimamente Aristotele, propone una somma di teologia in lingua greca, esponendo e affinando i termini tecnici. Tuttavia non seguì ciecamente lo Stagira, poiché oppose la propria posizione a Monofisiti e Nestoriani [11].
L'Oriente, affaticato dal lavoro e oppresso da dissidi e nemici, trasmise il frutto di tale fatica agli scolastici. Tuttora i ricercatori della teologia scolastica dibattono tra loro su quanto gli scolastici latini dipendano specificamente dai Padri greci. Nondimeno, sia gli autori cattolici sia quelli protestanti sono convinti che la scolastica non sia altro che la continuazione della teologia patristica greca, pur senza negare l'influsso preponderante di Sant'Agostino [12]. Allo stesso modo riconoscono che le opere dei Padri greci fecondarono in modo singolare la teologia occidentale e fornirono nuovo materiale agli scolastici. Ciò avvenne, ad esempio, con Scoto Eriugena e ancor più presso gli scolastici del XII secolo, quando, oltre alle versioni latine già esistenti [13], Giovanni Burgundio da Pisa († 1194) tradusse Gregorio Nisseno, le omelie di Crisostomo e il De Fide Orthodoxa del Damasceno [14]. L'attenzione verso le opere greche crebbe notevolmente, il che esercitò indubbiamente un influsso anche sugli autori latini. Dal Damasceno attinsero copiosamente soprattutto Ugo e Riccardo di San Vittore, Abelardo e Alberto Magno [15]. Nell'elaborazione della terminologia e nella confutazione degli avversari, Ἔκδοσις ἀκριβὴς τῆς ὀρθοδόξου πίστεως [l'Esposizione precisa della fede ortodossa] fece da guida a Prepositino, Martino di Fougères, Rolando da Cremona, Guglielmo d'Auxerre e Alessandro di Hales [16].
San Tommaso non dedicò minor attenzione dei suoi predecessori alle opere dei Padri greci. Egli stesso non possedeva la conoscenza della lingua greca, per quanto ne stimasse sommamente il valore [17]. Proprio su richiesta dell'Aquinate, infatti, il suo confratello Guglielmo di Moerbeke tradusse in lingua latina le opere di Aristotele, alle quali Tommaso scrisse commentari epocali, spianando una via più sicura alla teologia. Egli studiò diligentemente i Padri greci e commentò alcune loro opere (De divinis nominibus dello Pseudo-Dionigi Areopagita) [18]. La teologia orientale attirava l'attenzione del Dottore Angelico anche perché durante il tempo del suo magistero rifiorivano i tentativi di Unione. Michele Paleologo, imperatore bizantino, inviò legati a papa Urbano per avviare le trattative. Il Papa affidò a San Tommaso il compito di esaminare la questione dal punto di vista teologico e gli raccomandò il sapiente libro di Ugo Eteriano De haeresibus Graecorum [Sulle eresie dei Greci]. In tale occasione Tommaso compose il suo opuscolo Contra errores Graecorum [Contro gli errori dei Greci], nel quale spiegò i passi più difficili dei Padri greci nelle tesi controverse.
Nel principio metodologico stabilì due osservazioni di fondamentale importanza. Le oscurità di alcuni testi derivano dal fatto che gli scrittori non sempre hanno espresso la propria mente in modo adeguato e hanno parlato talvolta in modo incauto. Le eresie e le dispute, infine, offrirono ai Padri l'occasione «di tramandare le cose della fede con maggior circospezione al fine di eliminare gli errori sorti» (Prooemium). Non c'è da stupirsi, dunque che prima di Ario si incontrino detti ambigui sul dogma della consustanzialità delle persone divine. Così come Agostino, prima dell'eresia pelagiana, non prestò attenzione al libero arbitrio in modo tanto accurato, al punto che i pelagiani stessi si appellarono alle sue opere più recenti. Ne consegue che le locuzioni inadeguate debbano essere interpretate con riverenza. La seconda ragione del disaccordo tra Oriente e Occidente risiede nella lingua, che crea difficoltà nel rendere i concetti. Ad esempio, "sostanza" suona come "ipostasi", ma il significato è del tutto diverso; similmente "causa" e "principio". Di ciò si è trattato nel libro I. Nel secondo (II), capitoli 1–20, l'Aquinate discute i testi sulla processione dello Spirito Santo da entrambi; nei capitoli 21–27 tratta del primato; al capitolo 28 tocca la dottrina degli azimi e al capitolo 29 quella del purgatorio. In questo modo l'Aquinate passa in rassegna le difficoltà patristiche delle principali cause del dissidio. Da tutto l'opuscolo è evidente che San Tommaso non intende dare un quadro sistematico della dottrina dei Padri greci, ma si impegna a spiegare i testi presi separatamente.
Anche nelle opere sistematiche il Dottore Angelico espone le verità impugnate dagli ortodossi e ne dissipa le difficoltà.
Così egli rispose profondamente alla difficoltà degli ortodossi riguardo al capo della Chiesa, attuale ancora oggi:
«Se poi qualcuno dice che l'unico capo e unico pastore è Cristo, il quale è l'unico sposo dell'unica Chiesa, non risponde in modo sufficiente. È manifesto infatti che Cristo stesso compie i sacramenti ecclesiali: è lui infatti che battezza, è lui che rimette i peccati, è lui il vero sacerdote che si è offerto sull'altare della croce e in virtù del quale il suo corpo viene consacrato ogni giorno sull'altare; e tuttavia, poiché non sarebbe stato presente corporalmente con tutti i fedeli, scelse dei ministri attraverso i quali dispensare ai fedeli i suddetti beni... Per la stessa ragione, dunque, poiché stava per sottrarre alla Chiesa la sua presenza corporale, fu necessario che la affidasse a un altro che in sua vece si prendesse cura della Chiesa universale. Da qui deriva ciò che disse a Pietro prima dell'ascensione (Gv 21, 17): Pasci le mie pecore, e prima della passione (Lc 22, 32): E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli, e a lui solo promise (Mt 16, 19): A te darò le chiavi del regno dei cieli: affinché fosse mostrato che la potestà delle chiavi doveva derivare da lui agli altri per conservare l'unità della Chiesa.
Non si può d'altronde dire che, sebbene abbia dato a Pietro questa dignità, essa tuttavia non derivi da lui agli altri. È manifesto infatti che Cristo istituì la Chiesa in modo tale che durasse fino alla fine dei secoli, secondo quel passo di Is 9, 7.
È manifesto dunque che egli costituì nel ministero coloro che vi erano in modo tale che la loro potestà derivasse ai posteri per l'utilità della Chiesa fino alla fine dei secoli: specialmente dicendo egli stesso (Mt 28, 20): Ecco, io sono con voi fino alla consumazione dei secoli.
Con ciò si esclude il presuntuoso errore di certuni, i quali tentano di sottrarsi all'obbedienza e alla sottomissione a Pietro, non riconoscendo il suo successore, il Romano Pontefice, come pastore della Chiesa universale» [19].
II.
1. Rivendicando l'influsso della patrologia greca sulle opere di San Tommaso, seguiamo la tesi generale che asserisce che la teologia occidentale sia debitrice di quella greca [20]. Di contro, Roma godeva in Oriente anzitutto di un'indiscussa autorità. Albert Thumb [21], Ludwig Hahn [22] e Michael Rack [23] desiderano rintracciare una dipendenza reciproca dell'Oriente dall'Occidente. Tuttavia quest'ultimo confessa apertamente che la dipendenza dei Padri greci da quelli latini è così esigua da non poter essere paragonata all'influsso dell'Oriente sull'Occidente [24].
Nel XIII secolo le condizioni mutarono radicalmente. La teologia scolastica fiorì a tal punto da riempire del suo profumo anche l'Oriente. Difficilmente avrebbe potuto accadere che una mente così potente, qual era l'ingegno di San Tommaso, non eccitasse l'ammirazione presso gli orientali. Se le opere di Agostino non lasciarono in Oriente tracce più profonde, ciò fu a causa dell'ignoranza della lingua latina tra i Greci [25]. Tale ostacolo fu rimosso, per quanto possibile, nel Medioevo.
Inoltre, i fautori dell'Unione erano costretti a leggere attentamente le opere latine. Anzi, questi stessi propugnatori ritenevano che il dissenso sulle verità controverse sarebbe stato rimosso una volta tradotte le opere teologiche latine in lingua greca [26]; essi suscitarono tra i Greci un rispetto scientifico verso i Latini e pensavano che, grazie agli argomenti proposti dagli occidentali, la causa sarebbe stata solidamente difesa. Oltre ad Agostino, Anselmo e Riccardo di San Vittore, fu specialmente l'Aquinate a trovare numerosi traduttori in Oriente [27]. Già un contemporaneo di Tommaso, Guglielmo Bernardo di Gaillac († 1298), si era dedicato alle versioni delle opere di lui; tuttavia, presso i teologi greci il nome del Dottore Angelico si divulgò per la prima volta durante il Concilio di Lione, poiché avevano sentito parlare del suo arrivo come di un uomo dal valore sommo per la scienza teologica. Infatti, gli avversari dell'Unione lionese si scagliarono subito contro l'Aquinate, come Matteo Angelo Panareto (XIII sec.) [28] e, in seguito, ancor di più Nilo Cabasila (XIV sec.).
Dalla parte opposta si incontra un'intera serie di difensori dell'Unione che scrutarono a fondo le opere di Tommaso e degli scolastici. Così il monaco Massimo Planude († 1310) — il quale tradusse in lingua greca anche il De Trinitate di Sant'Agostino — si dedicava agli studi scolastici [29], sebbene in seguito abbia impugnato l'Unione.
Nel XIV secolo, Demetrio Cidone [30] nutriva verso il Dottore Angelico la massima devozione e ammirazione, configurandosi come uno dei più aperti e dediti difensori di San Tommaso. Cidone nacque da nobile famiglia a Salonicco (intorno al 1320). A causa della rivolta degli Zeloti fuggì a Costantinopoli, dove trovò il favore del dotto Giovanni VI Cantacuzeno (1341-1355), dal quale fu in seguito inviato in Italia per curare affari diplomatici. Durante il soggiorno a Milano perfezionò la conoscenza della lingua latina e tradusse diverse opere latine in lingua greca, tra cui soprattutto la Summa contra Gentiles nell'anno 1355 [31]. Già da tempo, secondo Rackl [32], era stata da lui tradotta la Summa theologica [33]. In un opuscolo a parte, Cidone difese Tommaso contro Nilo Cabasila, sdegnandosi fortemente con quest'ultimo poiché scherniva l'Aquinate alla stregua di un uomo infame e di un fanciullo [34].
Inoltre, sotto l'influsso dell'Aquinate, egli compose due opuscoli sullo Spirito Santo e sulla Vergine Maria [35]. La devozione verso Tommaso in Oriente è testimoniata dal Κανὼν εἰς τὸν ἅγιον Θωμᾶν τὸν Ἀγχίνον [Canone a San Tommaso l'Aquinante] [36].
Nel XV secolo, Giorgio Scolario, in seguito patriarca bizantino con il nome di Gennadio (1453-1459, † ca. 1468), stimava grandemente San Tommaso; egli, che in principio favoreggiava l'Unione, passò poi agli avversari. Gennadio ci ha lasciato un compendio della Prima Secundae (I II) della Summa theologica, che mostra un autore ben versato nelle opere dell'Aquinate [37]. Dello stesso Scolario ci resta la versione del De Ente et Essentia e del De Fallaciis [38]. Con molta probabilità fu lui stesso a scrivere a margine dell' Ekloge una glassa in cui si rammarica del fatto che Tommaso fosse latino [39]. In un dialogo inedito più esteso sulla processione dello Spirito Santo egli prende in considerazione Tommaso e Duns Scoto [40]. Tratta diffusamente anche del dissenso tra scotisti e tomisti, dal che appare evidente che Scolario avesse conosciuto molto approfonditamente le dottrine degli scolastici [41].
Nella teologia scolastica furono dottamente versati Giovanni Cipari Ssiote (Ciparissiota) e Manuele Caleca. Il primo compose la teologia dogmatica con metodo scolastico: Ἔκθεσις στοιχειώδης ῥήσεων θεολογικῶν [Esposizione elementare dei detti teologici] [42]. Manuele Caleca indossò l'abito dei Domenicani a Pera e morì a Mitilene († 1410). Anche nella sua sintesi dogmatica egli procede secondo il metodo scolastico [43].
L'immortale Bessarione esalta Tommaso con grandi lodi, definendolo "σοφόν τε καὶ ἅγιον ἄνδρα" [uomo sapiente e santo] [44], "τῆς Ἀριστοτελικῆς σχολῆς" [διάδοχον successore della scuola aristotelica] ecc. [45]. Nell'argomentazione sulla processione dello Spirito Santo dal Figlio egli ha manifestamente davanti agli occhi la Summa theologica, dato che tutti i teologi bizantini al Concilio di Firenze tenevano Tommaso tra le mani. Così Bessarione segue il Dottore Angelico nella famosa questione scotista se lo Spirito Santo si distinguerebbe dal Figlio qualora non procedesse da lui [46]. Nella confutazione di Marco di Efeso si appoggia sul ragionamento dell'Aquinate quando disserta sulla distinzione delle persone mediante la sola relazione, non avendo luogo in Dio una distinzione materiale [47]; similmente nell'esplicare la preposizione per Filium (S. th. I, q. 36, a. 3 e q. 45, a. 6 ad 2) e riguardo al Padre e al Figlio come unico e medesimo principio [48]. A Marco di Efeso che apostrofava il Dottore Angelico, il cardinale risponde: «Tu invero hai scagliato contro il sapiente e santo uomo Tommaso anche questa accusa, in modo calunnioso o del tutto ignorante, dicendo...» [49].
L'erudizione latina in Bessarione si può notare senza difficoltà laddove, nell'opera sul sacramento dell'Eucaristia, tratta dei sacramenti come segni [50] e, nella dottrina sulla transustanziazione, sostiene la distinzione tra il termine a quo e il termine ad quem [51].
L'influsso di Tommaso sulla teologia bizantina si manifesta chiaramente anche attraverso due fatti: la vittoria degli aristotelici bizantini e la disputa esicasta. Gli aristotelici e i platonici bizantini del XIV secolo si combattevano aspramente tra loro. A favore di Platone si schierava Niceforo Gregora († ca. 1359), mentre dalla parte dello Stagira vi era Giovanni VI Cantacuzeno. Per consolidare la posizione degli aristotelici, Gennadio tradusse in lingua greca il De anima di Tommaso [52].
Il secondo fatto è l'esicasmo. Un monaco latino calabrese giunse a Costantinopoli per conoscere le condizioni della Chiesa bizantina. In quel periodo i monaci del Monte Athos disputavano tra loro sulla luce del Tabor, sostenendo che la luce di Cristo, vista dagli apostoli durante la trasfigurazione, fosse increata in quanto modalità dell'azione divina, ma distinta dall'essenza divina. A vedere tale luce in questa vita si poteva giungere attraverso la contemplazione e la quiete, ἡσυχίᾳ καὶ προσευχῇ [con la quiete e la preghiera] [53]. Gregorio Barlaam impugnava gli esicasti con gli argomenti di San Tommaso: in Dio l'essere e l'agire sono la medesima cosa [54]. Difendevano l'esicasmo Gregorio Palamas, Giovanni Cantacuzeno, Nilo Cabasila, Giuseppe Briennio, Marco Eugenico e Giorgio Scolario — ovvero gli avversari dell'Unione! A favore di Tommaso vi erano invece i promotori dell'Unione: Niceforo Gregora, Giovanni Ciparissiota, Giovanni e Manuele Caleca, Demetrio Cidone, Barlaam di Seminara (il Calabrese) e Gregorio Acindino. Quest'ultimo, nell'opera περὶ οὐσίας καὶ ἐνεργείας [Sull'essenza e l'energia], trascrive quasi servilmente gli argomenti di Tommaso, secondo cui in Dio la potenza passiva è inammissibile [55].
2. Con la caduta della città di Costantinopoli, la rinascita della teologia greca che era stata avviata fu ostacolata, sebbene non si sia del tutto spenta. Lo studio teologico fu coltivato con ancora maggior forza in Ucraina, a Kiev, che divenne il centro e la sede della scienza teologica ortodossa, specialmente nel XVII secolo. Nell'Accademia Mogilana ricevevano l'istruzione russi, greci, rumeni, jugoslavi e bulgari. Pertanto si deve notare che anche in Ucraina la teologia si sviluppò sotto l'influsso di San Tommaso e della scolastica. Presso gli Uniti, che gli studi teologici e filosofici fossero fondati su Tommaso è di per sé evidente.
Così il metropolita Rutskyj pone come base nelle scuole teologiche Tommaso e il Damasceno; riguardo alla scuola di Novhorod scrive così: «Nella quale al mattino si leggono le controversie in lingua volgare, nel pomeriggio i casi di coscienza. Affinché poi la cosa sia più ragguardevole, è stato da noi accolto San Giovanni Damasceno in lingua slavonica e si leggono i quattro libri sulla fede ortodossa, nei quali non solo si possono leggere tutte le controversie apponendo annotazioni al testo, ma anche l'intera Summa di teologia di San Tommaso» [56].
Inoltre, gli studenti ucraini venivano imbevuti della dottrina scolastica e di San Tommaso nelle scuole latine dei Padri Gesuiti. Allo stesso modo si dedicavano agli studi teologici a Roma, Firenze, Praga e Parigi (sia gli uniti sia gli ortodossi) [57].
Ma Tommaso non era di minore importanza per la teologia degli Ortodossi di quanto lo fosse per gli Uniti. Di massima importanza è la figura di Petro Mohyla, il quale, egli stesso istruito in Occidente [58], in seguito, come metropolita di Kiev, inviò i discepoli nelle università occidentali e, una volta compiuti gli studi, li istituì professori nell'Accademia di Kiev. C'è da stupirsi, dunque, che i maestri abbiano seguito interamente la dottrina dell'Aquinate e degli scolastici occidentali? Poiché le opere degli scolastici di Kiev sono inedite e temporaneamente inaccessibili, non si può esprimere un giudizio particolareggiato sulla loro dipendenza. Tuttavia, dalle indicazioni generali e dai titoli siamo in grado di dedurre che Tommaso abbia dominato nella teologia e nella filosofia di Kiev [59].
Il corso di filosofia durava un biennio, durante il quale venivano spiegate la logica, la fisica (le scienze naturali) e la metafisica, e in verità il tutto secondo Aristotele. Il che appare già chiaro dai titoli delle lezioni. Innocenzo Popovskyj intitola la sua opera: L'intera filosofia illustrata con commenti scolastici, comprendente la dottrina peripatetica esposta al nobile uditore rosolano (ucraino) 1699 [60]. Il manuale di Joseph Volčanskyj reca il titolo: Filosofia universale comprendente la dottrina peripatetica secondo il pensiero del principe dei filosofi Aristotele lo Stagira, illustrata con commentazioni scolastiche e impartita al nobile uditore rosolano nella feconda e ortodossa Accademia Mogilana di Kiev negli anni 1716-1718 [61].
Gli autori spessissimo concludono: «Così Tommaso, Scoto, Alberto Magno, Avicenna, Arriaga e quasi tutti i filosofi — con i quali concordi la nostra conclusione» [62]. Essi affrontavano questioni profonde sulla dimostrabilità dell'esistenza di Dio e sull'onnipresenza divina, sebbene talvolta prendessero in considerazione anche questioni ridicole desunte da commentari di minor valore [63].
Il corso di teologia abbracciava un quadriennio, durante il quale veniva trattata (e non solo in modo compendioso) la sintesi di tutta la teologia. Una costante attenzione era dedicata alle questioni controverse. Lo schema della tesi era quello della scolastica tarda: status quaestionis, argomenti, obiezioni. L'argomento di ragione veniva sviluppato assiduamente e, nel dirimere le opinioni, si accoglieva il pensiero di Tommaso.
I teologi di Kiev, al pari di quelli cattolici, componevano commentari alla Summa del Dottore Angelico. Innocenzo Popovskyj ha lasciato un: Trattato sulla prima parte della Summa theologiae del dottore angelico san Tommaso, su Dio... [64]. La materia teologica veniva ripartita seguendo ancora una volta l'Aquinate. Le lezioni degli anni 1721-1725 (forse del professor Volčanskyj) iniziano così: «Noi divideremo l'intera teologia in trattati e dispute e, nell'anno presente, seguendo Tommaso, tratteremo di Dio uno nell'essenza e trino nelle persone, e degli Angeli; quale sarà invece la successiva disputa negli anni seguenti, lo indicheremo se Dio vorrà» [65].
Oltre a Tommaso, i professori di Kiev utilizzarono le opere degli scolastici più recenti. Molto spesso vengono citati Gregorio di Valencia, Suárez, Lugo, Pallavicini e altri [66]. I dotti di Kiev non solo utilizzarono il metodo scolastico, ma tramandavano anche la dottrina cattolica, a eccezione della processione dello Spirito Santo dal Figlio e del primato. Infatti, in altre questioni controverse, come il purgatorio, l'immacolata concezione e l'epiclesi, essi la pensano in modo cattolico. Innocenzo Popovskyj impugna direttamente la consacrazione mediante l'epiclesi [67] e sostiene anche il dogma dell'immacolata concezione [68]. Volčanskyj, invece, adduce Tommaso, Alberto Magno e Bonaventura contro Scoto. Nella letteratura polemica del XVII secolo si fa spesso riferimento a San Tommaso. Melezio Smotryckyj contesta la Summa theologica (III, q. 8, a. 3; q. 25) [69]. Cristoforo Filalete, nell' Apocrisis, si appella alla Sententia IV, q. 25, a. 3 ad 3 [70].
Da ciò sorge ora facilmente la convinzione che la dottrina della Chiesa di Kiev, a causa dell'influsso di San Tommaso, consonasse con quella cattolica e fosse ad essa la più vicina tra tutte quelle ortodosse.
3. Sotto l'influsso di Kiev, la dottrina di Tommaso si propagò a Mosca. I primi professori, discepoli dell'Accademia Mogilana, insegnavano la teologia scolastica; tra questi Simeone di Polack, Teofane Procopovič ed Epifanio Slaveneckyj. Il primo rettore, Teofilatto Lopatynskyj († 1740), compì gli studi a Kiev e attinse ampiamente dalla Summa theologica di San Tommaso [71]. Tuttavia, il terreno per la scolastica in Russia non fu tanto fertile quanto in Ucraina. I dotti "piccolo-russi" furono presto sospettati di latinismo, e persino accusati di eresia. Per questo motivo furono chiamati maestri greci, i fratelli Lichud [72]. Una volta espulsa la scolastica dopo una riforma tanto radicale, nella teologia russa si insinuò il protestantesimo, già introdotto da Procopovič. Presso i recenti ortodossi russi l'autorità di Tommaso viene ripristinata.
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Quanto è stato detto sia sufficiente a formare un concetto — sebbene non pieno e perfetto — dell'influsso di Tommaso in Oriente. Molte opere di questo periodo riposano infatti ancora inedite, coperte di polvere, nelle biblioteche Vaticana, Ambrosiana, del Monte Athos, Veneziane, Oxoniensi (di Oxford), Parigine, di Bucarest, di San Pietroburgo, di Mosca e di Kiev, e attendono studiosi ed editori.
Pertanto, insieme al suo influsso, appare evidente la conclusione sul valore dell'Aquinate per l'Unione. Le opere di San Tommaso riscaldarono i freddi e i ghiacci della separazione delle Chiese e fornirono ai difensori dell'Unione le armi più adatte e più sicure. Gli orientali fecero propri numerosi argomenti (sulla processione dello Spirito Santo, sulla dottrina dei sacramenti). Nelle opere dell'Aquinate apparve agli orientali la profondità della teologia occidentale, la quale rigenerò la loro produzione teologica ormai decadente. Ritengo di non essere lontano dal vero quando affermo che, quanto più approfonditamente i teologi orientali conobbero le opere di San Tommaso, tanto più saldamente essi aderirono all'Unione delle Chiese.
[1] Quae dissertatio ad Congressum Velehiradensem (1924) destinata erat, sed propter negata documenta itineris ibidem non est habita. Pars eiusdem relata fuit in Philosophica-dogmatica sectione nostrae “Societatis theologicae”.
[Questa dissertazione era destinata al Congresso di Velehrad (1924), ma a causa del diniego dei documenti di viaggio non si è tenuta in quella sede. Una parte della stessa è stata esposta nella sezione filosofico-dogmatica della nostra "Società teologica".]
[2] “Nefas est nobis relinquere graecos Patres, ac sequi vestigia Thomae Aquinatis, Johannis Scoti, Guilelmi Durandi ceterorumque scriptorum, quorum nomina penitus ignota sunt in ecclesiastica hierarchia ac vilia” [“È un'empietà per noi abbandonare i Padri greci e seguire le vestigia di Tommaso d'Aquino, Giovanni Scoto, Guglielmo Durando e degli altri scrittori, i cui nomi sono del tutto ignoti e privi di valore nella gerarchia ecclesiastica”]: Tantalides — Παπιστικοὶ Ἔλεγχοι [Confutazioni papistiche], Constantinopoli 1850, t. II, 281. «Болѣе двухъ вѣковъ мы пересаживали съ Запада чуждое Русскому народу и православію безжизненное и слишкомъ формальное схоластическое богословіе» [«Per più di due secoli abbiamo trapiantato dall'Occidente una teologia scolastica esanime e troppo formale, estranea al popolo russo e all'ortodossia»]. Ал. Бѣляевъ [Al. Beljaev]. О соединеніи церквей [Sull'unione delle chiese], p. 183. v. A. Palmieri — Theologia Orthodoxa, Florentiae 1911, 189, 191.
[3] Cf. sententias Sylvester, Malynovskij aliorumque apud Palmieri op. c. 187—194 [Cf. i pareri di Silvestro, Malinovskij e altri in Palmieri, op. cit., 187-194]. Н. Ѳ. Сумцовъ [N. F. Sumcov] nominat scholasticam «высокомѣрное и пустословное умничаніе, хвастовство начитанностью, казуистическое богословіе» [definisce la scolastica «un vuoto e arrogante sofisticare, un vanto di erudizione, una teologia casuistica»]. О литературныхъ нравахъ южнорусскихъ писателей XVII ст. [Sui costumi letterari degli scrittori della Russia meridionale del XVII secolo] (Извѣстія отдѣленія русскаго языка и словесности императорской Академіи наукъ 1906 г. т. XI. кн. 2. Санктпетербургъ 1906, 274) [(Bollettino della sezione di lingua e letteratura russa dell'Imperiale Accademia delle Scienze, anno 1906, t. XI, vol. 2, San Pietroburgo 1906, 274)].
[4] “...Obschon sie (die Scholastik) in der Technik der Methode sich mehr an die griechischen Väter anschloß“ [“...Sebbene essa (la scolastica), nella tecnica del metodo, si riallacciasse maggiormente ai Padri greci”]: Dr. M. Jos. Scheeben — Handbuch der katholischen Dogmatik [Manuale di dogmatica cattolica], I. Bd. Freiburg Br. 1873, 422.
[5] “...Durch Anwendung der griechischen Dialektik, der griech. Philosophie das Wesen des Christentums umgestaltet... verändert worden ist... Der Grieche muß systematisch denken, er muß alles von einem Prinzip aus verstehen, er muß alle Einzelerkenntnisse miteinander verknüpfen. So entsteht erst auf dem Boden des Griechentums eine eigentliche Theologie... Der schlichte Glaube wurde in komplizierte philosophische Spekulationen umgesetzt.” [“...Attraverso l'applicazione della dialettica greca, della filosofia greca, l'essenza del cristianesimo è stata trasformata... mutata... Il greco deve pensare in modo sistematico, deve comprendere tutto a partire da un unico principio, deve collegare tra loro tutte le singole conoscenze. È così che solo sul terreno del mondo greco sorge una teologia propriamente detta... La fede semplice è stata tradotta in complicate speculazioni filosofiche.”]: E. v. Dobschütz, Griechentum u. Christentum , Leipzig 1908, 59 sg. Indicatae proprietates (systema, explicatio ac deductio veritatum, philosophica terminologia) scholasticos characterizant. [Le proprietà indicate (sistema, spiegazione e deduzione delle verità, terminologia filosofica) caratterizzano gli scolastici.]
[6] Cf. Scheeben I, 422. Dr. M. Grabmann — Geschichte der scholastischen Methode [Storia del metodo scolastico], v. I. Freiburg i/Br 1909, 77 sq.
[7] Strom. MSG 9, 481 A.
[8] MSG 11, 116 sq.
[9] Ἡ γὰρ τῆς διαλεκτικῆς δύναμις τείχος ἐστι τοῖς δόγμασιν, οὐκ ἐῶσα αὐτὰ εὐδιάρπαστα εἶναι καὶ εὐάλωτα τοῖς βουλομένοις. [“La forza della dialettica è infatti un muro di difesa per i dogmi, poiché non permette che essi siano facilmente saccheggiati ed espugnati da chi lo voglia”]: In Is. c. 2. MSG 30, 269 C.
[10] Dr. Eduard Weigl — Die Heilslehre des hl. Cyrill von Alexandrien [La dottrina della salvezza di san Cirillo di Alessandria], Mainz 1905, 1 (Forschungen zur christl. Literatur u. Dogmeng. [Ricerche di letteratura cristiana e storia dei dogmi], v. 5). Grabmann o. c. I, 88.
[11] Τίς τοῦτο τῶν θεοφόρων εἴρηκε πώποτε; εἰ μὴ που τὸν παῤ ὑμῖν ἅγιον Ἀριστοτέλην ἡμῖν, ὡς τρισκαιδέκατον ἀπόστολον εἰσαγάγοιτε [“Chi mai tra i Padri teofori [portatori di Dio] ha detto questo? A meno che non vogliate introdurci il vostro sant'Aristotele come un tredicesimo apostolo”]: MSG 94, 1141.
[12] Sec. Catoire, scholasticam nihil aliud esse “que la continuation de l'éclectisme tempéré des penseurs orientaux chrétiens ou non, à partir surtout du IV-e siècle” [Secondo Catoire, la scolastica non è altro “che la continuazione dell'eclettismo temperato dei pensatori orientali, cristiani o meno, a partire soprattutto dal IV secolo”] — Philosophie byzantine et philosophie scholastique [Filosofia bizantina e filosofia scolastica]. Echos d’Orient (1909) 193 sq.; Similiter indicat A. Harnack [Similmente indica A. Harnack]: “...alle wissenschaftlichen Entwicklungen des Abendlandes im Mittelalter sind lediglich eine Fortsetzung dessen, was die griechische Kirche in sich teils schon erlebt hatte, teils noch immer in schwachen Bewegungen erlebte” [“...tutti gli sviluppi scientifici dell'Occidente nel Medioevo sono semplicemente una continuazione di ciò che la Chiesa greca in parte aveva già vissuto in se stessa, in parte viveva ancora in deboli movimenti”]: Lehrbuch der Dogmengeschichte [Manuale di storia dei dogmi], III 3, 331.
[13] In lingua latina Origenis “de principiis” et opera exegetica in versione Rufini existebant. — 9 homiliae in Hexaëmeron S. Basilii ab Eustatio Afro, aliqua opera Chrysostomi ab Amiano et Mutiano, Didymi ab Hieronymo translata sunt. [In lingua latina esistevano il “De principiis” di Origene e le sue opere esegetiche nella versione di Rufino. — Le 9 omelie sull'Esamerone di san Basilio furono tradotte da Eustazio l'Africano, alcune opere di Crisostomo da Amiano e Muziano, e Didimo da Gerolamo.]
[14] „Hierdurch (F. O. translata) ist der Scholastizismus der ausgehenden griech. Patristik mit der lateinischen abendländischen Scholastik in Berührung getreten u. hat in diese neue methodische Gesichtspunkte u. Anregungen, wie auch neue Materialien eingeführt". [“Attraverso questo (la traduzione del De Fide Orthodoxa) la scolastica della tarda patristica greca è entrata in contatto con la scolastica latina occidentale e ha introdotto in essa nuovi punti di vista metodologici e stimoli, così come nuovi materiali”]: (Grabmann — Gesch. d. schol. Methode [Storia del metodo scolastico], II, 93). “Er (Damasc.) hat der abendländischen Scholastik gewisse Grundbegriffe der aristotelischen Logik und Ontologie, sowie wichtige Bestandteile della Psychologie u. Ethik des Stagyriten vermittelt u. hat dadurch auf den Entwickelungsgang der mittelalterlichen Philosophie eingewirkt." [“Egli (il Damasceno) ha trasmesso alla scolastica occidentale certi concetti fondamentali della logica e dell'ontologia aristotelica, nonché importanti componenti della psicologia e dell'etica dello Stagira, e in tal modo ha influito sul corso dello sviluppo della filosofia medievale.”]: J. Hessen — Patristische u. scholastische Philosophie [Filosofia patristica e scolastica], Breslau 1922, 41.
[15] „Besonders auffalend zeigt sich dieser Einfluß der griech. Väter im Anfange des 13. Jhts in der Gnadenlehre, welche hier auf einmal eine ganz andere Gestalt annimmt, als sie vorher unter dem ausschließlichen Einfluß des hl. Augustinus beim hl. Anselm u. bei Hugo hatte, u. zwar genau dieselbe, wie sie bei den griech. Vätern vorhanden war. weshalb denn auch später die Jansenisten die Scholastiker zugleich mit den griechischen Vätern des Pelagianismus bezichtigten”. [“Questo influsso dei Padri greci si mostra in modo particolarmente evidente all'inizio del XIII secolo nella dottrina della grazia, la quale assume qui improvvisamente una forma del tutto diversa da quella che aveva in precedenza sotto l'influsso esclusivo di sant'Agostino in sant'Anselmo e in Ugo, e precisamente la stessa forma che era presente nei Padri greci; motivo per cui, più tardi, i Giansenisti accusarono gli scolastici di pelagianesimo insieme ai Padri greci”.]: Jos. Scheeben I, 423. “En effet, lorsqu’on lit avec attention son (Richard de S. Vict.) traité de la Trinité, on constate presque à chaque page l’influence grecque”. [“In effetti, quando si legge con attenzione il suo trattato sulla Trinità (di Riccardo di San Vittore), si constata quasi a ogni pagina l'influsso greco”.]: Régnon - Etudes sur la s. trinité [Studi sulla Santa Trinità], Paris 1892 IV, 240.
[16] M. Grabmann — Die Geschichte der scholastischen Methode [La storia del metodo scolastico], v. II Freiburg im Br. 1911, 369 sq.
[17] Prof. L. Schütz — Der hl. Thomas v. Aquin und sein Verständnis des Griechischen [San Tommaso d'Aquino e la sua comprensione del greco]. Phil. Jahrb. 8 (1895) 263—283.
[18] Inquantum Thomas a patribus graecis in singulis partibus dependeat, accurate responderi vix potest, cum inquisitiones scientificae inceptae sint: [In quale misura Tommaso dipenda dai Padri greci nelle singole parti, difficilmente si può rispondere con accuratezza, dal momento che le indagini scientifiche sono appena iniziate:] J. Durantel — Saint Thomas d’Aquin et le Pseudo - Denys [San Tommaso d'Aquino e il Pseudo-Dionigi]. Paris 1919. M. Duffo — S. Jean Damascène, source de S. Thomas [San Giovanni Damasceno, fonte di San Tommaso]. (Bulletin de Littérature ecclésiastique 1906, 126—130). G. Bardy — (Les sources patristiques grecques de S. Thomas. [Le fonti patristiche greche di San Tommaso] Revue des scien. phil. et theol. 1923. (Nr. 4) 501 sq.) concludit: [conclude:] E Patribus graecis [Tra i Padri greci] “Origène est habituellement réfuté. De saint basile et de saint Jean Chrysostome seules les opinions cosmologiques occupent une place importante. Les vrais maîtres grecs du Docteur angélique sont Saint Jean Damascène et le Pseudo-Denys”. [“Origene viene abitualmente confutato. Di san Basilio e di san Giovanni Crisostomo solo le opinioni cosmologiche occupano un posto importante. I veri maestri greci del Dottore angelico sono San Giovanni Damasceno e il Pseudo-Dionigi”.] In christologia S. Cyrillum Alex, secutus est. Versionibus latinis, quae praesto erant, Thomas usus est, plures citationes e florilegiis et commentariis (P. Lombardi) depromens. Aliqua opera etiam in toto perlegit. [Nella cristologia seguì San Cirillo d'Alessandria. Tommaso usò le versioni latine che erano a disposizione, traendo numerose citazioni da florilegi e commentari (di Pietro Lombardo). Lesse anche alcune opere nella loro interezza.]
[19] S. c. g. [Summa contra Gentiles] IV. 76.) De purgatorio cf. S. c. g. IV. 91, op. II. Ad cantorem Antiochenum c. 9. [Sul purgatorio cf. Summa contra Gentiles IV. 91, opuscolo II Al cantore di Antiochia cap. 9.]
[20] “...Der Osten war der gebende, der Westen der empfangende Teil.” [“...L'Oriente era la parte che dava, l'Occidente la parte che riceveva.”]: Otto Bardenhewer — Geschichte der altkirchlichen Literatur [Storia della letteratura ecclesiale antica]. III. Freiburg i. Br. 1912, 6.
[21] Die griechische Sprache im Zeitalter des Hellenismus: Beiträge zur Geschichte u. Beurteilung der Κοινὴ [La lingua greca nell'età dell'ellenismo: contributi alla storia e alla valutazione della Koinè]. Straßburg 1901.
[22] Rom u. Romanismus im gr.-römischen Osten [Roma e il romanesimo nell'Oriente greco-romano]. Leipzig 1906.
[23] Demetrios Kydones als Verteidiger u. Übersetzer des hl. Thomas v. Aquin [Demetrio Cidone come difensore e traduttore di san Tommaso d'Aquino]. (Katholik 1915. 23).
[24] “Freilich das muß man sich von Anfang an vor Augen halten, daß das Lateinische u. die abendländische Patristik für die griechische Theologie nie den Wert u. die Bedeutung besaß, den der Orient für den Westen hatte.” [“Certamente questo bisogna tenerselo davanti agli occhi fin dall'inizio: che il latino e la patristica occidentale non ebbero mai per la teologia greca il valore e l'importanza che l'Oriente ebbe per l'Occidente”.]: op. c. 24.
[25] Cf. Jos. Slipyi — Die Trinitätslehre des byzantinischen Patriarchen Photios [La dottrina trinitaria del patriarca bizantino Fozio] — Innsbruck 1921, 80;
[26] Quod dilucide apparet ex citationibus theologorum byzantinorum a Hergenröther “In librum de Spiritu So animadversiones historicae et theologicae” (MSG 102, 399—542) congestis. Argumenta speculativa a scholasticis desumpta sunt. [Il che appare chiaramente dalle citazioni dei teologi bizantini raccolte da Hergenröther in “In librum de Spiritu Sancto animadversiones historicae et theologicae” (Migne, Series Graeca, vol. 102, 399-542). Gli argomenti speculativi sono desunti dagli scolastici.]
[27] Versionem armenam Summae theol. et c. gentes Bartholomeus Exiguus (+ 1339) et Mechitar Sebastianus (fundator Mechitaristarum) praepararunt. Summam c. gent in l. hebraeam Ignatius Ciantes (+ 1667), in chinensen Sum. theol P. Ruglis transtulit, v. Echard et Quetif — Scriptores Ordinis Praedicatorum. Lutetiae — Parisiorum 1719, 346 - 7. Karl Werner — Der hl. Thomas v. Aquino [San Tommaso d'Aquino], Regensburg 1858. Bd. I. 882— 4. [La traduzione armena della Summa Theologiae e della Summa contra Gentiles fu preparata da Bartolomeo l'Esiguo († 1339) e da Mechitar di Sebaste (fondatore dei Mechitaristi). Ignazio Ciantes († 1667) tradusse la Summa contra Gentiles in lingua ebraica, mentre padre Ruglis tradusse la Summa Theologiae in cinese; si veda Echard e Quetif — Scrittori dell'Ordine dei Predicatori, Parigi 1719, 346-7. Karl Werner — San Tommaso d'Aquino, Ratisbona 1858, vol. I, 882-4.]
[28] V. Ehrhard in Krumbacher — Geschichte der byz. Litteratur [Storia della letteratura bizantina], München 1897², 94. “In cod. Vindob. gr. theol. 102 (Lamb. 258) f. 18, antithesis est Matthaei quaestoris contra Thomam Aquinatem”. [“Nel codice Viennese greco teologico 102 (Lambecius 258) al foglio 18, si trova la contestazione del questore Matteo contro Tommaso d'Aquino”]. I. Hergenröther — Animadversiones MSG [Migne, Series Graeca] 102, 412. not. 33.
[29] Quaedam eius opera edita sunt MSG 147 et 161, 309—317. [Alcune sue opere sono edite in Migne, Series Graeca 147 e 161, 309-317.] Ehrhard dubitat an Planudes Summam Thomae transtulerit. [Ehrhard dubita che Planude abbia tradotto la Summa di Tommaso.] “Die Übersetzungstätigkeit des Maximos, welche noch einige Schriften des Boëthius, vielleicht auch des Thomas v. Aquino Summa theologica umfasste, weisen ihm eine eigenartige Stellung in der byzantinischen Litteraturgeschichte zu. Er ist der erste Byzantiner, der die lateinische Theologie einer näheren Aufmerksamkeit würdigt. op. c. 99. [“L'attività di traduttore di Massimo [Planude], che comprendeva anche alcuni scritti di Boezio e forse anche la Summa Theologiae di Tommaso d'Aquino, gli assegna una posizione singolare nella storia della letteratura bizantina. È il primo bizantino che giudica la teologia latina degna di una più attenta considerazione. op. cit. 99.] Sed Harles (in Migne) ut certam sententiam sustinere videtur Planudem Thomae Summam revera graece expresisse. [Ma Harles (in Migne) sembra sostenere come tesi certa che Planude abbia realmente tradotto in greco la Summa di Tommaso.] “Thomae Aquinatis primae partis, Summae questiones 49. Priores translatae per Maximum Planudem. Oxon. in cod. Barocc. 65., ad quem confector mss. Angliae etc. vol. I. p. 7 — “Liber ipse, ait, — ἀνεπίγραφος. Planudi tamen tribuitur in catalogo impresso; nescio quo auctore. Nam Demetrium Cydonium vertisse librum Aquinatis testatur Possevinus... Simpliciter vero a Montfaucon in Bibl. biblioth. mss. p. 505 E. Mediolani in cod. bibl. Ambrosianae esse dicitur S. Thomae Aquinatis Expositio orthodoxae fidei, Graece, interprete Maximo Planude”. [“Le prime 49 questioni della prima parte della Summa di Tommaso d'Aquino, tradotte da Massimo Planude. A Oxford, nel codice Barocci 65, riguardo al quale il redattore dei manoscritti d'Inghilterra ecc. vol. I, p. 7 dice: «Il libro stesso è anonimo [privo di titolo]. Tuttavia nel catalogo a stampa viene attribuito a Planude, non so sulla base di quale autore. Infatti il Possevino attesta che fu Demetrio Cidone a tradurre il libro di Tommaso... Invece Montfaucon, nella Biblioteca bibliothecarum manuscriptorum p. 505 E, afferma semplicemente che a Milano, in un codice della Biblioteca Ambrosiana, si trova l'Esposizione della fede ortodossa di San Tommaso d'Aquino, in greco, tradotta da Massimo Planude»”.] MSG 147, 971.
[30] Cf. A. Palmieri — Cydonius Demetrius (XIV—XV s.) Diction. d. théol. cath. [Dizionario di teologia cattolica] III, 2454—58. Ehrhard o. p. [op. cit.] 102/3 et 487. M. Rackl op. c. Ph. Meyer — Kydones Demetrios R. E. f. pr. Th. u. K. [Realencyklopädie für protestantische Theologie und Kirche] XI (Leipzig 1902) 191 — Juraj Pavić — Dimitrije Kydones, grčki teolog XIV vijeka [Demetrio Cidone, teologo greco del XIV secolo] Bogosl. Smotra [Rassegna Teologica] (1924) 14—29. 209—224. Nonnulla eius opera in MSG 154, 825 — 1216 prodierunt. [Alcune sue opere sono state pubblicate in Migne, Series Graeca 154, 825-1216.]
[31] Cf. notam in Cod. Vat. gr. 616 fol. 313v. [Cf. la nota nel Codice Vaticano Greco 616 foglio 313 verso.] Cod. 1236 (Biblioth. nationale Anc. fonds gr. Paris) fol. 523, inscriptionem continet: [Il codice 1236 (Biblioteca Nazionale, Antico fondo greco, Parigi) al foglio 523 contiene l'iscrizione:] Πίναξ τοῦ ἁγίου Θωμᾶ τοῦ Ἀκίνου κατὰ Γραίκων βίβλια τέσσαρα. [Indice dei quattro libri di San Tommaso d'Aquino contro i Greci (si riferisce alla Summa contra Gentiles)].
[32] Die griechische Übersetzung der Summa theologiae des hl. Thomas v. Aquin [La traduzione greca della Summa Theologiae di san Tommaso d'Aquino]. Byz. Zft 24 (1923) 48 — 60.
[33] Versio varie inscribitur. [La traduzione ha vari titoli.] Cod. 146. Bibl. S. Mar. Venet: [Nel codice 146 della Biblioteca San Marco a Venezia:] Τοῦ σοφωτάτου Θωμᾶ θεολογικῆς πραγματείας. [Trattato teologico del sapientissimo Tommaso]. Cod. Vat. gr. 1924: [Nel Codice Vaticano Greco 1924:] Τοῦ ἁγίου Θωμᾶ τοῦ Ἀκυινάτου, τοῦ ἀγγελικοῦ διδασκάλου, τῆς θεολογικῆς συνόψεως μέρος... ζήτημα... ἄρθρον. [Di San Tommaso d'Aquino, il dottore angelico, della sintesi teologica la parte... la questione... l'articolo]. A Cydonio superest versio “Ad Cantorem Antiochenum” [Di Cidone si conserva la traduzione del "Al Cantore di Antiochia"] (Διάληψις περὶ τῶν λόγων τῆς πίστεως ἐκδοθεῖσα παρ' ἀδελφοῦ Θωμᾶ ἐκ τοῦ Ἀχίνου πρὸς ψάλτην Ἀντιοχέα. [Trattato sulle parole della fede composto da fratello Tommaso d'Aquino per il cantore di Antiochia]. Cod. Venet. 147, fol 1 —14-v) et “Sermonis IV de festo Corporis Christi” [e del "Discorso IV sulla festa del Corpo di Cristo"] (τοῦ μακαρίου Θωμᾶ τοῦ ντὲ ἀκίνω ἐγκώμιος εἰς τὸ σῶμα τοῦ κυρίου... [Encomio sul corpo del Signore del beato Tommaso d'Aquino...], Cod. Escurial. Ψ IV 22. fol. 22-24-v. Cf. Pavić, op. c. 217/8.
[34] “...Ὥσπέρ τινα ἄτιμον ἢ παῖδα τῶν ἄρτι φοιτώντων ὑπὸ τούτου συγχωρῆσαι καταγελᾶσθαι ἄνδρα τοσοῦτον, σοφία τε καὶ ἀρετῇ καὶ τῇ περὶ τὸν θεῖον λόγον μελέτῃ οὐ τοὺς ἐφ’ ἡμῶν μόνον, ἀλλὰ καὶ τῶν ἐπὶ θεολογίᾳ πάλαι βεβοημένων πολλοὺς ἀποκρύψαντα" [“...Permettere che un uomo così grande, che per sapienza, virtù e studio della divina parola ha oscurato non solo i contemporanei, ma anche molti di coloro che anticamente erano celebri nella teologia, sia deriso da costui [dal Cabasila] come se fosse un disonorato o un fanciullo tra i principianti”]: Cod. Vat. gr. 1103, fol. 1-r. (Πρὸς τοὺς τοῦ Καβάσιλα ἐλέγχους κατὰ τῶν περὶ τῆς ἐκπορεύσεως τοῦ ἁγίου πνεύματος κεφαλαίων τοῦ μακαρίου Θωμᾶ) [(Contro le confutazioni di Cabasila ai capitoli del beato Tommaso sulla processione dello Spirito Santo)].
[35] Σύγγραμμα τοῦ μακαρίτου κυρίου Δημητρίου τοῦ Κυδώνη περὶ τῆς ἐκπορεύσεως τοῦ ἁγίου πνεύματος πρός τινα τῶν φίλων ἐρόμενον περί τούτου [Scritto del compianto signor Demetrio Cidone sulla processione dello Spirito Santo, indirizzato a uno dei suoi amici che lo interrogava su ciò]; cf. MSG [Migne, Series Graeca] 154, 864 -957. Cod. Vind. theol. gr. 260, fol. 1—210. [Contra hoc opusc. pugnat Demetr. Chryzoloras (MSG 149, 683) [Contro questo opuscolo combatte Demetrio Crisolora (Migne, Series Graeca 149, 683)]]. — Λόγος εἰς τὸν εὐαγγελισμὸν τῆς ὑπεραγίας Θεοτόκου [Discorso sull'Annunciazione della santissima Madre di Dio]: Cod. Barocc. 90, fol. 102—131. Demetrio attribuitur quoque: [A Demetrio si attribuisce anche:] Βίος τοῦ ἐν ἁγίοις πατρὸς ἡμῶν καὶ διδασκάλου Θωμᾶ τοῦ ἀπὸ Ἀκουίνου [Vita del nostro santo padre e dottore Tommaso d'Aquino]: Cod. Nap. II. c. 30, fol. 38 — 40; cf. MSG 154, 831. Pavić l. c. [loco citato / nel luogo citato] 223/4.
[36] Cod. Nap. II. c. 23. v. [vedi] Krumbacher — Gesch. d. byz. Lit. [Storia della letteratura bizantina], 678.
[37] Ἐκλογὴ τῆς πρώτης τῶν ἠθικῶν τοῦ σοφωτάτου Θωμᾶ νδὲ Ἀκίνο. [Compendio della Prima [parte] delle questioni morali dello sapientissimo Tommaso d'Aquino]. Cod. Vat. gr. 433, fol. 81-r — 179-v. M. Grabmann observat: [M. Grabmann osserva:] „Allenthalben bemerkt man die sichere Hand eines, der den Stoff durchdrungen hat u. ihn vollauf beherrscht. Hilfsmittel des Thomas-studiums aus alter Zeit. Abdruck “Divus Thomas” I Freiburg 1923, 26. [“Ovunque si nota la mano sicura di colpo che ha penetrato la materia e la domina pienamente. Sussidi per lo studio di Tommaso risalenti all'antichità. Ristampa in «Divus Thomas» I, Friburgo 1923, 26.”]
[38] Τοῦ Θωμᾶ περὶ διαφορᾶς οὐσίας καὶ τοῦ εἶναι, ἑρμηνευθὲν καὶ πρὸς τὴν Ἑλλάδα μετενεχθὲν γλῶτταν παρὰ Γεωργίου τοῦ Σχολαρίου. [Di Tommaso, Sulla differenza tra l'essenza e l'essere, tradotto e trasportato nella lingua greca da Giorgio Scholarios]. Cod. Bibl. Pal. Vindob. Hist. gr. 128, fol. 73-r — 92-v. Περὶ τῶν σοφισμάτων ἐκ τοῦ φιλοσόφου Θωμᾶ. [Sui sofismi dal filosofo Tommaso]. Cod. Pal. gr. 235. Cf. S. Salaville — Gennade Scholarios (Echos d’Orient (1924) 129—136. “De aeternitate mundi” transtulit frater Gennadii, monachus Prochorus: [Il "De aeternitate mundi" fu tradotto dal fratello di Gennadio, il monaco Procoro:] Τοῦ μακαρίου Θῶμᾶ ἀπὸ τοῦ Ἀκουίνου ὑπὲρ τῆς τοῦ κόσμου ἀιδιότητος [Del beato Tommaso d'Aquino, a favore dell'eternità del mondo]: Cod. Vat. gr. 1102, fol. 139-r—142-v.
[39] Εἶθε, Θωμᾶ, μὴ ἦσθα γεγονὼς ἐν τῇ δύσει ἀλλ’ ἐν τῇ ἀνατολῇ, ἵνα ἦσθα ὀρθόδοξος καὶ ἵνα ἐφρόνεις καὶ περὶ τῆς ἐκπορεύσεως τοῦ ἁγίου πνεύματος ὀρθῶς, ὡς καὶ περὶ τῶν ἄλλων καλῶς λέγεις... Οὗτος σοφὸς πλὴν τοῦ εἶναι Λατῖνος καὶ Βαρλααμίτης μᾶλλον καὶ ὁ Βάρλααμ Θωμαίτης ἦν καὶ Λατῖνος τὰ ἄλλα θαυμάσιος. [“Oh Tommaso, se solo tu non fossi nato in Occidente ma in Oriente, affinché tu fossi ortodosso e pensassi rettamente anche sulla processione dello Spirito Santo, così come parli bene delle altre cose... Costui è sapiente, eccetto per il fatto di essere un Latino, e anzi un Barlaamita, e Barlaam era un Tomista e un Latino; per il resto è meraviglioso”]. Cod. gr. 1237. Bibl. nation. Par. cf. Cod. Vat. Gr. 433, apud M. Rackl — Eine griechische Abbreviatio der Prima Secundae des hl. Thomas v. Aquin [Un compendio greco della Prima Secundae di san Tommaso d'Aquino]. Divus Thomas 9 (1922) 52.
[40] Cf. Ehrhard op. c. [op. cit.] 120. MSG 160, 304: Ἀλλὰ καιρός ἐστιν ἐπισκέψασθαι, ὦ Εὐλόγιε, εἰ βούλει, τὰ Λατίνων διδασκάλοις τοῖς νεωτέροις περὶ τῆς τοῦ ἁγίου Πνεύματος ἐκπορεύσεως ἠπορημένα τοῖς τε ἄλλοις καὶ τῷ Θωμᾶ καὶ τῷ Σκότῳ. [“Ma è tempo di esaminare, o Eulogio, se vuoi, le difficoltà sollevate dai più recenti dottori dei Latini riguardo alla processione dello Spirito Santo, in particolare da Tommaso e da Scoto, oltre che dagli altri”].
[41] Cf. “Refutatio Marci Eph”. [“Confutazione di Marco di Efeso”]. MSG 161, 53—61.
[42] MSG 152, 711—992. “...Es ist der erste Versuch einer systematischen Dogmatik nach dem Muster der abendländischen Scholastik”. [“...È il primo tentativo di una dogmatica sistematica sul modello della scolastica occidentale”]. Ehrhard op. c. [op. cit.] 107.
[43] Cf. S. Vailhé — Calécas, Dict. de théol. cath. II, 1332/3. Ehrhard op. c. 111. Aliqua specimina adducere liceat: [Sia lecito addurre alcuni saggi/esempi:] “Cum quidquid movetur, ab alio moveatur, dum exquirimus istud etiam, ac illud quis moveat, longo tandem processu, necesse est ut ad rem aliquam veniamus, quae moveat quidem reliqua, ipsa vero a nullo moveatur. Primus enim motor immobilis est; hicque adeo unus Deus est, quo nihil prius intelligatur. Igitur hinc quoque concludimus, Deum immobilem esse et immutabilem, infinita virtute seu potentia praeditum.” [“Poiché tutto ciò che si muove è mosso da altro, mentre indaghiamo anche questo, e chi muova quello, in un lungo processo è infine necessario giungere a una realtà che muova sì le altre cose, ma che essa stessa non sia mossa da alcuno. Il primo motore infatti è immobile; e questo è appunto l'unico Dio, prima del quale nulla può essere concepito. Pertanto anche da ciò concludiamo che Dio è immobile e immutabile, dotato di virtù o potenza infinita”.] De fide deque principiis catholicae fidei [Della fede e dei principi della fede cattolica] — MSG 152, 442 A. Cap. VI evolutionem vitae supernaturalis cum vita naturali comparat presse sequens doctrinam Thomae (S. th. III. q. 65. a. 1.): hanc vitam supernaturalem per signa sensibilia (δι’ αἰσθητῶν) homini communicari. Ad augendam vitam socialem ac fovendam est baptisma, confirmatio (τοῦ μύρου χρίσεως) etc. MSG 152, 597 — Item in termino “notionis” evolvendo (Contra Graecorum errores MSG 152, 135) et axiomate urgendo, quo affirmatur omnia esse unum ubi non obviet relationis oppositio, (ib. 144.) scholasticus apparet. [Il Capitolo VI compara lo sviluppo della vita soprannaturale con la vita naturale seguendo da vicino la dottrina di Tommaso (Summa Theologiae III, questione 65, articolo 1): questa vita soprannaturale viene comunicata all'uomo attraverso segni sensibili (per mezzo di cose sensibili). Per accrescere e favorire la vita sociale vi è il battesimo, la confermazione (l'unzione del crisma), ecc. Migne, Series Graeca 152, 597 — Parimenti, nello sviluppare il termine di “nozione” (Contro gli errori dei Greci, Migne, Series Graeca 152, 135) e nell'insistere sull'assioma secondo cui si afferma che tutto è uno laddove non si opponga l'opposizione di relazione (ivi, 144), egli si mostra scolastico.]
[44] MSC 161, 196.
[45] MSG 161, 200.
[46] V. Hergenröther — Animadvers. MSG 102, 510 not. 89 [Osservazioni, Migne, Series Graeca 102, 510 nota 89].
[47] Θωμᾶς ὁ τῶν Λατίνων διδάσκαλος [“Tommaso, il dottore dei Latini”]: MSG 161, 53—60, 109, 189.
[48] MSG 161, 168 - 173. v. o. Й. Сліпий — Фотій і Filioque. Нива (1923) 134. [J. Slipyj — Fozio e il Filioque, in «Nyva» (1923) 134].
[49] Ref. M. Eph. MSG 161, 196 D.
[50] MSG 161, 493—495.
[51] ivi, 501.
[52] Εἰς τὴν περὶ ψυχῆς πραγματείαν Ἀριστοτέλους ἐξήγησις τοῦ Θωμᾶ. [Spiegazione di Tommaso sul trattato Dell'Anima di Aristotele]. Cod. Pal. gr. 235, fol. 33-r - 201-v. Cf. Ehrhard op. c. 101/2. De Wulf — Histoire de la philosophie médiévale [Storia della filosofia medievale], Louvain — Paris 1912, 571 sqq.
[53] MSG 154, 839 not. l. Ehrhard op. c. 43. Pavić, Bog. Sm. [Bogoslovska Smotra] (1924) 15—17. “Ὀφθαλμοῖς σωματικοῖς ληπτὸν γίνεται” [“diventa percepibile agli occhi corporei”]: così Palamas presso Caleca — De essentia et operatione [Sull'essenza e l'energia], MSG 152, 324 C.
[54] MSG 151, 1247 sq.
[55] S. c. g. [Summa contra Gentiles] I, 16. et MSG 151, 1197 c. 3. Ὅти οὐκ ἔστιν ἐν τῷ θεῷ δύναμις παθητική. [“Che in Dio non vi è potenza passiva”]. Item S. c. g. I, 22 et c. 4. Ὅτι ἡ οὐσία τοῦ Θεοῦ ἐστιν τὸ εἶναι αὐτοῦ. [“Che l'essenza di Dio è il suo stesso essere”].
[56] Metrop. Andr. Szeptyckyj — Arch. d. S. C. de prop. f. [Archivio della Sacra Congregazione de Propaganda Fide] II. vol. 337, fol. 237. Ucrain. Mus. nat. Leopol. [Museo Nazionale Ucraino di Leopoli], Nr. 16121/17.
[57] Academiam Vilnensem (fund. 1578) frequentabant Lazarus Baranovyĉ et Meletius Smotryckvj. Romae, in Collegio S. Athanasii, studebant Ioasaph Krokovskyj (prof. in Ac. Kiovien. 1689—93), Theophanes Procopovyĉ (1711 — 15), aliique. [Frequentavano l'Accademia di Vilnius (fondata nel 1578) Lazar Baranovyč e Meletij Smotryckyj. A Roma, nel Collegio di Sant'Atanasio, studiavano Joasaf Krokovskyj (professore nell'Accademia di Kiev negli anni 1689-93), Teofane Prokopovyč (1711-15) e altri.]
[58] Notatu dignum est e Bibliotheca P. Mohylae combusta (1658 et 1665), librum Thomae “de sacramentis” superesse, manu ipsius metropolitae subscriptum. Cf. Макарій Булгаковъ — Исторія кіевской академіи. Санктпетербургъ 1843, 61. [È degno di nota che dalla Biblioteca di P. Mohyla, andata distrutta da incendi (nel 1658 e 1665), sia sopravvissuto un libro di Tommaso “De sacramentis” firmato di pugno dallo stesso metropolita. Cf. Makarij Bulgakov — Storia dell'Accademia di Kiev, San Pietroburgo 1843, 61.]
[59] “...Авторитетъ Ѳомы Акв. ставился высше другихъ” — Д. Вишневскій, Кіевская Академія въ первой половинѣ XVIII ст. Кіевъ 1903, 218. [«...L'autorità di Tommaso d'Aquino era posta al di sopra degli altri» — D. Višnevskij, L'Accademia di Kiev nella prima metà del XVIII secolo, Kiev 1903, 218.]
[60] Bibl. Monaster. S. Michaelis Kiov. Cod. Nr. 1706. [Biblioteca del Monastero di San Michele a Kiev, Codice n. 1706.]
[61] Bibl. Kiov. Sem. Cod. VIII. 1. 62. et VIII. I. 44. Cf. Макарій Булгаковъ — Истор. Кіевской Академіи. [Biblioteca del Seminario di Kiev, Codici VIII. 1. 62. e VIII. I. 44. Cf. Makarij Bulgakov — Storia dell'Accademia di Kiev.]
[62] Bibl. Kiov. Acad. Cod. J. 11. 66. 7. fol. 86. [Biblioteca dell'Accademia di Kiev, Codice J. 11. 66. 7. foglio 86.]
[63] Georg. Konyskij contemptim loquitur de istis commentariis “на смѣтяхъ интерпретовъ”. Vyŝnevskij p. 175. [Georgij Konyskij parla con disprezzo di questi commentari definendoli «sulla spazzatura degli interpreti». Višnevskij p. 175.]
[64] Bibl. Kiov. Eccl. Sophiae Cod. 221. [Biblioteca della Chiesa di Santa Sofia a Kiev, Codice 221.]
[65] v. [vedi] Булгаковъ — И. К. [Istorija Kievskoj Akademii / Storia dell'Accademia di Kiev] 137. Liber scholarius a. 1642—46 omnino sec. Thomae I. theologicam divisus est. ivi, 69. [Il libro scolastico degli anni 1642-46 è interamente diviso secondo la Prima Parte della Summa Theologiae di Tommaso. Ivi, 69.] “Значитъ для составленія своихъ лекцій по богословію профессора Кіевской Академіи, помимо Ѳомы Аквината, знакомились, повидимому, со всею католическою богословскою наукою, развившеюся послѣ Аквината по XVII ст. включительно.” Вишневскій 210/1 [«Significa che per la stesura delle loro lezioni di teologia i professori dell'Accademia di Kiev, oltre che con Tommaso d'Aquino, avevano familiarità, a quanto pare, con tutta la scienza teologica cattolica sviluppatasi dopo l'Aquinate fino al XVII secolo incluso». Višnevskij 210/1.] “У учителей богословія между которыми особенно славился Іоасаф Кроковскій были подъ руками руководственныя книги Петра Льомбарда, Ѳомы Аквината, Дунса Скота і другихъ и по нимъ они составляли свои уроки”. Василій Пѣвницкій — Рѣчъ о судьбахъ богословской науки въ нашемъ отечествѣ. Труды Кіев. Дух. Акад. Кіевъ 1869. т. IV. ст. 160/1. [«I docenti di teologia, tra i quali era particolarmente celebre Joasaf Krokovskyj, avevano sottomano come libri guida i testi di Pietro Lombardo, Tommaso d'Aquino, Duns Scoto e altri, e in base ad essi componevano le loro lezioni». Vasilij Pevnickij — Discorso sui destini della scienza teologica nella nostra patria, in Atti dell'Accademia Teologica Spirituale di Kiev, Kiev 1869, t. IV, pp. 160/1.]
[66] Cf. Palmieri — Theol. orth. 158.
[67] “Irrepsit noviter erronea quorundam opinio dicentium conversionem eucharisticam fieri non per verba Christi: accipite et manducate: hoc est corpus Meum, sed per orationem sacerdotis consecrantis et per verba S. Basilii: “fac Domine, panem hunc honoratum corpus filii Tui…” Bibl. Kiov. Eccl. Soph. Cod. 219. fol. 2v. v. Вишневскій op. c. 223. [“Si è insinuata di recente l'erronea opinione di alcuni, i quali affermano che la conversione eucaristica non avvenga tramite le parole di Cristo: «prendete e mangiate, questo è il mio corpo», bensì attraverso la preghiera del sacerdote consacrante e tramite le parole di san Basilio: «fa', o Signore, di questo pane il corpo onorato del tuo Figlio...»”. Biblioteca della Chiesa di Santa Sofia a Kiev, Codice 219, foglio 2 verso; si veda Višnevskij, op. cit., 223.]
[68] “Deipara Virgo pro nullo unquam instanti contraxit peccatum originale Ita Sacro-sancta Orientalis Ecclesia imo et occidentalis.” Bibl. Kiov. Eccl. Soph. Cod. 221. fol. 205, Cod. 219, fol. 104v. Вишневскій 227. [“La Vergine Madre di Dio in nessun istante contrasse mai il peccato originale. Così ritiene la sacrosanta Chiesa Orientale, e anzi anche quella occidentale”. Biblioteca della Chiesa di Santa Sofia a Kiev, Codice 221, foglio 205; Codice 219, foglio 104 verso; citato in Višnevskij, 227.]
[69] V. Др. Кирило Студинський — Пам'ятки полемічного письменства кінця XVI і поч. XVII в. т. 1. Львів 1906 (Пам'ятки укр.-руської мови і літ. Т. 5.) 264, 284. [Dr. Kyrylo Studyns'kyj — Monumenti della letteratura polemica della fine del XVI e dell'inizio del XVII secolo, vol. 1, Leopoli 1906 (Monumenti della lingua e della letteratura ucraina-rutena, vol. 5), pp. 264, 284.]
[70] “Чи згожаєшся зъ своимь Томашемъ Аквінітомъ, который, реченые Урбановы слова выкладаючи, твердить, же святокупство дѣется такь презъ даючого, яко и презъ беручого рѣчи церковные взглядомь причины, ласки, прихильности, послуги, датку, — а згода учинку всякого, тѣломъ выконаного, и дару всякого, который на пѣнязѣ можетъ быти ошацованый”. [“Sei d'accordo con il tuo Tommaso d'Aquinate il quale, esponendo le citate parole di Urbano, afferma che la simonia si compie sia da parte di colui che dà, sia da parte di colui che riceve i beni ecclesiastici a motivo di una causa, di un favore, di una simpatia, di un servizio, di un dono, — e che vi è l'accordo di ogni azione compiuta con il corpo e di ogni dono che possa essere stimato in denaro”]. Памятки полемической литературы въ Западной Руси Кн. II. (Русск. истор. библіот. т. 7). Петербургъ 1882, 1616. [Monumenti della letteratura polemica nella Russia occidentale, Libro II. (Biblioteca Storica Russa, vol. 7). San Pietroburgo 1882, 1616.]
[71] A. Palmieri — Theol. orth. [Theologia Orthodoxa] 165. Пѣвницкій [Pevnickij] op. c. 171.
[72] “Вмѣсто ученыхъ малороссовъ, заподозрѣнныхъ въ шаткости мысли, въ школу призваны были Греки Лихуды.” [“Al posto dei dotti piccoli-russi [ucraini], sospettati di vacillazione dottrinale, furono chiamati a scuola i greci [fratelli] Lichud”.] Pevnickij op. cit. 172. Simeo Polockyj auctoritate gaudebat, quia imperator discipulus eius erat. Non obstanter eius “Вѣнецъ вѣры” interdictus erat, “потому что сплетенъ изъ вымышленій Скотовыхъ, Аквыновыхъ, Ансельмовыхъ и тѣмъ подобныхъ еретическихъ блядословій”. [Simeone di Polock godeva di autorità poiché l'imperatore era suo discepolo. Ciononostante, la sua opera “Corona della fede” fu proibita «perché intrecciata con le finzioni di Scoto, dell'Aquinate, di Anselmo e di simili ciance eretiche».] Sylvestro Medvedev paenitentia imposita erat. Theologi Mosquenses professionem facere coacti sunt: [A Silvestro Medvedev fu imposta la penitenza. I teologi moscoviti furono costretti a dichiarare:] “что если писали душегубительныя, обманныя словеса, то это произошло отъ книгъ кіевскихъ, отъ прелести латинскія, еже кіевскія новыя книги утверждаютъ” ivi, 171. [«che se avevano scritto parole letali per l'anima e ingannevoli, ciò era derivato dai libri di Kiev, dall'inganno [seduzione] latino che i nuovi libri di Kiev sostengono» ivi, 171.]
Nota di lettura. Le traduzioni in italiano dei testi in lingua originale sono state realizzate appositamente per il presente sito web, al fine di favorire la conoscenza e la diffusione del pensiero del Patriarca Josyf Slipyj. I titoli e le citazioni sono stati mantenuti nella lingua originale; la relativa traduzione italiana è riportata tra parentesi quadre.



